Labirinto di ricordi. Il Padiglione Giappone alla Biennale di Venezia

Chiharu Shiota, The Key in the Hand, fili di lana rossa, vecchie barche, vecchie chiavi.  Foto di Sunhi Mang, courtesy di Chiharu Shiota.

Unmei no akai ito, espressione traducibile con il filo rosso del destino, è il nome attribuito a una leggenda che affonda le radici nel millenario folklore di origine cinese, ben presto propagatasi e sedimentatasi con successo anche nel paese del Sol Levante. Secondo la credenza una divinità, solitamente identificata con Yue Lao, dio lunare e organizzatore di matrimoni, annoda un invisibile cordoncino di colore rosso intorno al dito o alla caviglia degli amanti destinati a incontrarsi in un determinato momento futuro. Peculiarità del filo, che lega con certezza ineluttabile i due innamorati, indipendentemente dal tempo, dallo spazio e dalle circostanze, è quella di essere immune alla rottura: può tendersi o aggrovigliarsi, ma mai rompersi.

Un labirinto di fili rossi è quello che avvolge, con fare voluttuoso e al tempo stesso intimamente poetico, lo spettatore che si addentra negli spazi, realizzati nel 1956 su progetto di Takamasa Yoshizaka, adepto di Le Corbusier, del Padiglione del Giappone presso i Giardini della Biennale, la cui rappresentanza è quest’anno affidata a Chiharu Shiota, superba tessitrice di scenografiche installazioni di grande formato. Il reticolato fitto e intricato si fa generatore di una dimensione avvolgente, immersiva, silenziosamente densa, sorta di moderna cattedrale innalzata non a una divinità, ma a un’esperienza profondamente umana che conferisce un valore spiritualmente alto all’esistenza: quella del ricordo. I fili che pendono dal soffitto, infatti, terminano tutti con delle chiavi depositarie di una memoria individuale che sovrapponendosi a quella dell’artista e a quella dei donatori – le chiavi sono state raccolte dietro richiesta di Shiota dal pubblico di tutto il mondo – si fa memoria collettiva, spettacolare enciclopedia universale cui sono affidati, e che si fa interprete di, sogni, speranze, frustrazioni, aspettative dell’umanità tutta.

Le chiavi assumono un significato ancestrale e antitetico nella simbologia teorizzata dall’artista: oggetti familiari e preziosi cui ci affidiamo per custodire persone e spazi importanti, diventano al tempo stesso strumenti di apertura, concreta e metaforica, verso realtà altre, universi sconosciuti, dimensioni e culture con cui entrare in contatto e da cui lasciarsi suggestionare. Ad accogliere la pioggia di chiavi, una galassia diversificata e composita che risplende in contrasto cromatico all’interno dell’ordito di fili rosso sangue, sono collocate due barche dall’aspetto antico, che, come mani raccolgono nel loro incavo i ricordi individuali per portarli in un altrove immaginifico dove potranno mescolarsi con altri, adempiendo alla funzione attribuita da tutta una tradizione romantica  al viaggio per mare: l’esplorazione, la scoperta, la commistione di stimoli e suggestioni.

La riflessione dell’artista nipponica, residente a Berlino, trascende, metaforicamente e non, lo spazio interno del Padiglione, invadendo anche quello esterno, in cui campeggiano una fotografia di grande formato che vede per protagonista una bambina con una chiave nel palmo della mano, e quattro monitor in cui scorrono video di bambini che, tra risate e confusione, ricostruiscono i ricordi relativi ai momenti immediatamente precedenti e successivi a quello della loro nascita. Gli elementi che plasmano l’articolato universo iconografico dell’artista, prova evidente della sua capacità di dialogare con media differenti, pur appartenendo a una dimensione chiaramente quotidiana e rimanendo facilmente riconoscibili nella loro esteriorità, sembrano spogliarsi della loro funzionalità per ammantarsi di un valore squisitamente simbolico e poetico, fortemente emotivo, connotandosi come tracce e memorie di un vissuto pervaso d’intensa spiritualità.

Padiglione Giappone alla 56. Esposizione Internazionale d’Arte-la Biennale di Venezia.
Artista: Chiharu Shiota
Organizzazione: The Japan Foundation
Padiglione del Giappone, Giardini della Biennale \\ Castello 1260
30122 Venezia

Chiharu Shiota, The Key in the Hand, fili di lana rossa, vecchie barche, vecchie chiavi. Foto di Sunhi Mang, courtesy di Chiharu Shiota.

Chiharu Shiota, The Key in the Hand, fili di lana rossa, vecchie barche, vecchie chiavi. Foto di Sunhi Mang, courtesy di Chiharu Shiota.

Chiharu Shiota, The Key in the Hand, fotografia. Foto di Sunhi Mang, courtesy di Chiharu Shiota.

Chiharu Shiota, The Key in the Hand, fotografia. Foto di Sunhi Mang, courtesy di Chiharu Shiota.

Chiharu Shiota, The Key in the Hand, particolare delle chiavi. Foto di Sunhi Mang, courtesy di Chiharu Shiota.

Chiharu Shiota, The Key in the Hand, particolare delle chiavi. Foto di Sunhi Mang, courtesy di Chiharu Shiota.

Chiharu Shiota, The Key in the Hand, particolare della barca. Foto di Sunhi Mang, courtesy di Chiharu Shiota.

Chiharu Shiota, The Key in the Hand, particolare della barca. Foto di Sunhi Mang, courtesy di Chiharu Shiota.

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