ParameterChant: Brenna Murphy e Kareem Lotfy.

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Partendo dal presupposto che l’arte è sempre stata contemporanea, quella della Future Gallery, forse, vuole esserlo un po’ di più. Tuttavia, anche non volendo elogiare l’operato di questa giovane galleria di Berlino, basterebbe riconoscerle il merito di rappresentare un sentire artistico contemporaneo e di far sì che questo si esprima senza troppi filtri e sovrastrutture. La mostra ParameterChant, ospitata fino al 28 novembre alla Future Gallery a Berlino, è una bipersonale di Brenna Murphy e Kareem Lotfy. Due ricerche termometro e specchio della società che le circonda, quella società alimentata dal consumo crescente e vorace di immagini, codici e dati.

Brenna Murphy (Edmonds, 1986) è una giovane artista americana che vive attualmente a Portland e fortunatamente nota anche in Italia grazie all’interesse dalla Gloria Maria Gallery. La sua ricerca artistica si sviluppa attraverso lo studio e l’utilizzo di software e programmi complessi che le permettono l’elaborazione di geometrie, simboli e pattern che, a loro volta, costituiscono percorsi labirintici che giocano con l’attenzione di chi li osserva. La sua produzione, che difficilmente potrebbe essere immaginata fuori da uno schermo (www.bmruernpnhay.com), si traduce invece perfettamente nelle due installazioni presenti in mostra. Brenna Murphy espone due grandi tappeti tridimensionali composti da specchi, strutture labirintiche e pattern ripetuti. Tuttavia il suo lavoro non si ferma all’estetica new media, ma cerca di coglierne i frutti attraverso un’intimistica esplorazione della stessa. Brenna Murphy, attraverso i suoi “yantra”, si concentra sulla meditazione, sull’ascesi e sulla ricerca interiore.

L’approccio di Kareem Lotfy (Cairo, 1985) è diverso. Assai lontano dalle infinite direzioni percepibili nei lavori della Murphy. Lui, al contrario, parla poco e in maniera concisa come si può facilmente intuire anche dal suo sito: un’immagine fissa che cambia giornalmente ma che presenta un unico fotogramma o un video alla volta. (www.kareemlotfy.info). Per la mostra ParameterChant presenta alcuni vinili, tre stampe e un video 7iji Waterfalls. In quest’occasione la sua riflessione si è concentrata sull’appropriazione della scrittura araba da parte delle strategie pubblicitarie che molto spesso scelgono questa lingua semplicemente per il suo apparente carattere sovversivo. Forse non in uno dei suoi risultati migliori, Kareem Lotfy resta tuttavia un artista interessante e da tenere d’occhio.

Tirando le somme potremmo dire di essere di fronte alla solita mostra new media, una delle tante mostre che iniziano, fortunatamente, a farsi portavoce non più soltanto di un’élite, ma di un sentire artistico più diffuso a cui va dato il giusto spazio che merita. Forse, ciò che il più delle volte ci allontana da questa new media society è il non voler ammettere di farne parte, di esserne ormai quasi dipendenti. Ci innervosiamo se il sito di un artista è confuso e non affatto chiaro; perdiamo la calma quando persino comprendere i testi risulta complesso a causa dei continui input visivi; allora chiudiamo e a gran voce inneggiamo alla chiarezza e alla schematicità del nostro white cube. Finita l’arringa torniamo a scorrere la nostra bacheca facebook, in uno stato di catatonia cerebrale, passando in rassegna immagini, gifs e video senz’audio.

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ParameterChant, Kareem Lotfy, Brenna Murphy, Installation View, Future Gallery 2015

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ParameterChant, Kareem Lotfy, Brenna Murphy, Installation View, Future Gallery 2015

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ParameterChant, Kareem Lotfy, Brenna Murphy, Installation View, Future Gallery 2015

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ParameterChant, Kareem Lotfy, Brenna Murphy, Installation View, Future Gallery 2015
 
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ParameterChant, Kareem Lotfy, Brenna Murphy, Installation View, Future Gallery 2015 
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Alberta Romano

Alberta Romano (Pescara, 1991) è laureata in Storia dell'Arte all'Università di Roma la Sapienza e in Pratiche Curatoriali presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Vive a Milano dove lavora come curatrice stabile per t-space, social-media manager di Artshell e contributor per Juliet Art Magazine. E' tra gli studenti di CAMPO16, il master curatoriale della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e ha precedentemente collaborato come assistente per la Galleria Chert di Berlino, per Claudio Guenzani e per Viafarini DOCVA a Milano.

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