The future need us! PAV- Das Grüne Zelt

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Un’arte che non può modellare la società e influenzare la domanda del capitale, non è arte. Dall’incapacità di risolvere problematiche ecologiche, dal fallimento, o dall’eclissi di quelle cosiddette ‘pratiche politiche fatte dai politici’, qui una nuova forma sociale di una natura locale, un modello di attivismo come pratica sociale e molecolare: l’appropriazione del post-mediale come reinvenzione soggettiva, artistica (cfr. F. G.). Ciò che definisce una certa pratica è l’azione propulsiva a venire, l’autogoverno, l’autonomia, l’etica linguistica che affronta.

Beuys torna, e ci sembra così presente , ritroviamo tutte le nature, tutti gli habitat ancora focolai di distruzione, la nozione, direbbe Virilio, di spazio come stress permanente:

eliminiamo la cultura intellettuale, commercializzata, spurghiamo il mondo dall’arte defunta, SPURGARE IL MONDO DALL’EUROPANISMO! (G. M.)

Un’intensità barbara, un concatenamento di percezioni e linee da opporre all’oggetto, al prodotto, al commercio; sostituire il museo col temporaneo, l’identità coi corpi in rivolta, il prodotto con il linguaggio. In altre parole: critica della vita piuttosto che creazione di vita, una critica vorace, che consiste nel non fuggire dall’arte ma nel trascinarla con sé, nel reale, nello scontro. Ad esempio Verwoert si sofferma sul racconto della pratica pedagogica di Beuys, “progressista e provocativa”: durante una cerimonia alla Kunstakademie, accolse uno studente abbaiando per 10 minuti al microfono.

Valentina Dell’Aquila

Il concetto di arte sarà esteso in senso antropologico come architettura sociale, creata da più persone. Beuys si manifesta fisico, concreto nella lotta: attivista, ecologista, lucido, dichiarativo, pretendente. Il trapianto delle celebri 7000 querce, l’ideazione di un manifesto che incorpora il concetto di stato umano ideale (Eurasia), per un’aspirazione all’illimitatezza, all’anti-dogma. La presa di posizione, il gesto, la reazione, l’autodeterminazione, sono già coscienza di un agire invisibile. Il suo richiamo è codice di un’anti-passività, di un continuo risveglio all’azione individuale, legato a processi inclini e coniugati da modalità vitalistiche e romantiche. Ricorderemo la ‘scultura sociale’ ricavabile solo tramite un’azione riformativa priva di oppressione, costruita su un processo di abolizione della legislazione occultante, gerarchica, unidirezionale e selettiva attraverso il dispositivo stesso dell’educazione e formazione (approccio accademico libertario, liberato: ‘il metapartito educativo’, una Libera Università Internazionale per la Creatività e la Ricerca Interdisciplinare. Anti-formale anche nel dato politico l’equazione sillogistica riguardava un cortocircuito di identificazione dei concetti di uomo=vita=arte=politica=vita=uomo.

La Tenda Verde (Das Grüne Zelt), in occasione della trentennale scomparsa di Beuys, è terzo e conclusivo capitolo della trilogia al PAV, e chiude ciclicamente il progetto tentato con Earthrise. Visioni pre-ecologiche nell’arte italiana (2015) e EcologEast. Arte e natura al di là del Muro (2016); adesso si esemplifica in un conduttore di coscienza, in una corrispondente azione visiva di una natura (questa europea degli anni ’70), relazionata a pratiche legate all’interdipendenza tra artificio e biologia.

Il titolo stesso fa riferimento a quest’etica beuysiana che è sensibilità e ‘cura’, consapevolezza dell’ambiente, sin da quando lo si vide prendere parte del movimento tedesco dei Verdi. La tenda verde divenne ed è, pertanto, simbolo di quel dato momento contestuale, dalla sua prima apparizione nell’80, presso la Gustaf-Gründgens-Platz di Düsseldorf; eretto dunque a incarnare un punto concreto e ideale di incontro, di scambio e discussione di ciò che concerneva la campagna elettorale dei Verdi. La diffusione sempre più imminente e ramificata di una coscienza in termini di urgenza e azione rigenerativa dello spazio, viene consolidata e affermata dalla proiezione artistica. Un’arte, questa, primordiale, atavica; un dialogo di condensamento attraverso la ‘Terza Via’, ovvero i rapporti sacrali intra-natura-uomo ed intra-umani, e che muove per una liberazione assoluta.

Vanessa Ignoti

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Das “Grüne Zelt” der Grünen Düsseldorf, 1980, 13 x 18,5 cm cad. Courtesy Archiv Grünes Gedächtnis.

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Das “Grüne Zelt” der Grünen Düsseldorf, 1980, 13 x 18,5 cm cad. Courtesy Archiv Grünes Gedächtnis.

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We won’t do it without the rose, 1972, manifesto edito da Edition Staeck, Heidelberg, foto: Wilfred Bauer, stampa offset a colori su cartoncino, 83,6 × 59,3 cm. Courtesy Collezione Palli.

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