Pavillon Social Kunstverein – intervista ai curatori

Paola Anziché, Vedere con le mani, PsK

Pavillon Social è un nuovo progetto no-profit per l’arte contemporanea, con sede a Lucca. Attraverso mostre, lectures, collaborazioni e altri strumenti d’indagine si propone come piattaforma in progress per la promozione di pratiche, idee e progetti artistici di interesse internazionale. Abbiamo chiacchierato con gli ideatori del progetto per scoprire più nel dettaglio questa curiosa realtà indipendente.

Come nasce e cos’è Pavillon Social Kunstverein?
Pavillon Social Kunstverein è stato fondato nel 2011 da Paolo Antognoli Viti e Alessandro Nucci, a cui si aggiungono in seguito Chiara Chelotti, Ester Mazzoni e Jessica Grasse, come spazio dedicato all’arte contemporanea. I fondatori recano identità culturali e professionali differenti, e ognuno ha subito potuto definire il proprio ruolo: curatela, critica, grafica, relazioni con gli artisti e con i media; il nostro spazio non nasce come galleria o come altri spazi istituzionali. Piuttosto che uno spazio fisico è una piattaforma, un progetto dedicato all’arte contemporanea nell’ambito del no-profit, e quindi completamente slegato dalle logiche del mercato. PsK è quindi un’attività legata prevalentemente alla produzione artistica, a fare cultura, cercando di parlare una lingua contemporanea, di collocarsi nella realtà culturale e territoriale presente, di promuovere artisti e produzione di opere che si adattino istantaneamente allo spazio deputato e allo spirito dei tempi senza essere influenzati dalla necessità di dover vendere un’opera d’arte o di dover per forza presentarsi con una marca indelebile del proprio operare. Sostanzialmente lasciamo liberi i nostri ospiti di esprimersi e di sviluppare un progetto, talvolta partecipando in modo diretto nella genesi stessa del lavoro.

Com’è nata l’idea di aprire uno spazio espositivo a Lucca? E’ una città che agevola l’apertura di spazi giovani e indipendenti?
Lucca è una città medieva circondata dalle mura; una città economicamente forte e amante, nei secoli della propria indipendenza. Fin dal medioevo mercanti, banchieri, artigiani, imprenditori e semplici migranti si sono spinti nelle parti del mondo più remote mantenendo sempre un legame con la città. Ma nel corso del tempo si è fatta sempre più conservatrice, poco interessata alla ricerca artistica più giovane, più propensa a una cultura artistica mainstream, di grandi nomi e grandi eventi, che facilitino maggiore flusso di denaro e un accentramento dei progetti e delle decisioni in poche mani. Non ci attendevamo alcun aiuto da parte delle istituzioni. Difatti non abbiamo neppure cercato sovvenzioni o appoggi istituzionali per restare completamente liberi e svincolati nelle scelte curatoriali. E’ uno spazio no-profit, autofinanziato, che conta unicamente sulle forze dei suoi sostenitori. Credo che in questo senso siamo un unicum a Lucca e forse in Toscana. Non abbiamo alle spalle neppure aziende di famiglia purtroppo. La nostra idea era di dimostrare che si potevano realizzare progetti anche senza nessuno alle spalle. E che anzi il nostro sacrificio economico e di tempo ci rendeva liberi di scegliere (pur nella misura delle nostre possibilità), cercando la collaborazione di artisti e ricercatori che stimiamo e con i quali condividere progetti di comune interesse. Senza che il nostro rapporto passi dal modello economico. Spesso non nasce neppure da un circuito di amicizie. Ci conosciamo nel corso del lavoro. Ci concentriamo sul piacere del progetto con le forze che abbiamo. Ci piaceva creare uno spazio nomade, migrante, in uno spazio provvisorio, un luogo un po’ segreto, poco appariscente – che fa parte dello stile più antico di questa città. Una delle nostre fonti d’ispirazione erano i figurinai, quei migranti che nei secoli scorsi partivano dalla montagna lucchese per vendere in tutto il mondo delle figure di gesso, sculture trasportabili o riproducibili con calchi in laboratori improvvisati. Per questo la mostra di Nora Schultz, bellissima, che era la prima mostra di Pavillon era interamente dedicata ai figurinai. Pavillon venne chiamato, assieme a Nora, per gioco, Migrante Kunstverein o pavillon prét-à-migrér. Lucca ha moltissime potenzialità, ma non agevola affatto progetti come il nostro. Più fortunata la storia dei ragazzi che hanno creato il Lucca Film Festival, amici con cui collaboriamo. Ma si tratta di cinema e non di arte contemporanea, che ha meno attenzione mediatica. Il nostro fine era mettere in contatto qualcosa di autenticamente locale con l’arte internazionale più di ricerca. E in questo siamo riusciti a chiudere un primo capitolo che speriamo di raccogliere in un libro. Il pubblico di Pavillon social è locale soltanto per metà. L’altra parte viene apposta a Lucca per le mostre, da Firenze, Livorno, Milano o Roma. Speriamo in futuro di incontrare un pubblico lucchese più ampio, interessato al gusto e alle problematiche artistiche più vicine alle nostre. Ci piacerebbe comunicare meglio con la città dove sostanzialmente viviamo. E ci impegneremo a farlo.

Come reagisce quindi il pubblico italiano e internazionale alle iniziative e ai progetti sperimentali di Pavillon social?
Piuttosto bene. E’ un pubblico che viene intenzionalmente, che è motivato. Da parte nostra, finora, non abbiamo mai fatto concessioni a un pubblico svogliato. Volevamo che chi venisse a visitarci fosse motivato – il che è in controtendenza assoluta rispetto a quanto accade. Ma, questo poi ci lega molto ai nostri visitatori. Si crea un rapporto molto piacevole e duraturo.

Come avviene la selezione degli artisti e dei progetti?
Seguiamo semplicemente gli artisti che ci piacciono. Raccogliamo materiali anche per molto tempo. A volte non riusciamo a conoscere un artista né (spesso per motivi economici) a realizzare un progetto. Altre volte si… Il nostro interesse è fondamentalmente focalizzato sulle dinamiche migratorie e tutte le conseguenze che esse comportano; un aspetto legato sia alla storia locale che ai cambiamenti in atto a livello globale. Attraverso questo tipo di indagine cerchiamo di avvicinare gli artisti e altri ricercatori a creare un punto di contatto tra il loro lavoro e la storia del luogo in cui esponiamo; e attraverso gli artisti cercare di avere un nuovo specchio in cui vederci riflessi. Nelle mostre precedenti, ma soprattutto in quella corrente “Vedere con le mani” di Paola Anziché è evidente il rapporto tra lo spazio e il concetto di identità culturale, ma soprattutto la ricerca artistica della realtà formativa.

Nei progetti precedenti, ma soprattutto nell’ultimo di Paola Anziché’ “Seeing with our hands”, il rapporto con lo spazio e il concetto d’identità culturale è evidente, oltre a una ricerca artistica interessata alla sua realtà formativa. Perché avete deciso di lavorare su un argomento così attuale e come vi trovate a dover confrontarvi quotidianamente con una materia così soggettiva?
Anche le radici crescono. La nostra idea è quella di osservare e indagare la trasformazione delle culture e la loro costruzione, attraverso i tempi e i luoghi, attraverso le lenti della ricerca artistica; senza concepire l’arte e gli altri campi della realtà come qualcosa di separato. Coloro che hanno inventato le geografie sono spesso scrittori e artisti. Si pensi agli scrittori di viaggio, o a Pascoli che qui vicino reinventa Barga e ne fa il suo nido, D’Annunzio inventa la Versilia come unico paesaggio dalle Alpi al mare, Puccini reinventa l’Oriente tra Lucca, Viareggio e il Lago di Massaciuccoli; senza parlare della pittura e del cinema… Il nostro lavoro in questo senso scopre una geografia e una storia sommersa, che diventa visibile solo grazie al punto di vista originale degli artisti – i quali spesso neppure lavorano sul tema, ma costruiscono lenti nuove attraverso cui guardare.

PSK sono: Paolo Emilio Antognoli Viti, Alessandro Nucci, Jessica Grasse, Chiara Chelotti ed Ester von Sauer. Maggiori Info qui Pavillon Social 

Alvaro Urbano, the ghost & the host, PsK

Alvaro Urbano, the ghost & the host, PsK

Derek Di Fabio, Silent polo biker of another season, PsK

Derek Di Fabio, Silent polo biker of another season, PsK

Shannon Bool, installation view, PsK

Shannon  Bool, installation view, PsK

Nora Schultz, installation view, PsK

Nora Schultz, installation view, PsK

 
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