Peace is a fire. Il racconto di Pennacchio Argentato

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Pasquale Pennacchio (Caserta, 1979) e Marisa Argentato (Napoli, 1977) lavorano insieme dal 2000 come Pennacchio Argentato indagando tematiche legate all’attualità, realizzano dispositivi autonomi capaci di riflettere sul rapporto tra oggetto e forma, materia e contenuto attraverso tecniche sperimentali che di volta in volta vengono adattate alle differenti vicissitudini progettuali. In questa intervista si raccontano in occasione dell’ultima mostra personale presso la neonata – ma già molto attiva – Galleria Acappella di Napoli.

Peace is a fire è il titolo della vostra ultima mostra personale in corso fino al 14 maggio presso la Galleria Acappella di Napoli. Mi raccontereste la genesi del progetto?
La genesi dei nostri progetti è di solito molto complessa perché all’inizio non sappiamo mai quale sarà il risultato a cui approderemo sia in termini concettuali che formali. Cerchiamo volontariamente di perderci seguendo le nostre suggestioni e stimoli che accumuliamo quotidianamente. Non partiamo mai da certezze e stranamente nel caos riusciamo a trovare delle soluzioni sia formali che concettuali, questo ci da la soddisfazione e la forza per continuare la nostra ricerca. Siamo sempre stati affascinati dalle immagini dei ghiacciai per la loro bellezza scultorea e sublime, in particolare dal fatto che sia una forma in continua trasformazione dovuta allo sciogliersi graduale fino a liquefarsi. Abbiamo cercato di ridare un corpo materico a queste fotografie, inspirandoci alla tecnologia che trasforma un’immagine fotografica in una fisica ricostruzione 3d. Per la video-scultura, invece, “Peace is a Fire”, che è anche il titolo della mostra, la frase viene da un libro di aforismi buddisti scritti da Bikshu Sangharakshita, mentre la proiezione è costituita dal video game “Call of Duty: Black Ops III”. A parte il contrasto evidente tra il significato della scritta e il contenuto del video game, entrambe le visioni richiedono una “immersione totale” e comprimendole in uno stesso corpo si crea uno strano sfaldamento percettivo, per cui se ci si focalizza sul video game non si riesce a leggere la scritta e viceversa, è una sorta di oggetto complesso dove testo e immagini in movimento si celano e si manifestano a vicenda.

Oltre a una forte matrice concettuale l’esposizione mi sembra si strutturi attorno a opere realizzate con una tecnica sperimentale che avete perfezionato nel tempo. In quale percentuale un artista ha bisogno della tecnica e quanto del concetto?
Pensiamo che non ci sia una regola di percentuali tecniche o concettuali da applicare al lavoro di un artista. Nel nostro caso potremmo dire che le due si bilanciano e si completano a vicenda, c’è un dialogo senza che l’una prevalga sull’altra. Nel nostro processo creativo sia la forma che il concetto emergono dalla pratica del fare, non c’è un concetto a priori che predomina sulla forma o viceversa. Negli ultimi 5 anni abbiamo sperimentato una nuova tecnica di trasferimento delle immagini da una fotografia a un oggetto tridimensionale, anche questo per noi non è una mera tecnica ma ha un valore concettuale nella trasformazione e trasmissione dell’immagine stessa e di come questa si modifichi nel passaggio di “stato”, in questo senso la tecnica di produzione è significante e informa la parte più narrativa del lavoro.

Come si pone la vostra ricerca rispetto ai grandi temi globali affrontati dalla mostra?
Siamo molto sensibili ai temi trattati e pensiamo che la natura non sia solo una risorsa o un contenitore. La natura siamo noi stessi, con la nostra storia e con il nostro sistema economico. Trasformando la natura trasformiamo noi stessi. A tal proposito Jason W.Moore ha elaborato un pensiero radicale e rigoroso – che avalliamo pienamente – definendo un nuovo paradigma per l’ecologia mondiale.

In che modo e in qual misura la meditazione zen e le filosofie a essa connesse trovano riscontro nella vostra pratica quotidiana?
La meditazione è un business da milioni di dollari, ma anche una pratica antica e sacra, come tale perciò esprime una saggezza accumulata nei secoli. La pratica del “Mindfulness” oggi viene usata da multinazionali come Google, Adobe, Ford, Goldman Sachs per incrementare la produttività. La ricerca scientifica ha provato che la meditazione aiuta ad aumentare la capacità di concentrazione e il rilascio di stress, rafforzando il sistema immunitario e creando nuove connessioni nella struttura del cervello. Storicamente la meditazione non era mai stata adottata per raggiungere scopi materiali ed in questo senso è impressionante vedere come il capitalismo l’abbia trasformata in un ulteriore modo di strumentalizzare la nostra vita ai fini della produttività.

Lavorate ormai in coppia dal 2000 e vivete in due città, anzi in due nazioni diverse, come riuscite a conciliare i vostri impegni personali con quelli lavorativi?
Abbiamo sempre lavorato così perché dobbiamo rispondere a delle necessità legate al vivere quotidiano, certo sarebbe più comodo vivere e lavorare nello stesso posto, ci auguriamo che in un futuro prossimo saremo capaci di permettercelo … Siamo sopravvissuti alla necessità di lavorare a distanza grazie alla tecnologia, in un altro secolo non sarebbe stato possibile.

Che programmi e quali progetti avete per il futuro?
Abbiamo in programma di continuare a lavorare come abbiamo fatto negli ultimi 15 anni. Il nostro lavoro non dipende dalle dead-line delle mostre ma dalla volontà comune di condurre le nostre ricerche in totale libertà e senza condizionamenti capaci di influenzare i nostri campi d’indagine.

Pennacchio-Argentato.-Deep-Inner-Stillness-2016.--Epoxy-resin,-digital-image-transfer.-Courtesy-Galleria-Acappella.-ph.-Danilo-Donzelli

Pennacchio Argentato. Deep Inner Stillness 2016.  Epoxy resin, digital image transfer. Courtesy Galleria Acappella. ph. Danilo Donzelli

Pennacchio-Argentato.-Drift-more-deeply,-more-easely...,-2016-cm-135x90x30.-Epoxy-resin,-digital-image-transfer.-Courtesy-Galleria-Acappella.-ph.-Danilo-Donzelli

Pennacchio Argentato. Drift more deeply, more easely…, 2016 cm 135x90x30. Epoxy resin, digital image transfer. Courtesy Galleria Acappella. ph. Danilo Donzelli

Pennacchio-Argentato.-Peace-is-a-fire-inst.-view.-Courtesy-Galleria-Acappella.-ph.-Danilo-Donzelli

Pennacchio Argentato. Peace is a fire inst. view. Courtesy Galleria Acappella. ph. Danilo Donzelli

Pennacchio-Argentato.-The-Healing-Smile,-2016-130x90.--Epoxy-resin,-digital-image-transfer.-Courtesy-Galleria-Acappella.-ph.-Danilo-Donzelli

Pennacchio Argentato. The Healing Smile, 2016 130×90.  Epoxy resin, digital image transfer. Courtesy Galleria Acappella. ph. Danilo Donzelli

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Gino Pisapia

classe 1981, è critico d’arte e curatore indipendente. Il suo interesse principale si rivolge all'indagine, alla ricerca e all'approfondimento delle più recenti esperienze artistiche, legate alle infinite possibilità del contemporaneo. Il suo approccio alla curatela si muove tra innovazione e tradizione, tra antropologia e sociologia ma anche tra musica, cinema e performance. Tali interessi hanno orientato negli anni la sua ricerca verso obiettivi differenti capaci di mettere in luce una pratica curatoriale che accentra il concetto di collaborazione e costruzione dell'esposizione in stretta relazione con gli artisti.

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