Pensiero Volante Non Identificato

Lino Stranigs,  Pensiero volante nell'alt(r)o dei cieli, 2014

Abbiamo incontrato Lino Strangis fra una tappa e l’altra di “Pensiero Volante Non Identificato”, quello che lui ama definire un “concept show itinerante”. L’artista multimediale è infatti partito due mesi fa dalla sua città natale Lamezia Terme per raggiungere molte importanti città italiane ed estere. “Pensiero Volante Non Identificato” rappresenta una visione del tutto inedita del futuro, attraverso una ricerca bi e tridimensionale, con la quale Strangis ci proietta in dimensioni profonde oltre ogni confine della mente e del tempo.

Lino Stranigs,  Pensiero volante nell'alt(r)o dei cieli, 2014

Lino Stranigs,  Pensiero volante nell’alt(r)o dei cieli, 2014
 

Come nasce l’idea di “Pensiero Volante Non Identificato” e il suo progetto di tournè?
Dopo quasi un decennio dalla mia prima personale, ho sentito l’esigenza di fare un bilancio della mia ricerca artistica e intellettuale. Ho cercato di elaborare un concept che potesse in qualche modo contenere un compendio di quanto abbia cercato di far emergere finora. Mi sono venute in mente le parole di Nietzsche: ”Bisogna avere il caos dentro per partorire una stella danzante”, e ho trovato che avesse molto a che fare con un qualche mio carattere originario. “Pensiero Volante Non Identificato” è l’atteggiamento mentale che l’umanità dovrebbe applicare per evitare di proseguire nella deriva che attualmente stiamo conoscendo. Ho deciso d’impegnarmi in una tournè  perché l’installazione stessa è modulare e pensata per riadattarsi a seconda del luogo che la ospita. Anche le  opere che la compongono subiscono delle variazioni di volta in volta. Un progetto vivo, in progress, in viaggio, in movimento, in continuo cambiamento, insomma una “stella danzante”.

Lino Strangis, Panoramica istallazione ambientale, 2014

Lino Strangis, Panoramica istallazione ambientale, 2014
 

Le immagini dei tuoi ultimi video sembrano ricercare un nuovo futuro, pensi che il presente che viviamo sia già superato?
Credo che nel presente convivono il passato e il futuro, in quanto il libero pensiero è capace di andare oltre i limiti mentali che nelle varie epoche tengono la maggior parte delle persone in un rassicurante recinto: dentro al recinto il presente è fatto soprattutto di conservazione del passato e non di costruzione del futuro. Dal punto di vista dell’artista, anche il suo personale e intimo presente, deve essere uno stato di cose perennemente superabile altrimenti viene meno un sano processo di sviluppo.

Lino Strangis, Pensiero volante non identificato, 2014

Lino Strangis, Pensiero volante non identificato, 2014
 

Che rapporto hai con le nuove tecnologie con le quali crei le tue opere e alle quali fra l’altro lo scorso anno hai dedicato il volume “La Videoarte nel mondo del software”?
Come ha scritto molti anni fa Bill Viola ogni strumento è una tecnologia, la matita o la pietra puntuta con cui posso tracciare il più semplice dei segni. Il computer è per me la super-macchina, il metamedium in cui sono andate a confluire la maggior parte delle tecnologie precedenti. Con nessun altro strumento potrei lavorare con così tante possibilità sull’immagine e sul suono. Non m’interessa la novità fine a se stessa, ma il linguaggio e le possibilità che ci sono di ampliarne continuamente i confini tramite interpretazioni originali del modo d’uso degli strumenti a disposizione. E’ l’originalità linguistica ad avere peso culturale, il modo in cui la tecnologia viene applicata e il suo “senso”, non la tecnologia in sé.

Lino Strangis, The endless quest of knowledge and freedom, 2014.

Lino Strangis, The endless quest of knowledge and freedom, 2014
 

La tua formazione viene dalla scuola dei grandi pionieri della videoarte (hai collaborato anche con Robert Cahen), ma pensi che oggi ci possono essere delle nuove avanguardie nel campo delle arti digitali?
Nelle varie epoche le avanguardie hanno avuto l’attitudine a rivisitare continuamente i vari linguaggi in tutte le direzioni sorvolando progressivamente su tutti i limiti apparenti, sulle pregiudicate contraddizioni, aprendo nuovi orizzonti. Questo si può fare all’infinito e di certo diviene particolarmente interessante e potente quando ci si muove in un contesto nuovo e ancora tutto da scoprire come il digitale.

Lino Strangis, The endless quest of knowledge and freedom 2, 2014

Lino Strangis, The endless quest of knowledge and freedom 2, 2014
 

Sei artista, curatore, docente, critico, musicista, qual è il ruolo che ti senti più addosso?
Tutti e nessuno ma soprattutto tutti! Io sono una bestia ibrida, costantemente predisposta a ibridazioni. Facendo riferimento alla mia formazione ufficiale sarei un critico, ma in verità ho studiato da critico per essere più autocosciente. Mi piace pensarmi come una sorta di filosofo delle forme, poeta delle immagini e del suono, performer dell’intermedialità dei linguaggi.

Maurizio Marco Tozzi

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Giornalista dal 1993, si laurea in Cinema e Immagine Elettronica all'Università di Pisa e si specializza in Net Art e Culture Digitali all'Accademia di Belle Arti di Carrara. Da anni cura mostre d'arte contemporanea con particolare attenzione alla media art.

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