Per Kirkeby

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Per Kirkeby ha partecipato per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 1976, tornandoci nel 1993 con una personale e nel 1982 ha partecipato a Documenta VII a Kassel con una scultura in mattoncini rossi, (la prima è del 1966 alla quale molte altre seguiranno lungo vari decenni). Questi sono gli anni del suo lavoro che si affianca a quelli di Joseph Beuys e Jörg Immendorf, con essi partecipa ad alcune performances e in questi anni espone per la prima volta una serie di sculture.

Dagli anni ’80 comincia il suo intenso lavoro di pittore che la mostra al Museo d’arte di Mendrisio documenta con grande ricchezza. É “quella personale stagione lirico-informale, strettamente legata ai paesaggi esplorati durante i suoi lunghi viaggi e caratterizzata da impressionanti dipinti di grande formato, che Kirkeby sviluppa – in una ricerca ininterrotta fino alle ultime opere del 2012 – dopo essere stato tra i protagonisti delle nuove tendenze espressive degli anni Settanta unitamente a Gerhard Richter, Sigmar Polke, A.R.Penck, Markus Lüpertz, Georg Baselitz e dopo un forte interesse per l’arte minimalista e un iniziale avvicinamento a Fluxus e alla Pop Art. La svolta verso una pittura più materica e informale comincia a partire dal 1980 circa, anno che segna l’inizio di uno sviluppo costante, profondo e ragionato di un personalissimo linguaggio pittorico, fortemente ispirato dalla natura.”

Ma per tornare alle radici bisogna dire che, nato a Copenaghen nel 1938, studia e si laurea in geologia artica alla locale Università: in quest’ambito partecipa a numerose spedizioni in Groenlandia, Circolo polare artico e America centrale. Questo primo, mai abbandonato interesse scientifico, si tramuta in una continua collaborazione con il Geologisk Museum di Copenaghen culminante nella decorazione dell’atrio e dello scalone d’ingresso e nella collocazione, nel cortile d’entrata, di un frammento di meteorite portato dalla Groenlandia al termine di una spedizione. La sua formazione e l’interesse per il campo della geologia è da considerarsi fondamentale alla comprensione dell’intera sua futura produzione artistica. Ma lo caratterizza soprattutto sua poliedrica produzione: è contemporaneamente pittore e geologo, ma anche poeta, scultore, creatore di opere in bilico tra la scultura e l’architettura, pubblica romanzi e una serie particolarmente ricca di saggi sull’arte. Scenografo per il teatro, collabora con il Teatro Reale di Copenaghen e il New York City Ballet, per i cui spettacoli crea costumi e scenografie, realizza numerosi film, e collabora con Lars von Trier alla realizzazione dei titoli nei singoli capitoli del film Breaking the Waves (“Le onde del destino”). Come scrittore d’arte, pubblica testi su grandi artisti del passato che l’hanno particolarmente interessato e coinvolto come Turner, Friedrich, Delacroix, Cézanne, Rodin, Munch, Schwitters, Jorn.

L’opera pittorica è caratterizzata quindi sia dalle sua conoscenza del contesto storico, delle precedenti ricerche e dei vari passaggi della storia dell’arte del ‘900, e dell’ampia cultura trasversale. É un Rotko verticale, potremmo dire, per quelle sue campiture che si accostano come le faglie delle rocce che ha studiato. Lo scavo del terreno corrisponde allo scavo nell’anima. La sensibilità per il colore porta ad accostamenti inattesi. Il segno che si innesta sulle campiture di colore di cui sopra è ancestrale e protostorico. Una ricerca continua che va di pari passo con le altre e con i riconoscimenti costanti per cui nel 1994 prende parte alla Biennale di San Paolo (Brasile). E ancora una sua personale ha luogo alla Galleria Nazionale di Praga. Nel 1998 la grande personale alla Tate Gallery di Londra, dove tornerà con una grande mostra nel 2009, e presso il Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen di Düsseldorf. Nel 2000 realizza 8 grandi sculture in bronzo per il Parlamento di Berlino, nel 2004 porta a compimento la decorazione della rotonda presso il Museo Geologico di Copenaghen. Espone in Cina, Belgio, Norvegia. Nel 2011 viene nominato Membro della Royal Academy of Arts di Londra. Molte delle opere di Per Kirkeby sono custodite nelle prestigiose collezioni di alcuni dei più importanti musei internazionali, dal Metropolitan e il MOMA di New York al Centre Pompidou di Parigi e la Tate Gallery di Londra. Sue sculture si trovano in Germania, Danimarca, Spagna, Olanda, Irlanda, Scozia, Svezia e Italia.

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Per Kirkeby, Senza titolo, 1999. Olio su tela, 200 x 300 cm. Courtesy Galerie Knoell, Basilea

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Per Kirkeby, Winter III, 1985. Olio su tela, 200 x 130 cm. Galerie Michael Werner, Berlino

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Per Kirkeby, Verkostung, 1999. Olio su tela, 200 x 150 cm. Galerie Michael Werner, Berlino

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