“Perché non muore il fuoco”, retrospettiva di Tina Modotti

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Proseguono le retrospettive fotografiche curate da Silvana editoriale per Palazzo Madama di Torino, dopo il successo riscontrato con Eve Arnold, la storia di un’altra donna anima le sale della suggestiva corte medievale: Tina Modotti. Una donna sensuale e sensibile, energica e malinconica, una “grande fotografa” che, secondo Frida Khalo in ¡Viva la vida! di Pino Cacucci , “ritraeva la vita in tutto il suo dolore, in tutta la sua ingiustizia”.

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 Anonimo, Tina Modotti a San Francisco, USA, 1920 ca.
 

La mostra è articolata come un racconto per immagini che scoprono le pieghe della vita della Modotti come donna e poi come artista, dai suoi primi approcci all’arte drammatica al vero fare fotografia. Una fotografia, la sua, pulita, ragionata, essenziale, ma nello stesso tempo profondamente animata da quell’essenza vitale che caratterizza il genere femminile. Tina viene così mostrata in tutto il suo splendore prima attraverso gli occhi del suo maestro e compagno Edward Weston, di cui si susseguono primi piani, perfetti dettagli, scene di posa che ricordano le ninfe nijinskiane e scatti rubati. In una delle fotografie esposte colpisce lo sguardo intenso della “grande fotografa”: due occhi lucidi e profondi come due pozzi che aprono un varco attraverso la mente, in lei vi è vita, amore, dolore e passione. Ed è proprio il filo della passione che porta Weston a ritrarre la pallida bellezza delle curve di Tina, la più bella serie di nudi del fotografo, da cui traspare la naturale sensualità della sua musa.

Tina Modotti, Fili del telegrafo, Messico, 1924 ca.

Tina Modotti, Fili del telegrafo, Messico, 1924 ca. 
 

La seconda metà della mostra è invece dedicata agli scatti di Tina che riprendono la visione formalista di Weston, di cui reinterpreta gli stessi soggetti da un punto di vista più poetico e soggettivo, situando così l’oggetto dello scatto in un’ambientazione umanizzata. Così i fiori si animano in un gesto di stupore (si veda “Gigli”) le pieghe del tessuto vengono accostate alla geometria delle architetture e al susseguirsi di rose e bicchieri che presentano reminescenze del decadentismo e dell’estetica simbolista. Seguono una serie di scatti dedicati alle “mani”: le mani di un burattinaio intento a muovere i fili di un fantoccio di legno, le mani di sua madre Assunta Modotti e molte altre; come una chiromante moderna cerca di catturare l’essenza stessa della vita attraverso la posizione delle mani. La mostra ripercorre dunque l’ideologia artistica e i momenti salienti della vita di questa poliedrica artista (modella, attrice e fotografa), pertanto non poteva mancare il suo avvicinamento al comunismo attraverso scatti studiati, come le varie rappresentazioni artistiche raffiguranti la falce e il martello, ma anche la macchina da scrivere e le foto dei comizi che ne determinano il suo impegno politico come reporter e l’inizio della sua amicizia con la già citata Frida Khalo, moglie di Diego Rivera e pittrice surrealista messicana.

Tina Modotti, Macchina da scrivere, Messico, 1928

Tina Modotti, Macchina da scrivere, Messico, 1928 
 

Come donna non poteva che lasciarsi affascinare dal volto stesso delle donne di varia estrazione sociale, in posa o al lavoro, cercando di mettere a nudo i loro sentimenti e ponendo così a confronto le linee dei visi ritratti; interessante in questa sezione è il confronto tra l’espressione di una bambina povera davanti alla porta di casa e lo scatto che ritrae una bambina bionda in posa accanto a un airone bianco impagliato, due immagini lontane eppure essenzialmente identiche.
La mostra termina con alcuni scatti del 1930 relativi al suo viaggio a Berlino, dal taglio graffiante, come il particolare di una donna incinta con un bambino, le suore che passano accanto a una statua discinta o la tenerezza e la complicità che trapela da una coppia di anziani allo zoo. Una vita, quella di Tina Modotti, dedicata all’impegno politico, all’arte e alla passione per la vita, che i curatori stessi hanno celebrato riproponendo i versi che Pablo Neruda le dedicò per la sua morte, affinché il fuoco della sua arte non si spegnesse mai.

Riposa dolcemente sorella.

Tina Modotti. Perché non muore il fuoco.
01/05/2014 – 05/10/2014
Torino, Corte medievale di Palazzo Madama
www.palazzomadamatorino.it
www.silvanaeditoriale.it

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Noemi Eva Cotterchio, vive e lavora a Torino, laureata in Culture Moderne Comparate presso l’università degli studi di Torino, si dedica alla critica e alla “comparazione” delle arti in quanto frutto della passione umana. Attratta da ogni forma d’arte possibile, dalla pittura alle installazioni moderne, dal balletto classico alle performance di improvvisazione, è sempre alla ricerca di quella sottile impronta lirica e personale che rende unica e sublime un’opera artistica.

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