Perfezioni

cover-77

Un attimo di confusione mentale. Gli occhi ballano, girano da un angolo all’altro della stanza cercando qualcosa da riconoscere, almeno un elemento a cui poter dare la definizione certa di “opera”. Un attimo, poi la confusione lascia il posto ad almeno quattro certezze, e scappa quasi da ridere pensando a quanto poco riusciamo a fidarci di noi stessi.

Nello spazio di /77 (Nicole Colombo, Luca Loreti, Alessandro Moroni, Giulia Ratti) si riconoscono le mani di quattro artisti su quattro diverse opere e le teste complementari di altri quattro, sempre evidentemente artisti, nell’allestimento. Lo spazio è costellato di oggetti apparentemente casuali, relazioni possibili tra cose, che a volte accompagnano a volte lottano tra loro e con i lavori di Mattia Agnelli, Marina Cavadini, Marco Ceroni e Stefano Serretta.

Perfezioni è esattamente quello che si vuole vedere quando un artista cura una mostra: un’invasione, un restringimento dello spazio vitale, la volontà di spingere ogni singola opera al limite massimo, deridendola, nascondendola, creandovi intorno suggestioni in un gioco di forze che la assedia senza attaccarla mai. Nicole Colombo lo racconta ridendo di come la tela ingrigita di un paesaggio montano sia stata sistemata di fianco a Landscape (2015) di Stefano Serretta, quasi per fargli un dispetto; è un rapporto atipico eppure sottolinea quanto uno sguardo possa decidere di rimanere ingenuo nell’osservare il lavoro dell’artista. Landscape sembra l’innocuo ritratto di un paesaggio desertico, parzialmente coperto da due quadrati colorati, uno nero e uno arancione. La scelta del riconoscimento va lasciata a chi guarda, ci si può fermare all’eleganza formale, o si può decidere di vedere il deserto mediorientale, le divise arancioni dei prigionieri dell’Isis e quelle nere dei loro aguzzini.

Sono gli oggetti sparsi, gli ospiti inattesi di questo incontro a quattro a diventare il vero legame tra le opere. I quattro artisti sono stati selezionati dopo una serie di portfolio review affidate a /77 da Viafarini con l’intento di costruire una collettiva a partire dai dialoghi iniziati durante gli incontri. I problemi di un’operazione simile, come spesso si è visto, sono le forzature di significato a cui si va sempre incontro scegliendo le opere dai portfolio come si trattasse di cataloghi IKEA. /77 ha scelto di scegliere gli artisti e non i lavori, chiedendo a ognuno di loro di portare un’opera rappresentativa della loro ricerca, occupandosi di preparargli un palco di senso, che legasse i lavori nell’osservazione del loro processo di creazione.

Così i nomi femminili di Marina Viola Cavadini, che come unica donna ha scelto di portare con sé all’inaugurazione dieci donne che come lei portano nomi di fiori, chiacchierano amabilmente con l’enorme stampa su PVC di una carcassa di auto ricoperta d’oro, scelta per la mostra da Marco Ceroni. Rosi, Fiorella, Azalea, Camelia, Erika, Jasmine, Dalia, Margherita, VIola, Melissa, Iris (2016) si presenta semplicemente come un elenco di nomi applicato direttamente sul muro, a segnalare l’incontro tra undici donne e lo spazio espositivo, che potenzialmente potrebbe non aver nulla da dire allo scarto impreziosito da Ceroni (The Golden Edge, 2016). Eppure, in questo dialogo sui processi, si vede la loro volontà di essere testimonianza, di raccontare un momento passato, l’assenza di undici donne e la sparizione di un’auto abbandonata per mesi e recuperata solo nel momento in cui l’artista l’ha ritrasformata in un oggetto attivo. Le sculture in ceramica di Mattia Agnelli invece sembrano ascoltare: due bianchissimi dispenser per salse, molto americani, poggiati su un piedistallo candido eccetto per la scritta Captain America stampata a strisce bianche rosse e blu. For the unemployed and the underpaid (2016) parla di una nazione controversa, con uno sguardo amorevole e forse un po’ condiscendente verso il buono che negli Stati Uniti c’è, anche se non si vede. Sul foglio di sala l’opera è spiegata con una sola frase di Adlai Stevenson: “Americans have always assumed, subconsciously, that every story will have a happy ending.

Da /77 si deve andare, per vedere l’ennesimo esperimento riuscito di mostra curata da artisti che, consapevoli del rispetto che un’opera richiede, riescono ad accerchiarla senza distruggerla. Si nota la differenza di uno sguardo allenato a vedere il momento in cui un lavoro smette di essere un’idea per diventare qualcosa di reale, si nota l’attenzione al processo opposta a quella per il prodotto. I /77 non sono i primi, anche pensando solo a Milano: Thomas Demand è in Fondazione Prada con L’Image Volée già da qualche mese e prima di lui avevamo già fatto una passeggiata nella testa di Goshka Macuga. Sono però decisamente i più interessanti tra i giovani, e sono riusciti ad abbassare di qualche generazione una discussione che già da un po’ tiene i curatori sulle spine: gli artisti tendono a una strana accumulazione, a volte autoreferenziale, quando decidono di esporre opere non loro. Resta il fatto che se a vedere il lavoro degli altri in base al proprio è un artista, l’operazione, anche quando invasiva, in qualche modo funzionerà sempre. Quando però a scegliere, rimescolare, aggiustare contenuti secondo criteri parzialmente arbitrari sono i curatori, viene voglia di dar ragione a Bonami quando su artnet ha accusato la sua categoria di irrilevante autoreferianzialità. Forse, per tanti di noi, è giunto il momento di tornare in biblioteca, smettere con le teorie anacronistiche e cercare di capire come si può fare critica all’arte del XXI secolo.

Perfezioni
09.06 – 08.07.2016 su appuntamento
/77, Via Plinio 43, Milano

Marina-Viola-Cavadini,-Rosi,-Fiorella,-Azalea,-Camelia,-Erika,-Jasmine,-Dalia,-Margherita,-Viola,-Melissa,-Iris,-nomi-propri-di-persona,-2016,-courtesy-_77

Perfezioni, installation view, Courtesy _77 

Perfezioni,--installation-view,-courtesy-_77

Perfezioni, installation view, Courtesy _77 

Perfezioni,-installation-view,-courtesy-_77-

Perfezioni, installation view, Courtesy _77 

Stefano-Serretta-,-Landscape,-2015,-C-Print,-70-x-100-cm,-courtesy-_77

Stefano Serretta, Landscape, 2015, C Print, Courtesy _77

Mattia-Agnelli,-For-the-unemployed-and-underpaid,-2016,-ceramica,-piedistallo-e-sticker-adesivo,-Dispenser-5x17-cm,-piedistallo-100x30x30-cm,--courtesy-_77

Mattia Agnelli, For the unemployed and underpaid, 2016, ceramica, piedistallo e sticker adesivo, Courtesy _77

The following two tabs change content below.

Rispondi