Performance Art week 2016. Così il corpo, così la società

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Alla sua terza edizione sotto forma di biennale, la Venice Performance Art week riaprirà le porte di Palazzo Mora e Palazzo Michiel dal 10 al 17 dicembre 2016, con un programma che vede artisti internazionali, confrontarsi con il tema ‘Fragile Body – Material Body’.

Con il tema ‘Fragile Body – Material Body’, chiude idealmente la trilogia sullo studio del corpo, in quanto nelle edizioni precedenti del 2012 e 2014 con “Hybrid Body – Poetic Body” e “Ritual Body – Political Body” si è tracciato una panoramica mondiale sul ruolo del corpo nello spazio e nella società, attraverso interventi performativi e innesti di linguaggi artistici. L’intero programma tende verso una direzione multidisciplinare dove, pratiche di artisti affermati dialogano con artisti emergenti nel panorama internazionale, con l’intenzione di sviluppare una lettura profonda e una mappatura di confronto tra lo stato attuale e quello passato. Il corpo, inteso principalmente come elemento ampio di una comunicazione non verbale, apre le strade a interpretazioni e forme di linguaggio di ogni genere. Il corpo, come relazione di uno status mentale, come “ponte” tra lo spazio e il pubblico piuttosto che come elemento primordiale decifrabile e indecifrabile, è al tempo stesso una fotografia della società.

Molti sono gli artisti d’onore invitati tra cui ORLAN, Giovanni Fontana, Franko B, Antonio Manuel, Stelarc, per citarne alcuni, e moltissimi saranno quelli presenti in mostra, come John Baldessari, John Cage & Klaus vom Bruch, Sophie Calle, Bruce Nauman, OHO Group, Yoko Ono, Demetrio Stratos, e altri dal vivo come Evangelia Basdekis, Nathalie Anguezomo Mba Bikoro, Kris Canavan, Samanta Cinquini & Luca Nava… Oltre al programma ufficiale ospitato nelle sedi rinomate dell’European Cultural Centre di Venezia (Palazzo Mora e Palazzo Michiel), diversi sono gli eventi collaterali in città. Uno di questi è la Galleria AplusA, che dal 13 dicembre inaugura “The Material Body of Art” una mostra collettiva che indaga, attraverso la pratica del collage, un ‘fare’ artistico relazionale tipico dei paesi dell’Est Europa, che ritroviamo per esempio nelle opere dadaiste di John Heartfield, Hannah Höch, Raoul Hausmann. A tal proposito Hans Richter dice: “Bisognava escogitare qualcosa di nuovo: le foto venivano ritagliate, incollate insieme in modo provocante, collegate tra loro con disegni i quali pure venivano tagliati e intramezzati con pezzi di giornale o di vecchie lettere o quel che capitava, pur di cacciare nella fauci di un mondo impazzito la sua stessa immagine. (H.Richter, Dada – arte e anti-arte).

La mostra “The Material Body of Art” alla Galleria AplusA, propone questo linguaggio e ospita opere collage degli artisti cechi Jiří Kolář, Běla Kolářová, Milan Knížák, degli sloveni OHO, Irwin e Matej Stupica, del bosniaco Mladen Miljanović e della montenegrina Lenka Đorojević. La mostra si orienta a partire da una mappatura di questa pratica degli anni sessanta in cui gli artisti dell’avanguardia Ceca si muovono attraverso un sorta di dualismo nei confronti della società, da una parte si pongono come raffinati dall’altra come veri oppositori ironici in contestazione alla società stessa. Sono presenti artisti sloveni del gruppo Irwin, che negli anni ottanta hanno affrontato il passaggio della politica totalitarista, e artisti più giovani come lo sloveno Matej Stupica, la montenegrina Lenka Đorojević e il bosniaco Mladen Miljanović. Oltre alla mostra in galleria, AplusA presenta inoltre per Palazzo Mora, una sezione curata da Aurora Fonda con una selezione di artisti (OHO, Irwin, Matej Stupica, Lenka Đorojević, Mladen Miljanović) che riunisce esponenti di generazioni diverse dell’ex-Jugoslavia. Si va dai filmati del gruppo sloveno OHO, che oltre alle performance più note presenta per la prima volta dopo il 1968 il filmato Hrbet Gre V Kino (La schiena va al cinema) proiettato sulla schiena nuda di una donna. Il gruppo Irwin presenterà il diagramma East Art Map, con l’obiettivo di mappare gli sviluppi artistici sloveni e dell’Est, e saranno presenti anche il bosniaco Mladen Miljanovic, artista del Padiglione Bosniaco alla Biennale del 2013, e il duo sloveno Lenka Đorojević e Matej Stupica. Infine, il 13 dicembre dalle ore 11.00 alle 13.00 al teatrino di Palazzo Grassi si terrà una tavola rotonda per analizzare i fenomeni della performance nell’Europa dell’Est. Artisti e curatori si confronteranno sulla questione delle forme d’arte nate in un sistema come quello della ex-Jugoslavia.

Questa terza edizione, indaga il corpo attraverso la pratica performativa live, talk con artisti e curatori, opere video e fotografiche. Un vero centro di documentazione e sperimentazione aperto al pubblico, un progetto ideato da VestAndPage (Verena Stenke & Andrea Pagnes) e sostenuto da un grandissimo contributo curatoriale.

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Demetrio Stratos, La voce stratos, 2009. Still from the documentary by Luciano Donofrio, Monica Affatato, reproducing a photo of Demetrio Stratos by Roberto Masotti

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Ana Mendieta, Body tracks, 1974. Still from super 8mm film transferred to digital media the Estate of Ana Mendieta, collection lcc, Courtesy Galeri Lelong New York

 

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Milan Knizak, Demonstration for all the senses, 1964 Prague

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Orlan, Omnipresence, 1993. Still from the video, Courtesy of the artist

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Giovanni Barbera

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