La valorizzazione dell’arte pubblica attraverso la conservazione: Piazza Fontana a Taranto di Nicola Carrino

Le sculture e le installazioni di Nicola Carrino nascono in stretto legame con il luogo per il quale vengono realizzate, un luogo che non è solo fisico, naturale o artificiale, ma anche culturale, originario e simbolico. La progettazione di un intervento pubblico ha inizio con un sopralluogo, con la lettura e l’osservazione dell’ambiente in cui l’opera sarà collocata, l’analisi delle esigenze strutturali e delle scansioni spaziali, l’individuazione delle direttrici significanti. [1] L’attenzione che l’artista ripone in questa fase e il tempo che dedica allo studio di queste caratteristiche lo conducono alla costruzione di una scultura che rispetti il luogo e la sua natura, un oggetto che possa essere uno spazio della città, che contribuisca a generare abitabilità, intesa soprattutto in senso sociale. Nicola Carrino non si accontenta di progettare un’opera dalla sola valenza estetica, mira invece a una realizzazione funzionale, che risponda a una richiesta sociale e che si inserisca in un piano collettivo di riqualificazione urbana. [2] Non si tratta quindi solo di sculture specificatamente decorative, ma di interventi ambientali unitari, che tengono insieme regole di architettura, significati di tradizione e motivazioni artistiche, per una totale riprogettazione pensata e studiata del luogo. Ogni sua opera pubblica tiene conto delle caratteristiche naturali del territorio, dei processi storici che lo hanno attraversato, delle testimonianze artistiche che si sono conservate nel tempo, non meno dell’uomo come parte di quell’ambiente, indubbio generatore e ricettore di un contesto culturale comunitario. [3]

L’artista, per la realizzazione delle opere d’arte pubblica, più che per tutte le altre creazioni, deve tenere conto di tutti questi elementi e fattori, intersecandoli il più possibile con il proprio naturale modo di pensare e lavorare, conservando il proprio linguaggio artistico e le proprie forme d’espressione contemporanee, anche se espresse in contesti di ordine storico. L’opera pubblica di Nicola Carrino, Piazza Fontana a Taranto, realizzata a partire dal 1983, è frutto di questo spirito e di questo modus operandi: il progetto si determina quale piano di riqualificazione e riassetto urbano dell’antica piazza, inserito nel più largo piano di restauro della città vecchia, elaborato in quegli anni dall’arch. Franco Blandino, e quindi sviluppato con l’intenzione di rispettare e richiamare il contesto preesistente. Il recupero dell’antica fontana neoclassica di Cataldo De Florio, sorta, a sua volta, in sostituzione di quella cinquecentesca dedicata a Carlo V, e il riferimento alle mura aragonesi racchiudenti la piazza, abbattute a inizio secolo, sono stati i punti cardine di quest’intervento. Il progetto non si arricchisce solo di riferimenti al passato, ma contiene anche forti e validi indici di contemporaneità. L’opera è infatti realizzata in acciaio inox, materiale legato alla storia produttiva e industriale della città di Taranto e al polo siderurgico dell’Ilva (allora Italsider). [4]

La scultura, strutturata ad angolo, si colloca diagonalmente al centro della piazza, ricalcando l’andamento dell’originario condotto adducente l’acqua. L’artista ha costruito un impianto composto da 36 moduli a forma di L, Costruttivo 1/71 C Modulo L, assemblati tra loro a parete, con ampie aperture intervallate, alcuni dislocati sulla piazza, altri nella vasca. I reperti archeologici dell’antica fontana, inglobati nell’opera insieme ai resti di quella neoclassica, e le mura della città, ricordate attraverso una parete semifinita, costruiscono un impianto di memoria storica cittadina, racchiuso in un progetto basato su un’unitarietà scultorea e ambientale. Quest’opera riempie il vuoto lasciato dall’abbattimento delle strutture storiche e, al tempo stesso, si fa custode delle testimonianze culturali rimaste, proteggendo il luogo dal possibile interferire di nuove insistenze. [5]

Piazza Fontana si rivela essere frutto di un progetto complesso, stratificato, ricco di simbologie, riferimenti storici e culturali, di significati, un impianto di valori che può risultare di difficile e non immediata comprensione. Pur essendo destinata ai tarantini, pur volendo rappresentare uno spazio funzionale di aggregazione e condivisione, la scultura è stata più volte oggetto di manifestazioni di ostilità da parte dei cittadini e di un atteggiamento di dichiarata avversione verso l’arte contemporanea. Ma il legame con un’opera, ancor più se pubblica, e il rispetto verso di essa, nascono dalla sua comprensione, dall’impegno delle istituzioni nella diffusione del suo messaggio, dalla divulgazione dei molteplici significati del suo progetto, in continuità con quanto fatto dall’artista. L’abbandono e il degrado cui è stata costretta Piazza Fontana, conseguentemente al momento della sua realizzazione fino a oggi, con la breve interruzione dell’intervento di manutenzione del 2012, può condizionare inevitabilmente il comportamento dei cittadini, spinti a interpretare quell’assenza di cure come indicazione di scarso valore dell’opera. Nel settembre 2014, durante le giornate FAI, con la città invasa dai turisti, le vasche della fontana contenevano detriti e rifiuti di ogni genere, e quello che doveva simboleggiare la riqualificazione urbana del centro antico finiva con il rappresentare il totale fallimento delle amministrazioni. [6]

Estenuanti lotte sono state sostenute dall’artista e dai cultori in loco per salvare Piazza Fontana dall’annunciata distruzione e dall’ipotesi di ricollocazione delle sue componenti in un sito da destinarsi. In difesa generale del rapporto installazione-ambiente, Nicola Carrino scrive, tra l’altro, Condizione a rischio della scultura urbana, per lamentare la scarsa manutenzione e le poche garanzie di conservazione a cui queste opere vanno incontro. Troppi i fattori che ne influenzano la tutela, scelte politiche, cambiamenti delle amministrazioni in carica, atti di vandalismo; nulla viene garantito agli artisti e alle loro sculture, a volte disinstallate per la costruzione di aree parcheggi o per ulteriori riassetti urbani. È la professionalità stessa dell’artista a essere minata, insieme alla funzione didattica e meditativa delle sue opere d’arte, che richiedono, sin dalla loro realizzazione, la tutela delle istituzioni e delle soprintendenze. [7]

[1] N. Carrino, Scultura e intervento urbano. Integrazione delle arti come ‘arte dei luoghi e del paesaggio’, in Io arte – noi città. Natura e cultura dello spazio urbano, Atti del convegno (Roma, 23-25 novembre 2004), a cura di M. Crescentini, P. Ferri, D. Fonti, Roma, Gangemi Editore, 2006, pp. 33-34.
[2] Nicola Carrino. Costruttivi trasformabili. 5 sculture / 10 rilievi 1969-1990, catalogo della mostra (Padova, 2 febbraio-20 marzo 1991), a cura di A. Da Rin Fioretto, Padova, Galleria Fioretto, 1991.
[3] M. Galbiati, Nicola Carrino. Ricostruttivi Progetto Invernizzi 2009.2010, in «Espoarte», 19 maggio 2010, consultabile alla pagina web (ultima consultazione: 04 aprile 2015).
[4] pagina web (ultima consultazione: 04 aprile 2015).
[5] F. Moschini, Piazza Fontana a Taranto. Lo spazio urbano come luogo “dell’accidentalità”, A.A.M. Architettura Arte Moderna, Roma, 1992.
[6] L. Madaro, Piazza Fontana a Taranto: l’opera di Nicola Carrino vittima (ancora una volta) del degrado e dell’indifferenza, in «La Repubblica Bari.it», 20 maggio 2013, alla pagina web, (ultima consultazione: 04 aprile 2015).
[7] N. Carrino, Condizione a rischio della scultura urbana, in «Nuova Meta. Parole & immagini. Rivista di critica delle arti», XVII (2003), 17, pp. 24-26.

Nicola Carrino, Decostruttivo Artehotel, 2006, Perugia. © Nicola Carrino...

Nicola Carrino, Decostruttivo Artehotel, 2006, Perugia. © Nicola Carrino

Nicola Carrino, Riassetto urbano di Piazza Fontana a Taranto, 1983-1992....

 Nicola Carrino, Riassetto urbano di Piazza Fontana a Taranto, 1983-1992. © Nicola Carrino (foto di Cosmo Laera)

Nicola Carrino, Riassetto urbano di Piazza Fontana a Taranto, visione de...

Nicola Carrino, Riassetto urbano di Piazza Fontana a Taranto, visione del basamento della fontana antica, 1983-1992. © Nicola Carrino (foto di Cosmo Laera)

Nicola Carrino, Riassetto urbano di Piazza Fontana Taranto, visione dei ...

 Nicola Carrino, Riassetto urbano di Piazza Fontana Taranto, visione dei moduli dislocati nella vasca, 1983-1992. © Nicola Carrino (foto di Cosmo Laera)

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Annalisa Ferraro

Storica dell'arte, specializzata nella valorizzazione e conservazione dell'arte contemporanea.

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