Pierre Huyghe – Centre Pompidou

Pierre Huyghe, The Host and the Cloud, 2011. Live Marine Ecosystem, Glass Tank, Filtration System. Courtesy Marian Goodman Gallery

Pierre Huyghe è un artista francese (nato nel 1962) attivo nella sperimentazione di una grande varietà di media, dal video all’installazione, dalla performance alla scultura. Il suo lavoro non è facilmente classificabile e funziona in molti casi come un’opera interattiva, necessitando quindi la partecipazione dello spettatore. La retrospettiva che il Centre Pompidou gli ha dedicato si concentra attorno a circa 50 opere, a partire dall’attività degli anni ’90 quando l’artista cominciò a interrogarsi sullo status (quo) della scena artistica francese.

Pierre Huyghe, A Forest of Lines, 2008

Pierre Huyghe, A Forest of Lines, 2008. A 24 hour event in the Concert Hall at Sydney Opera House for the 16th Biennale of Sydney. Courtesy the artist and Marian Goodman Gallery, New York and Paris.  
 

Come nell’opera A forest of lines (2008), quando costruì un vero e proprio bosco temporaneo all’interno dell’Opera di Sydney, nella galleria sud del Pompidou Huyghe ha concepito lo spazio come un organismo vivente e interconnesso in continua trasformazione, che sembra funzionare secondo un ritmo autonomo rispetto al mondo esterno e comprensibile solo a se stesso. Il visitatore è invitato a entrare nello spazio espositivo come all’interno di una sorta di habitat auto-sufficiente sospeso nello spazio e nel tempo, come in una wunderkammer del 16° secolo dove oggetti, sculture, installazioni, video e organismi viventi si accumulano.

Pierre Huyghe, The Host and the Cloud, 2011. Live Marine Ecosystem, Glass Tank, Filtration System. Courtesy Marian Goodman Gallery

Pierre Huyghe, The Host and the Cloud, 2011. Live Marine Ecosystem, Glass Tank, Filtration System. Courtesy Marian Goodman Gallery
 

Entrando ci s’imbatte in un cartello che avverte i visitatori allergici alle api di non avvicinarsi alla scultura raffigurante una donna sdraiata e con la testa circondata da un alveare. Proseguendo, si potrebbe fare l’incontro di alcuni personaggi inaspettati, per esempio un cane con una gamba rosa che passeggia tra i visitatori nello spazio della galleria, oppure una persona misteriosa coperta da una maschera enorme a forma di uccello. Protagonisti dell’installazione Zoodram sono ragni di mare e invertebrati dentro un acquario, che compaiono per un breve momento e poi lentamente spariscono sotto le rocce. In un angolo vi sono poi neve e pioggia che cadono dal soffitto, sciogliendosi nello spazio espositivo e creando un microclima costantemente sottoposto a cambiamenti. Il confine tra l’interno e l’esterno è offuscato e lo spettatore è costretto a rivalutare le proprie idee relative alla funzione principale dello spazio espositivo.

huy

Pierre Huyghe – L’Expédition scintillante, 2002, Acte 3, Untitled (Black Ice Stage). Exhibition view, Centre Pompidou, Galerie sud, 2013
 

Mettendo a confronto gli esperimenti di Duchamp con gli incontri casuali o le sculture di feltro di Robert Morris, anche nell’universo di Huyghe possiamo o non possiamo inciampare nella fugace presenza di questi esseri viventi. Potrebbe capitare d’intravedere un vero pattinatore che disegna forme astratte su un enorme palco di ghiaccio posto al centro della galleria, ma chissà quando e se tornerà? Qui tutto è questione d’incontri inaspettati e spontanei, della trasformazione che il tempo impone a questo microcosmo durante il tempo della mostra (un tema ricorrente già presente nel progetto realizzato per Documenta 13 (2012) con alcuni degli stessi oggetti inclusi nella mostra al Pompidou). Come risultato di questa naturale (e artificiale) conseguenza i visitatori sono gli unici testimoni della graduale decomposizione e del cambiamento delle cose presenti.

huy4

Pierre Huyghe, Masque Player (2010), chien Human (2011-2013), Exhibition view, Centre Pompidou, Galerie sud, 2013
 

In questa forse troppo letterale, ma allo stesso tempo giocosa, interpretazione del concetto di museo come organismo vivente – proposto dagli architetti Renzo Piano e Richard Rogers – possiamo provare a decifrare ciò che vediamo e cercarne un file rouge oppure possiamo semplicemente immergerci in questa atmosfera quasi sciamanica e godere del puro aspetto visivo degli insoliti accostamenti di oggetti che non avremmo mai osato pensare convivere insieme in un unico luogo.

Sebastjan Brank

The following two tabs change content below.

Sebastjan Brank

Ultimi post di Sebastjan Brank (vedi tutti)

Rispondi