Punta della Dogana: Prima Materia

James Lee Byars, Byars is Elephant, 1997

Quando François Pinault coinvolse Tadao Ando nel suo progetto veneziano di restauro di Palazzo Grassi (2005) e Punta della Dogana (2008-2009), nessuno avrebbe mai immaginato la portata di tali avvenimenti sul panorama artistico lagunare. Divenuto uno tra i più grandi collezionisti d’arte del mondo, il magnate francese ha avviato una serie di esposizioni che hanno fatto gran parlare di sé influenzando la kermesse artistica e attirando un numero non indifferente di visitatori.

James Lee Byars, Byars is Elephant, 1997

James Lee Byars, Byars is Elephant, 1997. Rope and golden fabric. Dimensions variable © Estate James Lee Byars/Courtesy Laurence Dreyfus Art Consulting, Paris. Ph: © Marie-Puck Broodthaers, Brussels, 1997
 

Inaugurata da poco la personale Rudolf Stingel a Palazzo Grassi, un nuovo vernissage anima le sale di Punta della Dogana e si prospetta memorabile e meritevole di menzione come i precedenti. Un ambiente unico nel suo genere ospita la mostra curata da Caroline Bourgeois e Michael Govan, in programma dal 30 maggio 2013 al 31 dicembre 2014.
Il tema del Dialogo si pone come nodo cruciale nel percorso espositivo in questione, incorporando il concetto di Prima Materia quale medium generatore di molteplici forme: opere d’arte provenienti da epoche e luoghi geograficamente distanti coesistono in perfetta armonia, mentre materiali di ogni genere e varietà vanno a formare una melodica successione di pieni e vuoti. La pensilina di luci di Philippe Parreno e il video No, no (1987) di Bruce Nauman accolgono i visitatori all’ingresso, a seguire Dominique Gonzalez Foerster con un’installazione audio già presentata nel 2008 alla Tate Modern di Londra (TH.2058). E’ un’iniziazione sulla soglia di quanto deve ancora svolgersi, il visitatore comprende che è in atto un’evocazione dell’assurdo, una ricerca primitiva in uno scenario di per sé fuori dal comune. La ricerca umana tenta un viaggio estremo fuori dal tempo sfruttando il potere dell’immaginazione; realtà tangibile e mondo sensibile in comune unione affinchè la rotta artistica segua una direzione che porti all’origine.

Zeng Fanzhi, This Land so Rich in Beauty no. 1, 2010

Zeng Fanzhi, This Land so Rich in Beauty no. 1, 2010. Oil on canvas. Courtesy of Zeng Fanzhi’s Studio. Installation view at Punta della Dogana, 2013. Ph: © Palazzo Grassi, ORCH orsenigo_chemollo
 

La complessa opera di Lizzie Fitch & Ryan Trecartin porta lo spettatore in un interno di abitazione a cui è accostato un turbinio di immagini e suoni contrastanti apparentemente fuori da ogni logica ma sicuramente capace di provocare ed elargire curiosità. Un primo piano che dà ampio spazio alla pittura presenta due fra le più incantevoli ed emozionanti sale di tutta l’esposizione: sa commuovere Marlene Dumas, sempre potentemente riversa verso sofferenza e dolore tramite una pittura elegante e al contempo inquieta, dalla quale emergono non semplici figure umane, ma veri e propri stati d’animo lacerati dalla loro condizione d’essere – madre, orfane o icona cristiana che sìa. Le Turkish Forest (2012) di Mark Grotjahn fanno riscoprire il bello dell’immergersi nella grandezza dell’astratto: la ferma materialità pesantemente trascinata libera vivaci sfumature e fa sì che queste opere di grande formato ci lascino affascinati e confusi, attratti da universi primordiali forse esistiti o forse no. In entrambi i casi si tratta di una materia pittorica liberatoria che lascia il segno in maniera prodigiosa. La provocazione Pop-fumettista di Llyn Foulkes, che alla pittura incorpora oggetti di varia natura, precede la meditazione più mite ma ugualmente d’impatto di Roman Opalka, esimio studioso dell’infinito matematico e visivo. La riflessione sulla materia procede nuovamente alternando stasi e moto con i blocchi di vetro di Roni Horn e i quattro corpi di Cristo di filo spinato realizzati da Adel Abdessemed; la pacatezza dell’acqua contro la tensione materica e spirituale di un’icona religiosa. Le ricerche storiche e concettuali di Piero Manzoni e Arakawa concludono in bellezza il primo piano dell’edificio espositivo.   

Marlene Dumas, Mamma Roma, 2012 Oil on canvas Courtesy the Artist and Le Case d’Arte, Milano  Ph: Edo Kuipers

Marlene Dumas, Mamma Roma, 2012. Oil on canvas. Courtesy the Artist and Le Case d’Arte, Milano. Ph: Edo Kuipers
 

Al piano terra occupa una posizione di spicco l’artista cinese Zeng Fanzhi, che con due enormi tele conquista il cosiddetto Cubo della sede espositiva: This Land So Rich in Beauty, 1 & 2 (2010) colpisce per la tecnica di due pennelli impugnati dalla stessa mano come fossero bacchette cinesi, che produce linee libere e spezzate, intricate e meditative, quanto lo spazio in cui si trovano. Atmosfera enigmatica e straniante nello studio cosmico di Diana Thater situato nel Torrino; Six Color Sun Stack (2000) è un blocco di sei soli che ruotano su monitor, tondi, colorati, estranei alla comune visione scientifico-umana del sole in quanto tale, riconquistano il loro status di sfere celesti protagoniste coniando video, struttura, percezione e colore. Entusiasmante l’accostamento finale di Arte Povera e Mono-ha in un’unica soluzione che vale l’intera esposizione: Alighiero Boetti, Koji Enokura, Susumu Koshimizu, Lee Ufan, Mario Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Nobuo Sekine, Kishio Suga, si confrontano attraverso le reciproche indagini materiali, emozionando il visitatore che viene catapultato in una dimensione onirica e atemporale, vera testimonianza di metamorfosi della prima materia in opera d’arte e viceversa.
Ancora una volta l’architettura concepita da Tadao Ando ha la forza di sostenere e sottolineare ciò che contiene, tramite un rapporto opera-spazio che lascia visitatori e appassionati senza parole né eguali.

Installation view at Punta della Dogana, 2013 ph: © Palazzo Grassi, ORCH orsenigo_chemollo

Installation view at Punta della Dogana, 2013. Ph: © Palazzo Grassi, ORCH orsenigo_chemollo
 
The following two tabs change content below.

Paola Pepa

nasce in Argentina nel 1985. Bilingue e italiana d'adozione studia storia dell'arte a Venezia, laureandosi nel 2010 in Conservazione dei Beni Culturali presso l'Università Ca' Foscari con una tesi che indaga le origini storiche e lo sviluppo dei movimenti femministi in Body Art e Performance, dal titolo "Il corpo come linguaggio e strumento di indagine in arte contemporanea: confronto fra alcune artiste significative della Body Art" con relatore il docente, curatore e scrittore Nico Stringa. Continuando la ricerca storica con una laurea magistrale in Storia delle Arti, attualmente è curatrice di mostre d'arte contemporanea e collaboratrice nel progetto curatoriale No Title Gallery.

Rispondi