Proprioception: il tempo degli oggetti nell’opera di Manuele Cerutti

cover-cerutti

È necessario il dire e il pensare che l’essere sia: infatti l’essere è,
il nulla non è: queste cose ti esorto a considerare.
Parmenide, Frammento 6

Negli ultimi decenni si assiste a una svolta filosofica e artistica che si contrappone fortemente alle correnti del pensiero moderno e post-moderno: si sente finalmente il desiderio di riappropriarsi dell’ atto dell’osservazione come tempo attivo dotato della dimensione della profondità come chiave per ristabilire il valore mistico e metafisico proprio degli oggetti.

Per molto tempo l’idea del “divenire” storico, considerato come il progresso dell’umanità, ha consolidato il concetto di dominio della tecnica come nuova etica del mondo. In queste condizioni, l’idea filosofica di una ricerca della Verità come essenza pura delle cose, è stata a lungo messa da parte per fare spazio a una visione della Tecnica (non più considerata un mezzo ma fine a sé stessa) e della Storia (quella dei vincitori, basata sull’idea di incontrovertibilità dei fatti) che esclude dal proprio percorso tutte le altre dimensioni della sfera del tempo, dell’essere e delle possibilità non attuate. Opere visionarie come l’Angelus Novus di Paul Klee dimostrano come alcune forme d’arte abbiano da sempre cercato di combattere l’idea del mondo come tempo meccanico e lineare, una concezione che ha portato inevitabilmente all’azzeramento del rapporto con il divino e con una certa profondità dell’essere.

Il pittore Manuele Cerutti, nella sua serie di dipinti intitolati Proprioception, propone un nuovo sguardo sulla realtà che, dopo lungo tempo, finalmente ritrova la forza di restituire a tutti gli oggetti il loro diritto ad un’esistenza paritaria. Nei dipinti Liturgies I e Liturgies II una figura umana assume una posizione innaturale, sorreggendo una sedia in un equilibrio precario tra orecchio e spalla. L’operazione che compie Cerutti nel ribaltare la funzione primaria degli oggetti in questione (sedia e uomo), rompe con quella forte tradizione pittorica che vede nella storia del ritratto l’esempio più lampante del significato di gerarchizzazione degli enti: prendendo in analisi il solenne dipinto di Velazques che ritrae Papa Innocenzo X accomodato sul suo trono, è chiaro come, in un certo tipo di pittura seicentesca, la figura umana abbia sempre avuto una posizione privilegiata rispetto agli altri elementi presenti raffigurati sulla tela, come ad esempio il trono o lo sfondo, rivendicando, in questo modo, il primato della specie umana sul resto degli oggetti sensibili. Il fatto che, nel caso di Cerutti, è la sedia a compiere l’azione di “sedersi” su un uomo, ridimensiona l’egemonia che troppo a lungo è stata nelle mani dell’essere umano e conferisce a tutte le cose la stessa valenza ontologica affermando invece l’idea di democratizzazione degli enti. La recente corrente filosofica dell’ Object-oriented Philosophy, reclamando questo concetto, afferma come ogni oggetto, nel suo continuo presentarsi, non solo è dotato della qualità dell’esistenza ma possiede una sua indisturbata indifferenza e una fitta trama di contenuti al suo interno che va al di là della sola azione di esistere e crea un’interconnessione che lega tutti gli enti. L’uomo, dunque, non ha una posizione privilegiata rispetto agli altri esistenti: è necessario un indebolimento dell’essere umano, e quindi del soggetto, per riuscire a ripristinare un’interazione autentica e paritaria tra oggetto e oggetto. Nell’equilibrio delle parti, la tensione tra gli oggetti nelle tele di Cerutti, emergono in una continua r-esistenza rivendicando con perseveranza il loro diritto alla Vita.

In Extension II l’idea di un ritorno all’osservazione profonda delle cose materiali e immateriali apre una riflessione sulla concezione di un tempo che si scosta fortemente da quella tecnico-scientifica del tempo come misurazione, e suggerisce, invece, una diversa modalità’ di operare, che riconsidera l’idea del tempo come contempl-azione. Attraverso il gesto pittorico, i sottili strati di velatura si sovrappongono in una trasparenza che lascia coesistere diverse dimensioni temporali: la nitida raffigurazione di una tela pittorica ancora immacolata, occupa quasi tutto lo spazio del supporto “reale” e annuncia una fase successiva in cui la trama tessile verrà impregnata della pittura di un ipotetico artista; come un teatrino delle ombre, nel campo visivo della tela “fittizia” si intravedono delle forme in trasparenza e uno sgabello diafano emerge come fosse un fantasma, una traccia del passato che ci esorta a non dimenticare la sfera delle cose invisibili. Nell’intersezione tra passato e futuro si viene, dunque, a creare una tensione tra gli oggetti che produce l’esperienza di un tempo dilatato, quella di un tempo presente che il pittore individua nella poetica del dubbio: è grazie alla trasparenza pittorica che è possibile intravedere gli studi e gli strati di pittura iniziali che il pittore lascia volutamente visibili. Il dubbio e l’intenzionalità si presentano, qui, come un tempo sospeso che esce dal processo di storicizzazione e serialità produttiva. Il critico d’arte Borys Groys intuisce come, nell’epoca contemporanea, il dubbio, l’incertezza e l’esitazione creino un eccesso di tempo, un periodo di ritardo potenzialmente infinito che, per sua natura, non può essere inglobato e assorbito dall’ idea di Storia e di Progresso. E’ nella profondità del tempo infinito che è possibile intravedere l’esistenza degli oggetti in quanto tali: nelle tele di Cerutti, questi, si spogliano della loro valore funzionale, produttivo e affettivo presentandosi invece nella loro qualità di esistenti come tracce di memorie eterne. Sarebbe qui utile riportare brevemente il concetto di eternità di Emanuele Severino. Rifacendosi al pensiero di Parmenide e al suo principio di non-contraddizione (una cosa non può essere allo stesso tempo A e non-A), il filosofo italiano ne deduce che una realtà non può essere contemporaneamente il suo contrario e che, dunque, se una cosa è non può non-essere. Severino sostiene come la sciagura del pensiero Occidentale e delle sue varie forme di storicismo, sia stato quello di promuovere l’idea del divenire inteso come quella dimensione per cui gli oggetti nascono dal nulla e ritornano nel nulla. Quest’ affermazione, dichiara il pensatore, è alla base della follia nichilista del pensiero occidentale e che ha portato a quella che definisce l’uccisione dell’essere: se un oggetto è non può essere stato nulla perché il nulla appartiene alla sfera del non-essere e questo, secondo la logica parmenidea, è di fatto una contraddizione in quanto significherebbe che quell’oggetto conterrebbe in sé sia l’idea di essere che di non-essere. Da qui l’idea Severiniana di concepire tutto (forme materiali e immateriali della realtà) come eterno nel proprio essere.

Secondo questa concezione sono eterne le pietre, le foglie e le sedie. Sono eterni gli esseri umani e il loro pensiero e tutti gli altri i momenti della vita come il sogno, la memoria, il fantasma, il dubbio, l’intenzione, il gesto pittorico, la trasparenza e la contemplazione di un’opera d’arte. Con questa chiave di lettura, gli scenari proposti nella pittura di Cerutti suggeriscono un’alternativa, una risorsa strategica per ricostruire un altro tipo di sguardo sul mondo, quello profondo dell’atto contemplativo finalizzato alla ricerca di quella trasparenza intesa come autenticità delle cose. Tuttavia, l’attenzione dedicata alla contemplazione è ancora insufficiente e troppo spesso si focalizza l’ attenzione su ciò che va oltre la nostra esperienza del mondo, quando invece è forse proprio negli oggetti intorno a noi che dovremmo puntare il nostro occhio più acuto: Proprioception, invita a riflettere sulla questione ancestrale che da sempre turba l’animo umano, ovvero l’angoscia della morte e del tempo che scorre. La pittura, qui, si propone come prospettiva che apre nuove frontiere di analisi e che diventa sottile e raffinata critica all’ideologia contemporanea del tempo sfrenato della produzione: una possibile valida risposta al volto tanto sconcertato dell’Angelo di Klee.

Info mostra: Proprioception- Manuele Cerutti
Dal 01 Aprile al 12 Maggio 2016
Curata da Eugenio Re Rebaudengo, fondatore di Artuner
Indirizzo: Istituto Italiano di Cultura, Londra
39 Belgrave Square, London SW1X 8NX

Opposition I, 2016Manuele Cerutti, Proprioception, The Italian Cultural Institute, London, 2016

DSC6146LR-684x1024

Manuele Cerutti, Proprioception, The Italian Cultural Institute, London, 2016

DSC6158-EditHR

Manuele Cerutti, Proprioception, The Italian Cultural Institute, London, 2016

Extension I, 2016

Manuele Cerutti, Proprioception, The Italian Cultural Institute, London, 2016

Extension II, 2016

Manuele Cerutti, Proprioception, The Italian Cultural Institute, London, 2016

The following two tabs change content below.

Rispondi