Qualcosa di mio: Letizia Battaglia

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Il potere intrinseco, e a volte inspiegabile, di un’immagine è ciò che rende una fotografia diretta e piena di significato più di mille parole, ma è lo sguardo dietro alla macchina fotografica che ne veicola, in un certo senso, l’interpretazione. C’è qualcosa che resta attaccato allo scatto,un frammento di coscienza che il fotografo regala allo spettatore, dandogli la possibilità di vedere al suo interno, lasciandogli qualcosa di proprio. Esattamente ciò che, fin dagli esordi, la fotografa palermitana Letizia Battaglia ha trasmetto nelle sue istantanee che ritraevano una Palermo oppressa dalle violenze degli anni di piombo, avvolta dall’odore pungente di una ferita che ha sempre stentato a rimarginarsi. Un sentimento profondo ma lieve che non accenna a diminuire anche in quei lavori in cui la Battaglia ritrae la vita, quella vera di donne che ogni giorno affrontano il loro destino, o quella fragile e fugace dell’infanzia.

Qualcosa di mio è il titolo che i curatori, Alberto Stabile e Laura Barreca, hanno deciso di dare alla personale a lei dedicata presso il Museo Civico di Castelbuono, visitabile fino al 10 Aprile, in cui ritratti fatti di ombre e luce, di profonde e intense sfumature di bianchi e neri si dotano di parola attraverso occhi intensi che sostengono lo sguardo del visitatore. Un percorso rivolto al passato ma anche al presente con gli ultimi lavori realizzati in anni recenti che mostrano quella maturità visiva acquisita nel continuum dei decenni.

Strappate all’oblio, le immagini ritratte vengono totalmente rielaborate dall’inconscio artistico della fotografa che rivolge uno sguardo verso sé stessa per combattere contro il troppo spesso incomprensibile mondo esterno, dandone così un visione inedita, pervasa da un io emotivo ma fermo.

Oltre alla femminilità palermitana, forte e delicata allo stesso tempo, la Battaglia rivolge la sua attenzione alla sua città, amata ed odiata, vissuta fino in fondo ma dalla quale spesso si è allontanata, tornandovi come da un amante della prima giovinezza. Palermo, tra miseria e splendore, cuore di una tradizione radicata e tramandata di generazione in generazione. Palermo, che conquista, nativi e forestieri, fotografi, artisti, attori e registi come il tedesco Wim Wenders che con il suo Palermo Shooting rende la fotografa partecipe con un cameo. Palermo e i suoi mille volti, infinite storie che solo chi ha vissuto questa città può comprendere, solo chi, come Letizia Battaglia, si è lasciato pervadere da quel tumultuoso sospiro dell’anima.

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Letizia Battaglia ©, Le ortensie, Trapani, 1992

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Letizia Battaglia, 1982. Palermo. Vicino alla Chiesa di Santa Chiara. Il gioco del killer

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Letizia Battaglia ©, Nella spiaggia dell’Arenella la festa è finita, Palermo, 1986

Letizia-Battaglia-©-Marta,Castelbuono,-2011

Letizia Battaglia © Marta, Castelbuono, 2011

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Alessia Cervelli

Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza, intraprende fin da subito un percorso multidisciplinare che la porta a svolgere attività curatoriali indipendenti e di critica, affiancate a ricerca e catalogazione in ambito istituzionale. Da sempre legata al mondo della scrittura, porta avanti la propria passione sia in campo “giornalistico” sia letterario, rivolgendo, inoltre, una particolare attenzione alla pittura e alla fotografia. Attualmente vive e lavora a Roma.

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