Quello che rimane – l’alfabeto visivo indelebile e impercettibile dei minus.log

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Elegante, rigorosa, armonica, equilibrata, minimale, questi alcuni degli aggettivi che descrivono l’ultima operazione espositiva del collettivo minus.log, allestita presso il Museolaboratorio di Città Sant’Angelo (Pe) e curata da Martina Lolli. I minus.log, all’anagrafe Manuela Cappucci e Giustino Di Gregorio, con quello che rimane propongono al pubblico l’idea di una traccia indelebile che seppur flebile e quasi impercettibile resta impressa nella memoria. Una memoria solo apparentemente sbiadita che cela dettagli e dati fondamentali per la costruzione, nello spettro percettivo dello spettatore, di un alfabeto visivo sofisticato e raffinato. Attraverso una serie di domande cercheremo di comprendere meglio il percorso artistico affrontato dal collettivo e i risultati raggiunti con questa ultima esposizione. A coadiuvare le loro risposte anche Martina Lolli che, con grande attenzione e professionalità, ha saputo costruire un allestimento ineccepibile e fondamentale per la concretizzazione del processo estetico messo in atto dai due artisti.

Quali sono stati i riferimenti culturali che hanno influenzato nel tempo il vostro percorso artistico?
minus.log: ci influenza quello che riconosciamo come sperimentazione dettata dalla necessità, viva, al di là dei codici, delle scuole e delle definizioni. Brian Eno, ad esempio, è uno stimolo ad esplorare nuove frontiere estetiche in un rimando continuo tra arte, vita, filosofia. Ritroviamo la stessa attitudine in Paul Klee, John Cage, ci piace il gioco “serio” di Bruno Munari, ma i nomi sarebbero davvero tanti, provenienti da esperienze  diverse e in gran parte sconosciuti. Ci lasciamo influenzare molto facilmente anche da quello che accade intorno, dalle scoperte del quotidiano.

Perché “quello che rimane”? Cosa non è più presente o non è così importante da mostrare?
minus.log: è un titolo aperto, che lascia spazio all’altro, soggettivo e contemporaneamente evocativo di qualcosa che accomuna gli esseri umani. Si apre alla fragilità dell’esistenza cercandone una traccia delicata, al confine tra apparire e svanire. In realtà non sapremmo dire cosa non sia più presente o non sia importante da mostrare, forse perché il processo creativo per noi è in gran parte inconsapevole e si concretizza in forme che riconosciamo veicolo di  un pensiero che è più esperienza che concetto. Possiamo dire che abbiamo lavorato alla creazione di un percorso che restituisca la nostra esperienza creativa, da vivere liberamente, ciascuno con i propri tempi e nei propri modi. Non a caso anche le installazioni video sono state allestite in ambienti luminosi per favorire una fruizione più libera, in movimento.
lolli:
è importante non esporre solo concetti, costrutti dell’intelletto che imbrigliano la nostra mente nella logica e negli algoritmi quotidiani. Oggi è quasi un privilegio poter sciogliere il pensiero, abbandonarsi a un percorso senza schemi che viva di richiami sensoriali e risonanze emotive o spendere del tempo ad ascoltare e ascoltarsi. Ridurre la materia, i colori e le forme, significa poter recepire le nuance che si nascondono e che costituiscono le opere di minus.log. E’ un esercizio di sensibilità che ci porta nel profondo di noi stessi e nell’essenza delle cose.

Come ha influito lo spazio di un edificio storico come il Museolaboratorio per l’allestimento di una mostra che esige a priori un rigore formale estremo?
lolli:
superate le prime perplessità, dialogare con il Museolaboratorio è stato fin troppo naturale: le opere di minus.log, pulite, rigorose nelle loro forme lineari e mai statiche hanno trovato nelle stanze del museo un suggestivo contraltare con cui si è generato un cortocircuito poetico fra perfezione e imperfezione. Il museo è come un palinsesto di memorie che affiora dalla bianca tinta e impregna ogni mattone sconnesso; è un luogo che ha bisogno di profondo ascolto e che le opere attualmente esposte – giocando sul mood dell’attesa – hanno saputo favorire. È nato così un ambiente con una temporalità sospesa e più umana, una dimensione parallela dove ogni esitazione è concessa.

E a voi cosa “rimane” di quest’esperienza? E quali sono i progetti in cantiere?
minus.log: aver reso partecipi del nostro percorso visitatori  che ci hanno commosso per l’attenzione e la profondità dei feedback. È importante che un’esperienza creativa  generi qualcosa che si trasmetta e vada avanti da sé, in qualche modo: deve avere qualcosa di circolare per renderci felici. Oltre alla promozione di questo progetto, lavoreremo su alcune idee nate proprio durante la creazione e l’allestimento di quello che rimane.  Non hanno ancora una forma, ma riprenderemo la ricerca, probabilmente, dall’ultima stanza della mostra, dalle ultime opere: una serie di lavori chiamata, non a caso,  Try again.

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minus.log, Cure

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minus.log, Together/alone

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minus.log, Arttu Manninen

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minus.log, Together/alone

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