Relazione di appartenenza. Intervista al “Signor Chiunque”…

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Il 27 marzo, durante Miart e Design week, Pierre Dupont (collettivo dei giovani curatori Giulia De Giorgi, Michela Murialdo, Giovanni Paolin, Roberta Perego, Davide Spagnoletto) presenta allo Spazio MIL di Sesto San Giovanni la mostra conclusiva del progetto che, per un periodo di sei mesi, ha coinvolto sei giovani artisti italiani.

Segue l’intervista al “Signor Chiunque”…

Il titolo della mostra Relazione di appartenenza nasce dal desiderio di sperimentare un legame inedito tra la ricerca artistica e curatoriale dei protagonisti e due luoghi significativi per la storia del design italiano, custoditi all’interno dello Spazio MIL: l’Archivio Giovanni Sacchi e La Bottega. Com’è nata l’idea del progetto?
L’idea del progetto è nata dall’incontro tra noi curatori e questi due spazi straordinari. Il progetto è nato durante l’estate 2016 e, una volta avviati i primi contatti, la rete di relazioni tra noi cinque, i sei artisti, gli enti gestori dello spazio e Cren design (collettivo che ha curato l’identità visiva del progetto) ha preso sempre più forma.

I cinque giovani curatori dietro l’identità di Pierre Dupont, i sei artisti coinvolti e i componenti di Cren Design, autore del progetto grafico, sono tutti provenienti da città e contesti diversi? Come ha influito la distanza geografica nel dialogo con un territorio fisico e di ricerca comune? Ha favorito approcci differenti?
Sì, siamo tutti di città diverse. Questo elemento di diversità, e di distanza geografica, è stato il vero motore di tutto il progetto, per certi versi la sfida. Abbiamo strutturato i sei mesi di lavoro creando dei momenti di incontro e scambio dal vivo, lasciando che ogni artista fosse autonomo nella frequentazione dell’Archivio e della Bottega di Giovanni Sacchi. Gli approcci differenti derivano, soprattutto, dalle diverse linee di ricerca dei singoli. Abbiamo scelto di lavorare con giovani artisti, diversi dei quali con ottime esperienze alle spalle e in corso, con approcci differenti e campi di ricerca che spaziano dalla fotografia all’architettura. Relazione di appartenenza è un progetto che definisce una geografia nuova, multiforme e condivisa. Pierre Dupont nasce con questo desiderio di network tra luoghi, storie e persone.

Al centro del confronto c’è il concetto di modello, che soprattutto nell’epoca cui appartengono i luoghi scelti rappresentava il momento intermedio necessario tra l’intuizione creativa e la realizzazione materiale dell’oggetto. Attraverso quali media i sei artisti hanno riflettuto e restituito questo rapporto?
Tutti con media molto diversi: Pasquale Loiudice, architetto di formazione, ha sperimentato una ri-scrittura di alcuni modelli attraverso il disegno manuale; Livia Sperandio, fotografa, ha lavorato su pellicola ortocromatica; Guglielmo Poletti, designer basato a Eindhoven, si è cimentato in una ibridazione digitale e manuale di prototipi; Annamaria Maccapani e Giulia Sacchetto hanno lavorato dei “modelli” in filo di cotone; Marco Secondin ha tradotto il suono (la voce di Giovanni Sacchi) in scultura attraverso il sughero.

Il risultato delle sperimentazioni è un innesto molto ben riuscito nello spazio della bottega del modellista, in cui le opere del presente si mimetizzano tra i prototipi storici, i torni e gli strumenti di lavoro. La “relazione di appartenenza” si chiarisce allora come quella esistente tra gli elementi di un insieme e l’insieme stesso. Qual è il nuovo valore semantico del nuovo insieme creatosi?
Il desiderio di tutti è stato quello di abitare la Bottega senza trasformarla in spazio espositivo, nel senso più tradizionale del termine, ma lavorando per innesti e inserimenti per certi versi mimetici. La mostra è un insieme unico che a sua volta contiene altri sottoinsiemi; una dimensione corale, di convivenza tra le varie voci inserite e tra ciò che è inedito e ciò che preesiste.

La mostra sarà occasione della presentazione del volume di Cristina Baldacci “Archivi impossibili. Un’ossessione dell’arte contemporanea”, Johan & Levi editore – martedì 4 aprile alle 18.30. Qui l’autrice si sofferma in particolare sul significato che questo sistema classificatorio ha assunto non solo come opera d’arte, ma quasi come un nuovo genere contemporaneo. Che ruolo assume, in quest’ottica, l’archivio in Relazione di appartenenza?
L’Archivio Giovanni Sacchi, indicizzato solo al 20% del suo totale, è un patrimonio per certi versi cristallizzato ma con un potenziale di ricerca inestimabile. Il lavoro degli artisti ha attivato delle direzioni di scoperta e utilizzo del materiale in Archivio, in modo non tradizionale e per certi versi atipico. Guglielmo Poletti ha presentato un vertiginoso meccanismo di ibridazione del patrimonio visivo; Pasquale Loiudice ha lavorato su due modelli realizzati da Sacchi per Aldo Rossi; Marco Secondin ha selezionato diverse tracce audio per arrivare a una restituzione fisica della voce di Giovanni Sacchi. L’Archivio è stato offerto agli artisti come possibilità, per mettersi alla prova senza vincoli o indicazioni. La mostra non nasce con l’intento di interrogare il ruolo dell’archivio nell’era contemporanea, ma con il desiderio di permettere l’incontro tra la ricerca dei singoli e l’anima di un luogo (di un medium) stratificato e identitario.

Spazio MIL – via Granelli1, Sesto San Giovanni, MI – M1 Sesto Marelli / M5 Bignami
Orario: dal martedì a domenica 9 aprile dalle 10 alle 18

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Opening, foto di Silvio Russo

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Opening, foto di Silvio Russo

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Opening, foto di Silvio Russo

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Opening, foto di Silvio Russo

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Opening, foto di Silvio Russo

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Opening, foto di Silvio Russo

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Serena Ficarola

Laureata in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Università La Sapienza di Roma, ha svolto uno stage in didattica museale collaborando con il Dipartimento di Educazione del MAXXI Museo Nazionale delle arti del XXI secolo al progetto "Il Museo tra i banchi di scuola". Nel corso dei suoi studi più recenti è stata crescente l'attenzione rivolta in particolare alla scultura contemporanea. Attualmente vive a Milano.

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