Restate

2. Alicia Dobrucka

Quale nuova identità, quali tratti e quali funzioni contraddistinguono uno spazio? RESTATE risponde a questi interrogativi attraverso un approccio teorico e artistico, invitando artisti e designer che, secondo differenti medium, esplorano la dimensione moderna di relazionarsi a uno spazio: nel caso specifico, uno dei padiglioni della struttura NEO Bankside, Londra. A parlarcene, tre delle figure principali che hanno articolato il progetto!

2. Alicia DobruckaAlicja Dobrucka, Life is on a new high, 2013. C-print, 152 x 122 cm
 

Carmen Stolfi, curatrice
L’idea della mostra nasce da una riflessione sull’entità stessa dello spazio espositivo: un’area  originariamente pensata per fini commerciali, ora aperta alla diversità di eventi temporanei che di volta in volta vi hanno luogo. Questo è uno spazio peculiare, non rifinito, caratterizzato dalla presenza massiccia di cemento grezzo e di pareti che mostrano ancora il suo essere in via di sviluppo. È un luogo senza anima e senza identità, e dove tuttavia le memorie e le relazioni intime caratterizzano gli spazi privati dei vicini appartamenti. Da queste premesse, influenzata dalle teorie di Marc Augè e dalle letture di Italo Calvino, da cui emergono i concetti di “passaggio”e di “paesaggio”, mi sono chiesta: “come riusciamo a dare identità a uno spazio?” Il discorso si è poi sviluppato attraverso una selezione di lavori in dialogo con la struttura stessa, con ogni sua funzione e elemento architettonico: così da presentare opere, che pur non essendo site-specific nel senso letterale del termine, ne interpretavano decisamente atmosfera e caratteristiche spaziali.

3.Alona Rodeh.Screen Shot 2014_Alona Rodeh, Barking dogs don`t bite, 2012, image courtesy of Tal Nisim. One Channel color HD Video with Sound – 7 min in loop
 

Intrinsecamente, RESTATE propone una ricerca che abbraccia altri settori oltre l’Arte, quali l’Architettura e il Design, citando i meccanismi di condivisione della comunicazione, per un’interdisciplinarità di approcci e interessi. In RESTATE si assiste a una sovrapposizione di settori creativi, a un melting pot d’influenze, simili tra loro per background e approccio ibrido.
Il percorso della mostra ha inizio con il video Barking dogs don’t bite di Alona Rodeh, che nel commentare le modalità di uno spazio commercial vuoto e inanimato viene attivato da interventi  performativi tuttavia privi di attori, offre una metafora di quello che accade nello spazio reale di NEO Bankside, e sottolinea il potenziale dell’arte di restituire identità a luoghi privi di storia. Stian Adlandsvik interpreta lo spazio attraverso un focus sulla materia: Self consuming bastard e le tre stampe The room was long with windows, esplorano l’identità dello spazio attraverso la decostruzione e il riassemblaggio, legandosi in un certo senso ai modi di operare del design. In maniera simile Twist and Lock e Hang it on the  wall, dell’artista-designer Harry Thaler, sono lavori che nascono dalla rilettura delle funzionalità degli oggetti per proporre una loro rielaborazione formale e un nuovo legame con lo spazio circostante. Le installazioni di Teresa Braula cito A House to live #2 e Going home sono delicate composizioni di cemento che riflettono sulla relazione tra fragilità delle relazioni umane e durabilità dei luoghi all’interno dei quali esse hanno luogo. Al contempo esse forniscono uno sguardo rinnovato alla struttura dello spazio, come nel caso dell’element di passaggio/barriera visuale fornito dalle finestre oscurate. A richiamare la massiccia presenza del cemento nello spazio, è la serie di fotografie Life is on a new high di Alicja Dobrucka, che sottolinea contestualmente le differenze culturali tra Occidente e Oriente nella città di Mumbai, il cui processo di sviluppo economico totalmente sregolato riflette la costruzione forsennata di grattacieli ed edifici in totale contrasto con il tessuto urbanistico delle abitazioni tradizionali indiane.

1.RESTATE - Private ViewRESTATE – Private View. Image courtesy of Alberto Gallo
 

Alicja Dobrucka, artista (b.1985 Poland, vive e lavora a Londra)
La mia pratica artistica si può definire come un cultural-transfer, un impianto culturale, che è iniziato con il progetto I like you, I like you a lot, on-going project di cui una serie di 80 immagini, datata 2008-2011,è stata recentemente pubblicata. Questo progetto riflette l’esperienza intima e personale di un mio viaggio di ritorno in Polonia, mentre il paese affrontava la fine del comunismo negli anni ’90 e conseguentemente la perdita d’identità, in cui idee e stereotipi occidentali si fondono, come ad esempio la rappresentazione di figure di soldati in Plastic Bullet Gun. L’interesse per l’interazione tra persone, spazi architettonici e il paesaggio, continua nel progetto Concrete Mushrooms, scattato in Albania per Domus: la serie fotografica si focalizza sui modi in cui vengono ora utilizzate strutture quali bunkers, che hanno perso la loro funzione, diventando patrimonio culturale e paesaggistico, mostrando il paradosso tra la realtà e la loro funzione originaria. Con la stessa idea, ho intrapreso il progetto Culture Translated, 2011 in cui ho sperimentato la re-interpretazione di tecniche e pattern artigianali, coinvolgendo altri artisti e designer, creando un circuito di scambio culturale. È questo un progetto che ha voluto investigare l’identità delle arti minori, sfidando i paradigmi occidentali oltre ogni contesto definito. Per la mostra RESTATE, presento il progetto scattato a Mumbai, capitale finanziaria dell’India, Life is on a new high, iniziato nel 2012, ma realizzato nel 2013, in cui interpreto una nuova visione di luoghi in cui si fa forte l’influenza occidentale, attraverso paradossali differenze, su cui i media insistono: se il progresso ha generato alcuni tra gli edifici più elevati del mondo, al contrario la povertà sembra convivere nella stessa realtà. Questo progetto sembra instaurare una perfetta metafora con l’area di Bankside, in fase di sviluppo, con cui mi connetto in una passeggiata attraverso i cieli.

5.Harry ThalerHarry Thaler, Hang It on the Wall, 2008
Borosilicate glass, halogen bulb, nail – 16 cm, wire 245 cm

 

Nur Elektra El Shami, co-fondatrice e direttrice di Art:i:curate
NEO-Bankside si contraddistingue per le caratteristiche specifiche dello spazio, precedentemente utilizzato per attività commerciali, e per la sua rinnovata identità, in cui la pratica artistica trova forma e funzione, attraverso la sperimentazione dei materiali. Arte, Architettura e Design convergono in RESTATE che propone una rivisitazione tridimensionale dello spazio che riprende il modello di un white-cube, a cui sono state apportate modifiche strutturali come per il soffitto e le grandi finestre oscurate da pannelli. Il punto di partenza della mostra riflette la metodologia di Art:i:curate, una piattaforma on-line in cui i membri sono chiamati a esprimere il loro apprezzamento per i lavori degli artisti presenti. Il lavoro di Teresa Braula Reis presenta chiari riferimenti con i materiali di costruzione utilizzati a Londra, come i mattoni e il cemento, ricostruendo e ri-disegnando oggetti e materiali domestici, aprendo così nuove prospettive come per A House within Its Shadow. Il dialogo continua con le sculture di Harry Thaler, che idealmente invitano all’aprirsi di nuove idee e alla conoscenza, così inoltre, come per il lavoro in assenza di Stian Adlandsvick che è diventato manifesto del progetto RESTATE, rappresentando la distruzione di fogli di carta.  Il lavoro di Alicja Dobrucka si presenta come un nuovo punto di partenza, articolando una rappresentazione di moderne, occidentali, lussuose architetture a Mumbai,  partendo un repertorio d’immagini pubblicizzate on-line. Infine, il video di Alona Rodeh riflette analogamente la percezione della mostra, mostrando come l’intervento artistico possa innescare una nuova identità e funzione dello spazio, in un evento performativo senza attori.

RESTATE è stata in mostra a Londra il 4 – 17 Aprile 2014, NEO Bankside, Londra
Artisti: Stian Adlandsvik, Alicja Dobrucka, Teresa Braula Reis, Alona Rodeh, Harry Thaler
Curata da Carmen Stolfi, Co-curata da Art:i:curate network

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è interessata agli aspetti Visivi, Verbali e Testuali che intercorrono nelle Arti Moderne Contemporanee. Da studi storico-artistici presso l’Università Cà Foscari, Venezia, si è specializzata nella didattica e pratica curatoriale, presso lo IED, Roma, e Christie’s Londra. L’ambito della sua attività di ricerca si concentra sul tema della Luce dagli anni ’50 alle manifestazioni emergenti, considerando ontologicamente aspetti artistici, fenomenologici e d’innovazione visuale.

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