La più grande retrospettiva su Marc Chagall a Milano

Sulla città, 1914-1918, olio su tela, Galleria di Stato Tretjakov, Mosca

Nonostante le sfortunate vicende che hanno segnato l’intera vita di Marc Chagall – l’artista russo naturalizzato francese, infatti, si autodefiniva “nato morto”, subì in quanto ebreo i pogrom zaristi e l’esilio nazista e perse l’amata nonché musa – dalle opere in mostra a Palazzo Reale a Milano, ciò che traspare maggiormente è un sentimento di gioia, amore e speranza nell’umanità. Cosa ancora più strana se si pensa al cambiamento radicale subito dal ruolo dell’artista con l’avvento del Novecento, il cui compito, infatti, non fu più quello di “abbellire” la realtà ma divenne quello di smascherare e denunciare, a volte addirittura con irriverente violenza, l’ipocrisia della società borghese. La nuova regola degli artisti diventò quella di non avere regole e la mostra meneghina evidenzia come Marc Chagall in questo si rivelò un vero maestro.

All’interno del percorso espositivo – cronologico e diviso in sezioni tematiche – , infatti, un soggetto ritorna incessantemente: due figure strette l’una all’altra in un abbraccio, sia che intorno ci sia un’atmosfera di pace o di distruzione. Nato a Vitebsk (Biellorussia) nel 1887 da una famiglia ebraica, matura la sua prima formazione artistica a San Pietroburgo seguendo le lezioni di Léon Bakst, pittore e scenografo russo studioso dell’arte francese.  E’ proprio durante le sue lezioni che Chagall, già insoddisfatto dal clima culturale russo, scopre e rimane affascinato dalle avanguardie occidentali, dimostrando in particolar modo un’affinità stilistica con il Fauvismo e il Cubismo, fino a decidere di trasferirsi a Parigi nel 1910. Nella capitale francese conosce i massimi esponenti della cultura avanguardista: Guillaume Apollinaire, Robert Delaunay e Fernand Léger; e diventa coinquilino di Chaim Soutine e Amedeo Modigliani alla Ruche, la sede degli atelier di numerosi artisti. Inebriato dall’atmosfera che si respirava “nell’Alveare” parigino, l’artista incomincia a realizzare i suoi primi capolavori.

Nonostante il forte impatto che ebbero le suggestioni figurative degli altri artisti, Chagall non si lega mai veramente a nessun movimento artistico. La matrice popolare russa, il simbolismo ebraico, il cromatismo acceso e contrastante di Henri Matisse e le forme geometriche di Pablo Picasso, si mescolano nella pittura di Marc Chagall slittando nella dimensione onirica e spirituale che diventa la cifra stilistica costante della sua intera produzione. Attingendo a ricordi dell’infanzia, a vicende della sua vita e a figure simboliche quali gli animali, i fiori e i temi biblici costruisce un lessico artistico – una favola personale – assolutamente unico nel suo genere. In un mondo che non segue regole compositive e sensoriali gli esseri umani e animali volano, confondendosi gli uni negli altri, tra edifici capovolti e oggetti sospesi nello spazio, abbagliati da colori volutamente anti-naturali e atemporali che contribuiscono a creare un fantasmagorico universo di emozioni, talvolta velato da un lirismo nostalgico.

Negli anni Venti viaggia per motivi personali e lavorativi tra Russia, Germania e Francia finché non decide di stabilirsi in Provenza fino al termine della sua vita, salvo per una parentesi americana obbligata negli anni dell’occupazione tedesca. In Russia, oltre a sposarsi, diventa Commissario governativo per le Belle Arti, fonda la nuova Accademia di Vitebsk e si dedica alla decorazione del Teatro Ebraico Kamerny per cui realizza anche i costumi e le scenografie di alcuni spettacoli. Questo legame col teatro, radicato in Chagall fin dalla sua prima formazione russa, rifiorirà in seguito durante il suo soggiorno americano. Dopo una breve parentesi berlinese riesce a ritornare in Francia, dove vive anni particolarmente fecondi dedicandosi sia alla produzione su carta di tempere, acquerelli e incisioni grafiche, sia alla scultura e alla ceramica. Bellissima e davvero unica la sala dedicata alle illustrazioni per le “Favole” di La Fontaine, che gli vennero commissionate dall’editore e mecenate Ambroise Vollard.

Quello che questa retrospettiva svela è che Marc Chagall, pur vivendo in un perenne esilio e nonostante i terribili avvenimenti che attraversarono la sua esistenza, continuò per tutta la vita a vedere il mondo attraverso gli occhi di un bambino.

La coppia sopra Saint Paul, 1968, olio tempera e segatura su tela, Collezione Privata

La coppia sopra Saint Paul, 1968, olio tempera e segatura su tela, Collezione Privata

Sulla città, 1914-1918, olio su tela, Galleria di Stato Tretjakov, Mosca

Sulla città, 1914-1918, olio su tela, Galleria di Stato Tretjakov, Mosca

Il circo rosso, 1956‐1960, olio su tela, Collezione Privata

Il circo rosso, 1956‐1960, olio su tela, Collezione Privata

La fidanzata dal volto blu, 1932, olio su tela, Collezione Privata

La fidanzata dal volto blu, 1932, olio su tela, Collezione Privata 

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Classe 1986, Francesca risiede e lavora a Piacenza. Dopo essersi laureata al Dams di Bologna in Storia dell'Arte, si è diplomata in Comunicazione e Organizzazione per l'Arte Contemporanea all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Collabora attualmente con l'artista piacentina Claudia Losi e scrive per alcune riviste d'arte online e giornali piacentini.

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1 Comment

  1. Non posso perdermi questa mostra : appuntamento obbligatorio a Milano !

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