Richard Dupont. Tra digital art e selfie post-organici

Richard Dupont. Selfie - veduta della mostra

Una fuga di mani. Decine di mani che si rincorrono lungo le pareti nell’impossibilità di stabilire un contatto, o di sospenderlo del tutto. Questa è la visione che accoglie il visitatore di “Selfie”, prima personale italiana di Richard Dupont (New York, 1968) a cura di Marco Bazzini, visibile fino al 30 dicembre presso la galleria Eduardo Secci Contemporary a Firenze. Biometrie, così le chiama l’artista.Nell’esplorare uno degli sviluppi più futuristici della digital art anni Zero, il pensiero spazia, per poi avvitarsi vertiginosamente su stesso. Il titolo scelto per l’evento ci avvisa immediatamente della sua natura auto-rappresentativa. Ma qui la pratica del selfie trascende il dibattito sociologico per sollecitare registri più pertinenti alle biotecnologie e agli scenari di sorveglianza e manipolazione che queste spalancano. La riflessione di Dupont non si esaurisce in una critica alla società mediatica e alla sua iconografia cosmetica da profilo Instagram. Niente a che vedere, insomma, con le provocazioni a breve gittata di un Richard Prince e i suoi New Portraits. In questo caso la posta in gioco è più controversa. A prendere/perdere forma è l’autoritratto di Dupont stesso, secondo le modalità entropiche di un selfie post-organico. La vicenda è nota. Siamo nel 2002 quando Dupont decide di rivolgersi alla base militare americana di Wright-Petterson per ottenere una scansione tridimensionale del proprio corpo. Il modello digitale così ottenuto costituirà la matrice di gran parte dei lavori realizzati dall’artista nei dodici anni successivi. Opere che nel dilatare il campo dell’autoritratto problematizzano con forza il nostro rapporto con la virtualità e i new media, strutturando una riflessione radicale sui concetti d’identità e memoria nella post-digital era.

L’etimologia ci mette in guardia: materia, dal sanscrito “mât”, misurare, fare con le mani. La riconversione del virtuale in materia mediante tecniche sperimentali all’avanguardia come la stampa 3D è al centro dell’indagine condotta da Dupont. Da capsule del tempo a Moai distopici: le celebri teste in resina poliuretanica inizialmente costipate di oggetti trovati, residuali, adesso pendono raggrinzite dalle pareti nella loro versione gommata (Going Around by Passing Through). Defluiti i contenuti obsoleti che in prima battuta le saturavano, le “hanging heads” concretizzano il processo di svuotamento dell’umano, ridotto ora ad anti-forma, a futile spoglia nella sua plasticità fuori tempo. Il tentativo di preservazione dell’io attraverso la memoria, decreta l’artista, è fallito. Come nel caso delle Degraded Masks, dove il volto dell’artista, riprodotto ancora una volta in scala aumentata, appare spasmodicamente compresso da forze impersonali; i connotati individuali livellati sotto una pressione gravitazionale schiacciante.

Se l’impiego di un materiale sintetico-industriale come la gomma sembra rimandare a forme di minimalismo eccentrico e biomorfico alla Eva Hesse, è soprattutto l’influenza del Burri iper-materico dei sacchi a incidere sul linguaggio di Dupont: ma per via negativa, ponendosi come un precedente formale da tradire, di fatto, nella sostanza. È a Burri, naturalmente, che corre il pensiero osservando un’opera come Sacco, ingrandimento tridimensionale della texture di uno scampolo di iuta. Elaborazione postuma, bianchissima, di esperienze organiche in dissolvenza, e tuttavia ancora presenti nel ricordo.

The Last Invocation, infine, nasce come stampa tridimensionale di una vecchia carta geografica tedesca (relativa ad alcune aree del Texas e della California) sulla quale sono stati impressi i versi di una poesia di Withman tradotti in codici discreti (0-1). Una stringa di valori numerici, ecco ciò che rimane. Parafrasando il poeta americano con una punta di scetticismo, viene da chiedersi: E’ davvero così forte la tua presa, carne mortale?

Desirée Soave

Richard Dupont. Selfie - veduta della mostra

Richard Dupont. Selfie, exhibition view 

Richard Dupont, Degraded Mask 2, 2014

Richard Dupont, Degraded Mask 2, 2014

Richard Dupont, Going Around by Passing Through 2, 2013

Richard Dupont, Going Around by Passing Through 2, 2013

Richard Dupont, The Last Invocation, 2013

Richard Dupont, The Last Invocation, 2013

The following two tabs change content below.
Juliet Art Magazine is a contemporary art magazine

Ultimi post di julietartmagazine (vedi tutti)

Rispondi