Rifrazioni e astrazioni del collettivo CaCo3

CaCO3, Movimento n. 58, 2014, courtesy CaCO3

Tra le realtà più interessanti e innovative del panorama artistico ravennate, merita un’attenzione particolare il collettivo CaCO3, un trio che si è imposto sulla scena grazie alla sua capacità di coniugare la tradizione bizantina del mosaico con le ricerche e le sperimentazioni della contemporaneità.

I CaCO3 si sono formati nel 2006 a Ravenna, sui banchi della Scuola per il restauro del mosaico, e hanno adottato come nome la formula chimica del carbonato di calcio, il materiale base delle tessere lapidee. Aniko Ferreira da Silva, Giuseppe Donnaloia e Pavlos Mavromatidis non potrebbero essere più diversi, per provenienza, storia personale e stile di partenza, ma si sono ritrovati accomunati dalla volontà di rompere le regole del mosaico, o meglio di utilizzare alcuni espedienti tipici della tecnica paleocristiana per creare qualcosa di totalmente nuovo e innovativo.

Il loro approccio verso il medium musivo è fortemente debitore del contatto diretto coi mosaici antichi di Ravenna, in particolare agli studi sulla rifrazione e interazione della luce sulla superficie musiva, una delle principali preoccupazioni dei mosaicisti antichi. Come i bizantini, anche i CaCO3 si dedicano alle infinite possibilità offerte dall’inclinazione delle tessere rispetto al piano, che permette di amplificare i riflessi e di rendere l’opera estremamente luminosa e preziosa, soprattutto quando si utilizzano smalti e lamine dorate o argentate.

I mosaici sembrano scoppiare di luce e l’effetto non cambia anche quando i colori usati sono il nero e il blu combinati insieme, che quasi danno l’impressione di aver catturato tutto il bagliore presente nella stanza. Il risultato è un effetto di movimento dove la superficie musiva diventa increspata da vortici e spirali mentre le tessere si fanno tattili, come se fossero soffici tappeti o un campo di grano agitato dal vento. Non c’è spazio per raffigurazioni, paesaggi o volti, perché il loro studio si concentra sulla forma e sulla pura astrazione, così come ridotta è la gamma cromatica che si limita per lo più all’argento, all’oro, al nero, al blu e al bianco.

Nel corso degli anni il collettivo ha avuto la possibilità di esporre in diversi luoghi della città, da solo (come in occasione del recente Festival del Mosaico Contemporaneo) o assieme ad altri giovani artisti e alcune delle loro opere fanno oggi parte della collezione contemporanea del MAR di Ravenna. Tra le location più suggestive, c’è stato il battistero degli Ariani, piccolo gioiello tardoantico e patrimonio UNESCO. L’immagine centrale del battesimo di Cristo, con l’immersione di un Gesù giovane e senza vesti nel fiume Giordano, ha ispirato il loro lavoro omonimo (Immersione, 2011), una sorta di drappo candido appeso a una struttura metallica, dove i tasselli calcarei sembrano soffici fibre di cotone e instaurano un gioco di rimandi e di continuità con i mosaici antichi, creando un’opera ricercata e raffinata.

CaCO3, Movimento n. 22, 2012, courtesy CaCO3

CaCO3, Movimento n. 22, 2012, courtesy CaCO3

CaCO3, Movimento n. 50, 2012, courtesy CaCO3

CaCO3, Movimento n. 50, 2012, courtesy CaCO3

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Milena Mengozzi

Laureata in Storia dell'arte al DAMS di Bologna con una tesi sul kimono giapponese e la sua influenza nell'arte e nella moda occidentali, vive a Ravenna. Ama l'arte di ogni periodo e genere, ma anche la moda e la musica sono due sue grandi passioni, che cerca di combinare tutte insieme appena può.

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