“Rinascimento elettronico” di Bill Viola a Firenze

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di Luciano Marucci

Firenze, con la mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico, celebra l’artista newyorkese, pioniere e maestro indiscusso della nuova videoarte internazionale; ormai modello di riferimento per l’uso creativo del medium. L’evento – curato da Arturo Galansino (direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi) e da Kira Perov (moglie dell’artista, direttrice esecutiva del Bill Viola Studio) – comprende 26 opere, realizzate dagli anni Settanta al 2014, esposte in varie sedi fino al 23 luglio: Palazzo Strozzi, Galleria degli Uffici, Museo di Santa Maria Novella, Museo dell’Opera del Duomo. Per l’occasione è stata messa in scena una dialettica tra capolavori digitali e rinascimentali, a partire da quelli che avevano ispirato Viola nei due anni in cui operò (1974-1976) presso il Centro art/tapes/22 del capoluogo toscano. Esemplare l’accostamento (che stabilisce una continuità nonostante la distanza temporale) di Visitazione del Pontormo a The Greeting, rivelazione della Biennale d’Arte di Venezia 1995, quando fu prescelto a rappresentare gli USA. Ovviamente, con questo tipo di produzione, non ci pone di fronte a un citazionismo postmoderno, anzi afferma un concetto di arte espansiva, dalle grandi potenzialità simboliche, che ingloba le istanze del contemporaneo e riattualizza la Storia.

L’esposizione, grazie alla qualità delle opere e all’originale allestimento nei suggestivi ambienti che la ospitano, ha un forte potere attrattivo verso un pubblico eterogeneo che, trovandosi immerso in installazioni plurisensoriali abitate da immagini metamorfiche – tra colonne sonore evocative, luce sublimante e buio angosciante – riscopre motivazioni e sensazioni latenti. Dal contesto vitale-trascendentale – dove l’essere umano interagisce con le energie trasformative di elementi naturali primari quali acqua e fuoco – si colgono la precarietà della vita, l’ineluttabilità della morte, l’anelito di resurrezione. Viola, quindi, pervade l’artefatto di sensualità/spiritualità, disperazione/speranza, sacralità, misticismo e utopia, senza però seguire dogmi religiosi o togliere aspettativa di futuro. La sua videoarte è un fenomeno decisamente moderno, anche se trae motivi formali e ideali dal passato. Un’arte composita che genera un unicum ineguagliabile nel quale confluiscono più esperienze (pittura figurativa, cinema, performance, suono, teatro) che l’autore personalizza con memorie autobiografiche, alta specializzazione tecnica e sperimentazione a oltranza, privilegiando il messaggio rispetto alla seduzione delle componenti tecnologiche.

Altro suo merito è quello di aver riportato l’attenzione sul video trattando liberamente questioni esistenziali legate a valori fondamentali che il materialismo e i ritmi frenetici del quotidiano hanno offuscato. Ecco perché egli ‘impone’ una lettura rallentata delle installazioni e sollecita un rapporto più intimo con il proprio tempo. Per ottenere risultati più elevati e coinvolgenti indaga costantemente i meccanismi della visione, calibra il movimento di animazione e studia l’aspetto scenografico-spettacolare. In fondo elabora una nuova estetica modificando pure la codificata strutturazione dell’opera in funzione di una percezione totale e affrontando temi universali con il presupposto critico, velato ma determinato, di rifondare il sistema culturale-filosofico vigente e la soggettività dell’individuo. Praticamente rivitalizza la pittura caricando l’immagine realistica e lirica di nuovi sensi per evidenziare i nostri bisogni interiori e soprannaturali, esplorando perfino l’ignoto e il mistero. Così conferisce all’opera una marcata valenza emozionale e comunicativa, sensibile ed evocativa, capace di stimolare negli spettatori una riflessione profonda sulla propria esistenza e sul destino dell’umanità.

Bill Viola, dunque, attraverso l’arte elettronica riesce a visualizzare inquietudini, sentimenti e aspirazioni dell’uomo (centro propulsivo delle proprie investigazioni) per far risorgere dalle rovine del presente una sua più naturale identità.

Sull’attività l’artista mi ha dichiarato:

Luciano Marucci: L’attuale esposizione di Firenze mette chiaramente a fuoco il tuo rapporto con la storia dell’arte attraverso l’evoluzione linguistica che caratterizza il tuo lavoro. Le tecnologie avanzate – che tu impieghi in funzione di visioni spirituali, sentimentali e simboliche, nonché l’interazione multimediale ed emozionale con gli spettatori – possono stimolare l’immaginario e favorire l’invenzione artistica?
Bill Viola: Il mezzo del video ha sempre stimolato la mia immaginazione. La sua invenzione e lo sviluppo è stato in parallelo con la mia crescita come essere umano e come artista. Ogni nuovo strumento è diventato parte della mia ‘tavolozza’ che mi ha aiutato a esprimere un’idea, un’esplorazione, o una visione. La mia immediata, iniziale attrazione per il video è stato il fatto che esso operava nel presente, e non c’era bisogno di registrare per visualizzare un’immagine su un monitor. Quindi per me divenne un occhio surrogato, un occhio che non si chiudeva mai. Alcune di queste prime osservazioni registrate sono presenti nella mostra di Palazzo Strozzi. Nel corso della mia carriera di artista ci sono state molte influenze sulle mie idee e sul lavoro. Ho avuto la fortuna di vivere a Firenze a metà degli anni Settanta, dove ho visto dipinti e sculture dal vivo, cioè non in libri ma in chiese e cattedrali, opere che ancora si esprimevano in modo significativo. Alla fine, quando per me è arrivato il momento di utilizzare questa esperienza, mi sono trovato in un luogo dove ho potuto vedere il vero significato dell’umanesimo del Rinascimento e ho intrapreso un’esplorazione delle emozioni. Ad esempio, Pietà di Masolino da Empoli, che ora è esposta nella stessa galleria di Palazzo Strozzi, è stato il modello per creare Emergence (2002). La messa a fuoco non è tanto nella forma della sua inquadratura, quanto nel contenuto emotivo dell’immagine, nel dolore e nel cordoglio espressi attraverso gli occhi di Maria e San Giovanni, nella compassione e rassegnazione in Cristo.

LM: Nei tuoi lavori il medium deve essere dominato totalmente con l’esperienza e la sperimentazione per evitare che il fascino della tecnologia prevalga sulla percezione dei contenuti umani profondi e sulle immersioni nei misteriosi spazi cosmici?
BV: Le persone sono sempre state affascinate dall’immagine in movimento. Forse è il nostro istinto di cacciatore che ci porta continuamente a prestare attenzione quando qualcosa si muove. Nell’installazione delle opere facciamo in modo di nascondere qualsiasi indicazione di tecnologia, nessun cavo, nessuna etichetta sugli schermi, così tutto ciò che le persone vedono sono immagini fatte di luce. La luce può essere una luce proiettata (rimbalzata su una superficie), che viene da dietro su uno schermo luminoso, o emessa da uno schermo piatto. Poi, quando aggiungiamo il suono, lo spettatore è immerso in un ambiente in continuo cambiamento e diventa parte di un mondo diverso; un mondo che è stato creato per lui, ma nel quale ognuno può navigare per conto proprio. Con l’immagine in movimento, mentre la storia si sviluppa, diamo il dono del tempo, il tempo per la riflessione sulle nostre vite. (Traduzione dall’inglese di Kari Moum)

20 marzo 2017

3)-2002-Emergence

Bill Viola, “Emergence”, 2002, è ispirato all’affresco staccato raffigurante “Cristo in pietà”, eseguito da Masolino da Panicale nel 1424 ca. (courtesy Bill Viola Studio e Fondazione Palazzo Strozzi)

4)-2002-Going...

“Going Forth by Day (Fire Birth, The Path, The Deluge, The Voyage, First Light)”, 2002 (courtesy Bill Viola Studio e Fondazione Palazzo Strozzi)

2)-1996-The-Crossing

“The Crossing”, 1996, installazione con proiezione in grande formato che descrive il modo con cui gli elementi del fuoco e dell’acqua modificano la forma umana (courtesy Bill Viola Studio e Fondazione Palazzo Strozzi)

1)-1995-The-Greeting

“The Greeting”, 1995, video che si ispira alla “Visitazione”, dipinto dal Pontormo tra il 1528 e il 1529 ca. (courtesy Bill Viola Studio e Fondazione Palazzo Strozzi)

5) Hatsu Yume

“Hatsu Yume (First Dream)”, 1981, dettaglio (courtesy Bill Viola Studio e Fondazione Palazzo Strozzi; ph Kira Perov)

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