Rob Sherwood

Installation shot of the Warp and The Weft, second solo show at Son Gallery in 2012.

Rob Sherwood, nasce a Bristol nel 1984, vive e lavora a Londra. La sua è una ricerca sulla profondità della percezione, letteralmente e metaforicamente, all’interno di un mondo piatto, come uno schermo. Si considera un pittore, ma il suo lavoro lo ha sempre condotto a sperimentare vari mezzi di comunicazione basati su lenti.

Chi sei?
Sono un artista e lavoro principalmente a Londra, di recente ho presentato la mia seconda mostra personale a Roma alla Galleria Federica Schiavo

Installation shot of the Warp and The Weft, second solo show at Son Gallery in 2012.

Installation shot of the Warp and The Weft, second solo show at Son Gallery in 2012
 

Cosa fai?
Il mio lavoro si concentra principalmente sulla pittura, lavoro alla creazione di reticoli che ricordano la risoluzione fissa / pixel di un’immagine, dove le celle hanno sempre le stesse dimensioni. Mi piace l’idea di lavorare tra alta e bassa definizione. L’idea delle griglie risale ai miei esperimenti su schermi di computer e telecamere, i pixel nel video hanno anche un rapporto con l’ordito e la trama della tela sulla quale dipingo. Ultimamente sto lavorando a dipinti quasi monocromi e seguendo altre piste di lavoro. Credo che l’idea e l’estetica che sono alla base dei miei dipinti provengano da un luogo che è oltre la semplice 2D, mi è perciò necessario poter trasferire questi lavori su altri piani, mi piace l’idea che il mio lavoro sia in continuo divenire. A volte minimizzo la parte pittorica del mio lavoro e mi concentro su qualcos’altro, come le e-mail di spam che ho conservato per alcuni anni o la raccolta del Polygonum cuspidatum giapponese per produrre la carta. C’è una crescente rete di cose correlate tra loro che sto lentamente riunendo insieme attraverso il mio studio.

Installation shot of the 'New Moon Landing' projection at Son Gallery as part of my Solo Show in 2010 called Prosthetics.

Installation shot of the ‘New Moon Landing’ projection at Son Gallery as part of my Solo Show in 2010 called Prosthetics
 

Come hai iniziato? 
Quando avevo circa 17 anni ho avuto il mio primo lavoro. Era in una zona degradata di Bristol vicino a dove ero cresciuto e il lavoro consisteva nell’occuparsi di un Internet Cafe. Questo lavoro mi ha aperto gli occhi su come il mondo stesse comunicando e interagendo attraverso internet. Spesso dovevo aiutare le persone a utilizzare le webcam perché volevano vedere e parlare coi propri cari dall’altra parte del mondo, scene del tipo problemi di connessione, interruzioni con 2 pixel di faccia che si muovono lentamente e il cliente che grida contro lo schermo in un caffè affollato. Una volta mi ricordo di aver aiutato due ragazzi senza tetto ad acquistare una stella per un loro amico morto con una carta di credito rubata.
Ho iniziato a dipingere in un edificio abbandonato vicino all’Internet Cafe, quindi le mie giornate si dividevano tra l’osservare persone online e cercare di sviluppare la mia arte in questo seminterrato. L’Internet Cafe ha avuto un grande impatto sul modo in cui ho iniziato a guardare all’arte e il genere di cose che ho iniziato a leggere come Marshal Mcluhan. Ha catturato il mio interesse per la tecnologia, ma non tanto sulla questione meccanica, quanto piuttosto sulle implicazioni di come esso plasma il nostro modo di vedere, condividere informazioni e comunicare.

ROBSHERWOOD Portrait

Rob Sherwood, portrait by Nikolaas Bartlett
 

Dove lavori? 
In questo momento vivo in una piccola e vecchia casa vittoriana, che una volta ospitava cavalli. Ma ho vissuto e lavorato a Londra dal 2005 dopo essermi trasferito per frequentare la scuola d’arte. Durante quel periodo ho vissuto sei mesi in uno squat a Peckham chiamato Auto-Italia. Ho da sempre vissuto in questa zona di Londra, lavorando a stretto contatto con una galleria che è nata proprio a Peckham la Hannah Barry Gallery. C’è un sacco di energia in questa zona di Londra e anche se spesso devo voltarle le spalle per poter lavorare ai miei quadri mi piace il fatto che sia tutto sempre in movimento. I miei amici fanno grandi cose qui e si sente che le cose progrediscono. Sono fortunato perché ho potuto anche vivere per un periodo a Roma e a Spoleto, in Umbria lavorando con la Fondazione Anna Mahler che propone residenze per giovani artisti.

Quali sono i tuoi obiettivi?
L’obiettivo principale è quello di trovare il modo giusto di mostrare i miei dipinti assieme alle altre cose su cui sto lavorando. L’altro è quello di trovare il tempo per delle collaborazioni.

Che cosa non ti piace?
Il governo del Regno Unito.

Installation shot of 'How Much Does the Earth Weigh?' at Federica Schiavo Gallery, Rome, 2013.

Installation shot of ‘How Much Does the Earth Weigh?’ at Federica Schiavo Gallery, Rome, 2013

Tumblr 
Federica Schiavo gallery
Hannah Barry Gallery

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Giulia Bortoluzzi

graduated in contemporary philosophy/aesthetics, has been working in collaboration with various contemporary art galleries, theaters, private foundations, art centers in Italy and France. Is a regular art contributor for L’Officiel, editor assistant for TAR magazine, founder and editor for recto/verso and editor in chief for julietartmagazine.com

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