Robert Capa in Italia 1943-1944

Anziana donna tra le rovine di Agrigento, 17-18 luglio 1943

“Se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino” questo il mantra di Robert Capa, in mostra allo Spazio Oberdan a Milano, con una selezione di 78 immagini in bianco e nero crude e poetiche, del biennio 1943-1944, durante lo sbarco degli Alleati in Italia.Il fotoreporter, in più di vent’anni di attività, ha documentato i cinque maggiori conflitti mondiali: la guerra civile spagnola, la guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra arabo-israeliana del 1948 e la prima guerra d’Indocina, sempre sul campo, come un soldato, pronto a immortalare ogni fugace emozione con la sua macchina fotografica. Gli scatti selezionati per l’esposizione provengono dalla serie “Robert Capa Master Selection III” conservata a Budapest, composta da 937 fotografie e facente parte delle tre “Master Selection” realizzate dal fratello di Robert, Cornell Capa, anch’egli fotografo, e Richard Whelan, suo biografo, all’inizio degli anni Novanta e oggi conservate a New York, Tokyo e Budapest. Le sale espositive dello Spazio Oberdan sono perfette per ospitare gli scatti di Capa: semplici, vuote, muri bianchi e moquette canna di fucile, luce naturale e silenzio. Nulla distrae lo spettatore dalle immagini belle, potenti, delicate, vere.

Una delle stampe più significative ritrae un soldato che cammina faticosamente con il fucile in spalla in una landa deserta, un prato bruciato sotto i suoi piedi e un cielo plumbeo sopra la sua testa, poco più avanti un gran fumo biancastro sale violento. La foto è stupenda, studiata ed equilibrata, racchiude tutta la desolazione della guerra. Al contrario, il benvenuto alle truppe americane a Monreale è uno scatto spontaneo: l’uomo in primo piano ha un’espressione naturalissima, irripetibile, con gli occhi spalancati, le fronte corrugata, la bocca semiaperta e le mani che stanno per incontrarsi in un fragoroso applauso, la folla alle sue spalle sorride speranzosa, accalcata disordinatamente per accogliere gli Alleati.

“Ero stato all’unanimità riconosciuto come siciliano dalla folla in festa. Ogni rappresentante della popolazione maschile voleva stringermi la mano, le donne più anziane darmi un bacio e le più giovani riempivano la jeep di fiori e frutta. Nulla di tutto ciò mi fu di qualche aiuto per scattare fotografie.” Sui muri delle sale di tanto in tanto spuntano delle citazioni del libro del fotografo “Leggermente fuori fuoco”, che con il suo stile avvincente e ironico spiega l’evolversi del conflitto e le circostanze in cui nacquero i suoi scatti, come quest’ultimo di Monreale. Endre Friedmann, che in seguito sceglierà lo pseudonimo di Robert Capa, nacque a Budapest il 22 ottobre del 1913, in un’umile famiglia ebraica. A 17 anni, a causa della sua partecipazione alla protesta nei confronti del governo di estrema destra, fu costretto ad abbandonare la propria terra d’origine, trasferendosi a Berlino. Dopo pochi anni, nel 1933, lasciò la Germania e si trasferì in Francia, dove partorì l’idea di farsi chiamare Robert Capa, per il suono più semplice e familiare all’estero e per l’assonanza con il famoso regista americano Frank Capra. Qui, con le figure leggendarie di Henri Cartier-Bresson, David “Chim” Seymour, George Rodger e William Vandivert, fondò, nel 1947, l’agenzia fotografica Magnum Photos, una delle più prestigiose mai esistite. La sua vita piena e appassionata si spense nell’unico modo possibile: durante la prima guerra d’Indocina, mentre stava scattando una fotografia esplose una mina, era il 25 maggio del 1954.

Anziana donna tra le rovine di Agrigento, 17-18 luglio 1943

Anziana donna tra le rovine di Agrigento, 17-18 luglio 1943

Benvenuto alle truppe americane a Monreale, 23 luglio 1943

Benvenuto alle truppe americane a Monreale, 23 luglio 1943

Robert Capa 937; 536.WAR.ITA.032; 43-4-28; 1943

Robert Capa 937; 536.WAR.ITA.032; 43-4-28; 1943

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Giulia Brenna

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