Robert Capa. L’arte della realtà

Robert Capa

Robert Capa: volto rilassato, una mano sulla guancia e sguardo intelligente e penetrante di chi sa vedere oltre le azioni cogliendo con un solo scatto il peso e la brutalità della vita reale; è con questo suo ritratto scattato da Ruth Orkin nel 1952 che si apre la mostra di Torino. Un’esposizione che ripercorre la breve, ma intensa vita di questo intraprendente fotografo ungherese; dai primi scatti rubati di nascosto con la sua piccola Leica nel 1932 durante la lezione di Lev Trotzkij, che lo resero famoso conquistandosi la prima pagina sul “Der Welt Spiegel”, fino alle ultime foto scattate poco prima di morire in Indocina calpestando una mina anti-uomo.

Un artista che sapeva cogliere la vita, il dolore, l’amore e la morte con la sua macchina fotografica, guidato da una profonda curiosità e dotato di grande coraggio, sembrava rincorrere il volto della guerra. Fu infatti uno dei primi a recarsi in Spagna nel 1936 per l’assedio di Madrid e l’insediamento della dittatura franchista, tra questi scatti spicca il volto di una bambina stremata e poco più avanti la fotografia che ritrae l’addio tra un miliziano repubblicano e la fidanzata in cui l’incrocio di sguardi esprime serenità e amore, un sentimento che sembra “brillare” in un contesto di guerra e disperazione come questo.
Nel ‘38 Capa è in Cina, si susseguono qui i volti tesi dei soldati, la paura negli occhi dei civili inermi, ma questo fotografo sapeva vedere nell’animo umano e riusciva a catturare anche quei brevi momenti di serenità, data magari da una semplice nevicata, come si può vedere in uno degli scatti esposti, una neve pura e soffice che distrae dal dolore e riporta alla spensieratezza dell’infanzia.

Scoppia la II guerra mondiale e il fotoreporter si reca in Italia seguendo i passi dei soldati americani, ed ecco che comincia la carrellata di foto storiche in cui la popolazione rurale si confronta con la gigantesca stazza degli americani, si pensi allo scatto che pubblicizza la mostra stessa in cui un anziano contadRino delle campagne siciliane indica la strada ad un giovane e aitante soldato americano, che messosi in ginocchio per parlargli sembra alto quasi quanto il primo. Un’immagine dalle linee perfette che sembrano guidare lo stesso osservatore nella direzione dei nemici, uno scontro tra culture e un incontro tra generazioni che uniscono le forze per la difesa dell’etica. Colpisce però tra queste lo scatto straziante dei funerali di venti ragazzi napoletani che rubarono delle armi ai tedeschi e per questo puniti e brutalmente uccisi: i volti delle madri, con gli occhi grondanti di lacrime rabbiose, oltrepassa l’obiettivo e colpisce lo stomaco dell’osservatore come un macigno pesante, facendo toccare il dolore con mano.

Nel 1944 è in Francia per lo sbarco in Normandia, segue la scia del sangue e della morte passando alla storia con scatti sfuocati, ma straordinariamente veri, ruba gli ultimi attimi di vita alla morte stessa con la velocità della sua macchina fotografica e si definisce testimone della fine della guerra con lo scatto suggestivo della morte di un giovane caporale americano, da lui stesso definito “L’ultimo uomo a morire”.  Dopo la guerra la vita lo conduce ancora in giro per il mondo, sarà in Russia tra il ‘47 e il ‘49, nel ’50 in Israele e nel ’54 in Indocina dove troverà la morte. L’ultima parte della mostra è invece dedicata ai ricordi felici di questo straordinario collezionista di immagini, volti sereni di amici accompagnano il visitatore verso l’uscita: Ingrid Bergman, Ernest Hemingway, un insolito Picasso sulla spiaggia e Henri Matisse nell’atto di dipingere. Una mostra questa che documenta e permette di far toccare con mano la terribile e spaventosa “arte” della realtà.

ROBERT CAPA – RETROSPETTIVA
Torino, Palazzo Reale
15 marzo – 14 luglio 2013
www.silvanaeditoriale.it

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Robert Capa

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Noemi Eva Cotterchio, vive e lavora a Torino, laureata in Culture Moderne Comparate presso l’università degli studi di Torino, si dedica alla critica e alla “comparazione” delle arti in quanto frutto della passione umana. Attratta da ogni forma d’arte possibile, dalla pittura alle installazioni moderne, dal balletto classico alle performance di improvvisazione, è sempre alla ricerca di quella sottile impronta lirica e personale che rende unica e sublime un’opera artistica.

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