The regal femininity: Roberto Capucci

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La Reggia di Venaria apre le porte alla creativa genialità del maestro Roberto Capucci, sottolineando, con una mostra allestita nelle Sale delle Arti dal 23 marzo all’8 settembre 2013, le tappe fondamentali di una carriera  dedicata  alla celebrazione della raffinatezza ed eleganza del corpo femminile.“La moda non è ornamento, è architettura. Non basta che un vestito sia bello, deve essere costruito come un palazzo poiché come un palazzo esso è la materializzazione di un’idea”, queste le parole del Maestro e questa la sua poetica. Una vita offerta all’esaltazione della “regalità della donna” che questa mostra ripercorre attraverso l’esposizione di 50 gioielli sartoriali e 32 illustrazioni e bozzetti accompagnati da video e testimonianze, suddivisi in quattro sezioni tematiche che evidenziando l’influenza artistica data da Capucci alla moda.

Accoglie il visitatore lo splendido abito-scultura “Angelo d’Oro” presentato nel 1987 al museo di Palazzo Venezia a Roma, una sublime creazione sartoriale in plissé lamé oro di varie sfumature con applicato sul dorso un elegante elemento ad ala, leitmotiv della maggior parte delle opere in esposizione. Un abito questo che riesce a racchiudere l’essenza di quella finezza e della sublime accuratezza artistica che ha reso Capucci lo stilista prediletto da donne che lui stesso definisce “di carattere”, donne di successo, donne aristocratiche, ma tutte accomunate dalla ricerca di un’eleganza intelligente e senza tempo. La prima sezione Spose regine, raccoglie abiti dalla foggia principesca in cui il maestro libera il suo gusto per la regalità nell’invenzione di nuove linee e volumi, lunghi strascichi e innovativi accostamenti di colore; tra queste lussuose creazioni colpisce però la centrale “Sposa Rossa”, in due sfumature di mikado rosso, presentato nel 2009 al Palazzo Fortuny di Venezia. La sezione successiva Il disegno del maestro, raccoglie i disegni di studio e quelli illustrativi delle opere esposte, eseguiti su fogli 50 x 70 cm di carta Fabriano con matite colorate e grafite, mostrando così attraverso i tratti più o meno marcati, l’accuratezza nella scelta del tessuto e del colore. Una sfilata di carta che preannuncia una spiccata creatività capace di cogliere ispirazione dalla natura, dall’architettura, dalla geologia, alla ricerca della creazione di un abito che superi la sua funzione di vestiario per diventare lui stesso un pezzo di design. Segue la sezione Donne, primedonne e nobildonne, dedicata agli abiti creati e pensati appositamente per grandi donne della società: da quello in velluto con maniche a sbuffo indossato da Rita Levi Montalcini in occasione della cerimonia di consegna del premio Nobel per la medicina nel 1986, all’abito scultura con elemento a farfalla ideato per Valentina Cortese nel 1987 in occasione del Festival di Salisburgo. Creazioni dal taglio sublime ed elegante, tra cui colpisce, forse per la sua innovativa modernità, il meraviglioso “Nove gonne” in taffettà di seta rosso: un classico tubino anni ’60 a cui sono applicati nove elementi sovrapposti sulla gonna che vanno a creare l’effetto ottico di una corolla fiorita, abito acquistato nel 1957 da Esther Williams e riprodotto nello stesso anno in una striscia a fumetti dedicata a Marylin Monroe.

Più interessante da un punto di vista artistico è forse la sezione conclusiva della mostra, Arte e natura nella ricerca della regalità, in cui si susseguono veri e propri pezzi d’arte, abiti scultura che rielaborano l’ispirazione data dallo studio degli elementi architettonici, dei minerali, dei fiori, delle farfalle e dal fuoco. Si passa così da una sala in cui si susseguono abiti ispirati alle colonne, come “Abito dorico” in raso beige con la gonna lunga modellata a formare una colonna dorica e la vita racchiusa da una cinta in foglie, oppure l’abito ispirato al “Capitello corinzio” con un corpino ricoperto da foglie verde-oro e la gonna lunga in plissé beige che allunga ed esalta il corpo femminile, fino ad una sorta di abito-scultura ispirato all’arte contemporanea con le maniche a scatola e applicazione di farfalle. Le sale successive sono dedicate a creazioni sempre più complesse e nel contempo artistiche e originali presentate dal Maestro alla Biennale di Venezia del 1995, riproducendo l’artificiosità dei minerali attraverso un meraviglioso studio del colore e delle forme. Concludono la mostra gli abiti che più incantano e fanno sognare, abiti che sembrano far parte di un meraviglioso “giardino fatato” in cui arte e natura si sono fusi insieme per arricchire il guardaroba della Shakespeariana regina Titania: una carrellata di fiori da indossare e abiti alati come farfalle, dalle stoffe delicate e leggere, conducono il visitatore verso l’ultima sala dedicata all’amore del Maestro per il teatro. Qui l’inconfondibile voce di Maria Callas intona “Casta Diva” di Bellini e avvolge divinamente l’abito “Vestale” presentato nel 1986 all’Arena di Verona in taffettà di seta con maniche a farfalla e corpetto tempestato da argentee paillettes. Una creazione che racchiude tutto lo splendore della regalità capucciana che la Reggia ha voluto celebrare.

ROBERTO CAPUCCI. LA RICERCA DELLA REGALITA’
La Venaria Reale – Sala delle Arti
Dal 23 marzo al 8 settembre 2013
www.lavenaria.it

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Roberto Capucci. La ricerca della regalità. Exhibition view 2013

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Roberto Capucci. La ricerca della regalità. Exhibition view 2013

roberto capucciRoberto Capucci. La ricerca della regalità. Exhibition view 2013

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Noemi Eva Cotterchio, vive e lavora a Torino, laureata in Culture Moderne Comparate presso l’università degli studi di Torino, si dedica alla critica e alla “comparazione” delle arti in quanto frutto della passione umana. Attratta da ogni forma d’arte possibile, dalla pittura alle installazioni moderne, dal balletto classico alle performance di improvvisazione, è sempre alla ricerca di quella sottile impronta lirica e personale che rende unica e sublime un’opera artistica.

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