roBOt Festival 2015

Fuse Ljos photo Campedelli Gamberini

Il 10 ottobre si è conclusa l’ottava edizione del roBOt Festival di Bologna, una quattro giorni d’intensa capacità di smuovere folle nella sperimentazione. Un’edizione quella di quest’anno eXtraLarge, multidisciplinare e sensoriale. La sezione dedicata delle Arti Visive cresce, accelerando naturale la fusione tra arte, musica e digitale con sei progetti curatoriali appositamente commissionati dal Festival. Tra questi, imperdibile è stato l’appuntamento con i Fuse*, collettivo di artisti mediali attivo dal 2007, che per l’occasione hanno presentato Ljos la loro ultima esperienza artistica, in scena a Palazzo Re Enzo giovedì 8 ottobre e ancora, in replica, venerdì 9.

Ljos, live media performance della durata di venti minuti, è la traduzione dal contenuto latente di un sogno al contenuto manifesto. Attraverso una danza sospesa il corpo di Elena Annovi diviene mezzo e strumento per esplorare e comprendere le immense potenzialità espressive tra luce, suono e movimento, alla ricerca di una connessione profonda in uno spazio irreale, rarefatto e disorientante. Ljos è un viaggio onirico e trascendente, un’accelerazione capace di sintetizzare il gesto grazie all’interazione in tempo reale tra i movimenti del corpo, il suono e gli elementi grafici generativi proiettati. E mentre tutto intorno accelera è Luca Pozzi a rallentare il mondo con la sua One Church One Column, installazione esposta per tutta la durata del Festival a Palazzo Re Enzo nell’adiacente Cappella di S. Maria dei Carcerati. Definita come una piccola ma intrigante corto-circuitazione, l’opera sintetizza e rilegge il trattamento e l’assorbimento delle informazioni, altro grande tema proposto in questa edizione, al centro anche di uno dei workshop interamente centrato sui big data. Una spugna luminescente in levitazione elettromagnetica su un basamento ottagonale, un “cloud” fluttuante che rappresenta la capacità di assorbire a distanza le informazioni circostanti. Un lavoro nel quale spazio, tempo, luce e memoria storica si comprimono in un contenitore onnicomprensivo che in apparente distacco dalla realtà accoglie, una accanto all’altra, fisica teorica, informatica e arte contemporanea.

Bora del ravennate Yuri Ancarani accelera nel creare una nuova quanto preponderante omogeneità tra musica e video dove la forza del vento viene evocata e percepita, più ancora che didascalicamente mostrata. Quello di Yuri Ancarani “artista visivo film maker”, come ama definirsi, è un piccolo gioiello commissionato e prodotto da Ravenna Festival, presentato per la prima volta nel 2011. Nel video, trenta minuti di natura incontaminata della Val Rosandra, nel nord-est d’Italia, per un work in progress, basato sulla collaborazione e l’interazione tra le arti visive e la musica, che a roBOt 08 è stato presentato in una nuova e inedita veste per Samuel Kerridge trai principali esponenti della scena techno underground europea ha proposto un’interpretazione del paesaggio visivo nel suo caratteristico stile, fatto di atmosfere ipnotiche e apocalittiche dalle forti sonorità post-industriali.

La sezione Screening dedicata al cinema ha riservato un interessante programma con contenuti e modalità inedite, tra le tante novità dell’ultima edizione vi è stata l’importante collaborazione con la piattaforma LiveSoundtraks, lo showcase internazionale di musica elettronica e live cinema di Barcellona che vede protagoniste le colonne sonore eseguite dal vivo dal quale sono giunte due prestigiose live performance dal forte impatto multidisciplinare per riscoprire il cinema attraverso la musica contemporanea. Imperdibile Lena Willikens, già annunciata tra gli ospiti musicali, ha firmato la sonorizzazione live&direct del melodramma drammatico Japanese Girls at the Harbor di Hiroshi Shimizu, film muto girato nel 1933, dalla bellezza e dalla portata stilisticamente innovativa ancora oggi intatta. La Willikens, dedicatasi da poco alla sonorizzazione cinematografica, si è dimostrata già pienamente a suo agio con i toni malinconici e con una dettagliata scrittura visiva nota per la sua squisita eloquenza e la bellezza. Da segnalare, vista la concomitanza con la seconda edizione della Biennale di Foto/Industria il documentario Industrial Soundtrack For The Urban Decay di Amélie Ravalec e Travis Collins. Presentato nel maggio 2015 a Londra, è il primo documentario realizzato sull’argomento, per un viaggio approfondito alla scoperta della nascita del movimento industrial, un genere musicale con forti richiami al dadaismo, al surrealismo e al futrismo e che oggi ha riacquistato un’importante posizione nelle scene rhythimc noise e techno contemporanee.

Dulcis in fundo è stato assegnato il premio relativo al bando internazionale call4roBOt assegnato al progetto site-specific Continuum di Cinzia Campolese e IF (IT/FR) definito: “Un’opera inedita che nella gypsoteca del Collegio Venturoli ha trovato, coraggiosamente, perfetta cornice. Continuum si è trasformata in apparato scenografico, mettendosi ampiamente in relazione con lo spazio e il pubblico; un lavoro sulla luce nello spazio, molto legato a poetiche come la Light Art (pensiamo a Anthony McCall), rappresenta una possibile via di sviluppo e di mediazione tra interazione ed entertainment basata sull’esperienza sensoriale”. Continuum è una doppia proiezione che vede al centro un pannello riflettente, supporto per due proiezioni provenienti dai lati opposti del pannello. L’opera è un flusso continuo d’immagini in cui un punto si trasforma progressivamente in linea, poi poligono, per ritrovare la sua forma perfetta nel cerchio. Le geometrie proiettate si attraversano e si fondono in un’unica entità, creando aspetti opposti all’interno di uno stesso “continuum”. Due inoltre le menzioni speciali: una per AION di Gagliardi | Natale (IT) «un progetto inedito che ha saputo stupire fin dalla sua prima apparizione […] creando una performance AV sorprendente – impreziosita dal suono sporadico e ipnotico di una tromba» e l’altra per Particle Man di Glenn Marshall (UK) «tra i progetti a forte base “tecnica” è sicuramente uno dei più interessanti: in bilico tra bio e tecnologico, ondeggia senza sosta tra costruzione e scomposizione, tra forma e costellazione. Semplicemente un onore ospitarlo!».

Lena Willikens LIVESOUNDTRACKS #1 per Japanese Girls At The Harbour di Hiroshi Shimizu

Lena Willikens, LIVESOUNDTRACKS #1 per Japanese Girls At The Harbour di Hiroshi Shimizu

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Yuri Ancarani, Bora

Luca Pozzi One Church One column

Luca Pozzi, One Church One column

Continuum Cinzia Campolese

Cinzia Campolese, Continuum

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Sara Benuzzi

Laureata in Italianistica, Culture letterarie europee e scienze linguistiche a Bologna con una tesi in Fenomenologia dell'arte contemporanea sui libri d'artista, attualmente si occupa di comunicazione e organizzazione di eventi. Interessata a tutto ciò che orbita attorno all'arte contemporanea ha un interesse particolare verso le arti digitali, la grafica, la street art e i gli artisti emergenti.

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