Rosanna Chiessi. Pari & Dispari

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La Project Room del MAMbo, spazio riservato a progetti temporanei dedicati alle eccellenze artistiche del territorio emiliano, ospiterà fino al 16 settembre una retrospettiva incentrata sulla poliedrica figura di Rosanna Chiessi, gallerista, editrice, collezionista e mecenate di eventi che tra gli anni ‘70 e ‘80 portò a Reggio Emilia le più aggiornate ricerche dell’avanguardia internazionale con particolare attenzione all’ambito performativo e comportamentale.

Nata nel 1934 da una famiglia reggiana di estrazione popolare, comincia a interessarsi di arte contemporanea quasi da autodidatta alla fine degli anni ’50 e tra il ’62 e il ’65 gestisce assieme a un’amica la galleria Il Portico, dove espongono alcuni tra i principali artisti italiani della seconda metà del Novecento come Carlo Levi, Rossano Naldi, Ernesto Treccani e Renato Guttuso. Nel 1968 divorzia dal marito Otello Montanari, esponente del Partito Comunista Italiano e deputato nella III legislatura della Repubblica; un anno dopo incontra a Düsseldorf Joseph Beuys e viene folgorata dalle sue idee di libertà di espressione e creatività sconfinata, che avrebbero cambiato per sempre il suo approccio alla vita e all’arte. Dagli anni ’70 infatti la sua casa di Reggio Emilia e il casolare di Cavriago diventano il centro di irradiazione italiano del movimento Fluxus e un inesauribile crogiolo creativo, grazie alle forti e durature relazioni amichevoli che Chiessi intratteneva con i prestigiosi artisti che incontrava all’estero, irresistibilmente attratti dal suo entusiasmo e dalla sua incondizionata capacità di accoglienza.

Instancabile viaggiatrice e scopritrice di talenti, aveva trovato la sua autentica vocazione nelle espressioni artistiche più vitali e libere, per loro natura non elitarie, effimere e partecipative. Per finanziare gli artisti che ospitava e diffonderne l’operato anche al di fuori dei circuiti chiusi del sistema dell’arte, nel 1971 fonda la casa editrice Pari & Dispari (il cui logo a doppia chiave viene ideato da Corrado Costa e Giulio Bizzarri), specializzata nella produzione di multipli d’artista a prezzi contenuti. Di quell’atmosfera, che tutti i protagonisti coinvolti ricordano come una grande festa animata e “coreografata” da Rosanna, rimangono 54 album fotografici che documentano le attività e le performance svolte dagli esordi nel 1968 alle ultime iniziative del 2015. Il prezioso fondo, che la Chiessi alla fine della sua attività aveva riordinato e schedato con didascalie autografe, è stato donato dalla figlia Laura al Comune di Reggio Emilia ed è ora conservato nella Biblioteca Panizzi che ne ha digitalizzato i documenti per renderli liberamente consultabili sul proprio sito web.

La mostra al MAMbo rende omaggio alla capacità di Chiessi di entrare in sintonia con gli artisti senza perdere la propria autonomia di giudizio e al suo intuito nell’individuare le nuove tendenze dell’arte senza farsi condizionare dalle mode con un allestimento che riunisce opere, documenti e oggetti-simbolo per ricreare il clima di sperimentazione di quegli anni. Al centro della sala troviamo la grande tavola rotonda di legno proveniente da Cavriago attorno alla quale artisti di diverse correnti si riunivano a cena per progettare e creare assieme all’insegna della contaminazione e che servì anche da palcoscenico per performance improvvisate di fronte a un pubblico, quello dei frequentatori della casa, sempre vario ed eterogeneo. Sul tavolo trovano posto il mazzo di Carte Piacentine, ciascuna disegnata da un artista diverso, la prima edizione di litografie a tiratura limitata prodotta da Pari & Dispari che venne presentata alla Biennale Veneziana del ’72, un mappamondo modificato da Valerio Miroglio nello stesso anno in cui al centro compare un grande continente chiamato “Terra di Rosanna” e le scarpe sporche di colore utilizzate da Shozo Shimamoto in una performance a Palazzo Magnani nel 2011.

La parete di fronte, dominata da una grande tela del maestro giapponese, è dedicata alle ricerche del gruppo Gutai a cui Chiessi si era avvicinata nei primi anni Duemila affascinata dall’esaltazione della fisicità dei materiali e delle azioni corporee con cui il movimento ripensava il gesto pittorico. Un’intera parete, su cui trovano posto anche il soprabito firmato da Joseph Beuys e la sedia utilizzata da Geoff Hendricks in una performance alla Fiera di Basilea del 1975, è riservata alle ricerche incentrate sulla musica e il suono con opere di Giuseppe Chiari, Nam Jum Paik e Charlotte Moormann. Il rapporto di Rosanna con gli artisti Fluxus era molto stretto e nel 1977 al teatrino Dante di Cavriago venne eseguito grazie alla sua mediazione il primo concerto italiano del movimento (con brani di George Brecht, George Maciunas e Robert Watts) di cui gli astanti ricordano che i musicisti dell’orchestra scesero in platea per legare gli spettatori alle loro sedie. L’intento di Chiessi era coinvolgere i luoghi e gli abitanti del paese nel flusso continuo di azioni, processi, ricerche, tentativi e situazioni che costituivano le testimonianze più estreme dell’arte di quella particolare generazione in cui lei stessa amava immergere la propria vita. Non sempre le riuscì e se per i due anni successivi organizzò a Cavriago il festival “Tendenze d’Arte Internazionale”, poi fu costretta a sospendere per l’incomprensione e l’ostilità degli abitanti, come fu sempre un suo grande cruccio il non essere riuscita a far acquisire la sua collezione al Comune di Reggio Emilia.

Un altro importante filone di collaborazione la legava agli esponenti dell’Azionismo Viennese, in particolare a Herman Nitsh, di cui vediamo in mostra una grande mappa di Prinzdendorf: nel 1974, proprio per assistere a una spettacolare azione teatrale di 24 ore dell’artista austriaco nel suo castello vicino a Vienna, Rosanna organizzò da Reggio Emilia un pullman di artisti, amici e collezionisti per condividere con loro quest’esperienza. E proprio in questa occasione Franco Vaccari, che era parte del gruppo, ebbe l’idea di fotografare dal retro i mezzi di trasporto merci che incontrava lungo la strada prima di sorpassarli, che sarebbero confluiti nella serie Camions.

L’avventura di Cavriago (1977-1988) fu un laboratorio creativo i cui esiti vennero presentati nelle fiere più importanti del periodo, come Colonia, Düsseldorf, Basilea e Bologna; negli anni ‘90 Chiessi, in seguito alla sopravvenuta indisponibilità della sua casa, si trasferì a Capri dove iniziò a collaborare con gli eredi di Curzio Malaparte organizzando eventi nella dimora dello scrittore in cui artisti da ogni parte del mondo potevano soggiornare e creare opere ispirate all’ambiente. Si chiudeva così per la provincia emiliana una stagione leggendaria di relazioni e vitalità artistica, che la mostra ricostruisce con una narrazione sensibile e appassionata.

Info:

Rosanna Chiessi. Pari & Dispari
a cura di Lorenzo Balbi
25 maggio – 16 settembre 2018
MAMbo
Via Don Minzoni 14, Bologna

Ritratto_Chiessi_VaccariFranco Vaccari, Cara Rosanna…, 2011 foto con dedica dell’artista, 18×23 cm Archivio Pari&Dispari

AAVV_Carte piacentineArtisti Vari, 40 + 1 + 3 = Le carte piacentine, 1973 cartella con carte da gioco, 70×50 cm Edizioni Pari&Dispari, Reggio Emilia Archivio Pari&Dispari foto Claudio Corghi

KaprowAllan Kaprow, 3 crime stories, 1995 plexiglass, carta, cartone, anelli in metallo, 13x10x3 cm Edizioni Archivio F. Conz Archivio Pari&Dispari foto Claudio Corghi

ShimamotoShozo Shimamoto, Certosa 11, Capri, ID 592, 2008 performance con vetri rotti, acrilico su tela, 292x385cm Archivio Pari&Dispari foto Claudio Corghi

PaikNam June Paik, Candle TV, 1990 tecnica mista, 67x49cm pubblicata dall’artista dalla versione del 1975 collezione privata  foto Marco Borciani

Ritratto_Chiessi_LuthiRitratto di Rosanna Chiessi e Urs Lüthi Capri, 1977

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Laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna, città dove ha continuato a vivere e lavorare, si specializza a Siena con Enrico Crispolti. Curiosa e attenta al divenire della contemporaneità, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.

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