ROSES: you slip your finger through the tear in my t-shirt. Cory Scozzari all’Almanac Inn

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Un sepalo – petalo – e una spina
Un sepalo, un petalo e una spina
In un comune mattino d’estate,
Una fiaschetta di rugiada, un’Ape o due,
Una Brezza – una capriola tra gli alberi
Ed io sono una Rosa!
Emily Dickinson

Nello spazio no-profit Almanac Inn di Torino viene ospitata la mostra personale dell’artista americano Cory Scozzari, intitolata ROSES: you slip your finger through the tear in my t-shirt. In occasione dell’apertura della mostra i lavori sono stati accompagnati dagli interventi del filosofo Federico Campagna e dello scrittore Huw Lemmey, aprendo riflessioni su temi come lussuria, politica, pornografia, identità e sul tema della sessualità in tutte le sue sfumature più complesse. Attraverso una forte visione simbolica, Scozzari presenta il suo nuovo lavoro in cui romanticismo ed estetica trash, pubblico e privato, spazio interno e spazio esterno, vengono integrati insieme con un risultato che trascende la narrazione tradizionale degli eventi particolari fermando, invece, l’attenzione sull’idea di esperienza come valore impersonale, caratterizzato da una sua natura transitoria.

Ogni sala della galleria ospita un’installazione dell’artista suggerendo, in questo modo, tre scenari intimamente intrecciati fra loro: nello spazio centrale, disposti a mezza luna, sette faretti proiettano una luce così intensa quasi ad accecare lo spettatore; la sala adiacente, illuminata esclusivamente dal riflesso dell’installazione luminosa, è completamente spoglia tranne che per le due fotografie formato standard appese al muro in penombra, raffiguranti due nudi maschili nei quali la testa esce dall’inquadratura. L’ultima stanza rappresenta una visione dai colori pastello in un bagliore di luce fredda che rimanda a una sensazione vagamente malinconica. A occupare quasi tutto questo spazio ci sono 500 rose gialle, adagiate all’interno di contenitori di plastica, ordinatamente disposte sopra un ampio piano di compensato. Infine, tutte le finestre della galleria sono state coperte dall’artista con un doppio telo di plastica bagnato aderente ai vetri in modo da ricreare, così, l’effetto dell’annebbiamento.

I vari livelli di lettura e gli elementi simbolici nel lavoro di Scozzari, a un primo impatto non necessariamente connessi tra loro, coesistono in un attento equilibrio di silenziosa collaborazione. Un’operazione analoga avviene nella poesia sovra-citata dell’autrice Emily Dickinson. Qui, l’assemblaggio delle parti (es. caratteristiche del fiore, api, brezza, stagione ecc..) crea una trama ritmica complessa, nel  tempo specifico di un comune mattino d’estate, riuscendo nell’impresa di far prendere vita a un fiore glorioso. Se da un lato la rosa, in Dickinson come in Scozzari, è simbolo tradizionale di bellezza, completezza e vulnerabilità, dall’altro essa non rappresenta uno scopo o la fine di un percorso prestabilito. Tutti gli elementi (materiali e immateriali) presenti nella poesia, come nel lavoro dell’artista, sono testimoni di una realtà valida e fondamentale allo stesso modo della forza emblematica della rosa. In Scozzari, le immagini dei nudi senza testa, reperite da Grindr, l’app per incontri erotici gay, si spogliano dell’emotività dell’esperienza personale rimandando a un’idea meccanica e distaccata dell’incontro erotico; il bagliore caldo e accecante dei riflettori, come una luce divina, esalta l’evento, forse un atto sessuale appena compiuto, come suggerito dai vetri appannati delle finestre. Il trionfo delle rose, insieme alla luce insensibile della stanza, rimandano a un’idea nostalgica del desiderio tanto quanto la suggestione proposta dall’artista di un dito che si infila nel buco di una maglietta. In Dickinson come in Scozzari, i corpi e i simboli sono, dunque, presentati come soggetti nomadi che si contaminano a vicenda in un processo continuo di negoziazione e scambio. Potere/desiderio e pulsioni inconsce/scelta consapevole coesistono non in un rapporto conflittuale ma come parte di un flusso vitale, di un divenire.

Ricordando le teorie esposte da Gilles Deleuze, il filosofo Francese spiega come il termine divenire non sia sinonimo di diventare o di trasformazione. Egli identifica l’idea di un corpo che viene percepito non come una struttura organica stabile ma come un flusso mutevole in continuo movimento, posto nell’ intersezione di altre forze multiformi che entrano costantemente in contatto tra loro compiendo così un processo di reciproca incessante modificazione. Come nei versi della poetessa statunitense, l’incontro simultaneo di elementi è spiegato nell’esempio della vespa e dell’orchidea riportato da Deleuze: “L’orchidea sembra formare l’immagine di una vespa, ma in realtà c’è un divenire-vespa dell’orchidea, e un divenire-orchidea della vespa, una doppia cattura dunque, poiché ciò che ciascuno diviene cambia tanto quanto colui che diviene. La vespa diventa parte dell’apparato di riproduzione dell’orchidea, nello stesso momento in cui l’orchidea diventa organo sessuale per la vespa.” (Mille plateaux, 1980) Ecco allora come questa teoria potrebbe essere racchiusa nel verso finale di Dickinson: l’essere una rosa è il trionfo del divenire deleuziano, in cui il corpo come energia in costante movimento riesce a esprimere tutte le sue potenzialità.

In Scozzari, la violenza della luce proiettata dai faretti, le immagini di corpi nudi dalle teste mozzate, la potenza simbolica delle rose, l’ambivalenza tra spazio interno e spazio esterno e quella tra pubblico e privato vengono qui presentati come elementi costitutivi di un corpo unico che non è circoscritto bensì aperto al flusso dell’esistenza fatto di incroci e mescolanze: una fitta trama di energie che si emancipano dall’idea d’individualità e in cui la sessualità non viene intesa come atto intimo ma come evento spersonalizzato. Ricollegandosi all’idea della mostra, l’intervento di Federico Campagna si è incentrato sul discorso dell’eccesso della sessualità, un eccesso che non viene inteso nel senso trasgressivo del termine ma piuttosto come superamento consapevole dei confini tradizionali assegnati al campo della sfera sessuale. Il filosofo ha dunque analizzato il concetto di lussuria, qui interpretato come un processo attraverso il quale si rivelano i numerosi strati della realtà e che vanno al di là del mondo materiale ‘reale’: secondo Campagna, la lussuria ci offre l’opportunità di espandere il nostro sguardo ontologico, a condizione, però, di essere in grado di prendere sul serio tali scoperte e territori metafisici. Sembrano essere questi alcuni dei temi toccati da Huw Lemmey nella lettura, durante l’evento, di alcuni estratti del suo nuovo romanzo pornografico. Come suggerito dal titolo del libro, My Corbyn Chemsex Hell, Lemmey ricrea un’ironica e visionaria novella in cui i dettagli più osceni che avvengono in camera da letto si mescolano con fatti politici di grande risonanza in un susseguirsi di occasioni, quasi a ricordare l’esperienza di un sogno lucido. Qui, la sfera intima e quella pubblica entrano in gioco di comune accordo e l’individuo assume un’identità a-personale, diventa corpo fluttuante che si lascia trascinare dalle infinite possibilità di eventi e incontri.

L’insieme degli interventi e delle opere esposte, ha presentato un’analisi sfaccettata del contrasto tra corpo individuale e corpo-come-molecola che attraversa il flusso infinito di combinazioni possibili. Le strutture complesse della sessualità, della politica e del desiderio sono qui interpretate alla luce del dilemma dell’epoca contemporanea, ovvero quello dell’identità. E mentre si lotta per ottenere il possesso di una identità, per quanto stabile o transitoria che sia, esercitarsi nella pratica di mischiare e prendere in prestito frammenti di altre identità, potrebbe costituire un primo passo verso l’impossibile risoluzione di tale dilemma – quello in cui, forse, l’unica risposta potrebbe essere l’atto stesso di divenire un corpo senza testa, o un fascio di luce, o una rosa.

Info Almanac inn
Indirizzo: Via degli Artisti 10, Torino, 10124,
Orari apertura: Giovedì, Venerdì and Sabato 3.30-7pm

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Cory Scozzari, ROSES: you slip your finger through the tear in my t-shirt. Courtesy: Almanac, London/Turin. Photos by Nadia Pugliese

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Cory Scozzari, ROSES: you slip your finger through the tear in my t-shirt. Courtesy: Almanac, London/Turin. Photos by Nadia Pugliese

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Cory Scozzari, ROSES: you slip your finger through the tear in my t-shirt. Courtesy: Almanac, London/Turin. Photos by Nadia Pugliese

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Cory Scozzari, ROSES: you slip your finger through the tear in my t-shirt. Courtesy: Almanac, London/Turin. Photos by Nadia Pugliese

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Cory Scozzari, ROSES: you slip your finger through the tear in my t-shirt. Courtesy: Almanac, London/Turin. Photos by Nadia Pugliese

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Cory Scozzari, ROSES: you slip your finger through the tear in my t-shirt. Courtesy: Almanac, London/Turin. Photos by Nadia Pugliese

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Cory Scozzari, ROSES: you slip your finger through the tear in my t-shirt. Courtesy: Almanac, London/Turin. Photos by Nadia Pugliese

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