Rudolf Stingel – Palazzo Grassi

R. Stingel

A Palazzo Grassi, una monumentale mostra personale celebra la ricerca artistica di Rudolf Stingel (1956, vive e lavora tra Merano e New York), legato da tempo alla Fondazione François Pinault, attraverso memorabili interventi artistici. La singolare monografica che si protrae fino a dicembre 2013, è la più esaustiva mai dedicata all’artista in Europa, inserendosi solennemente nello spazio architettonico lungo le superfici secondo un allestimento emblematico di atmosfera rarefatta e mentale, un complesso espositivo di cui l’artista medesimo è curatore. Alla presentazione sono presenti l’artista e il collezionista e mecenate, François Pinault.

La chiave di lettura di Martin Bethenod, Direttore della Fondazione, è un invito a vivere un viaggio esperienziale, una percezione meditativa, estetica, fisica e sensoriale, lungo il fluire del tempo vissuto, ed elevare poeticamente le altezze del pensiero fino all’atto generoso di dedicare la mostra all’amico scomparso Franz West.  Conseguentemente, Elena Geuna, coordinatrice dello straordinario progetto site-specific, introduce la biennale ricerca dell’artista quale consecutiva appropriazione dello spazio espositivo, lungo i piani del Palazzo, e contraddistinta dalle declinazioni di un unico tratto: il tappeto quale cifra stilistica prescelta in analogia alla pittura. Il contesto di Venezia, offre all’artista  l’occasione di ripercorrere i momenti salienti e i punti nodali di contatto con la cultura mitteleuropea del XV – XV sec., e la mostra sembra evocare fama, gloria e fortuna di prosperi scambi lungo il trascorrere del tempo. Una successiva  suggestione tiene in considerazione il ruolo della psicanalisi: come lo studiolo di Sigmund Freud era noto per essere decorato da tappeti orientali, così Rudolf Stingel, che a Vienna trascorse una fase giovanile di studio, prospetta la dimensione profonda della memoria e dell’interiorità, con l’azione empatica e decorativa della moquette. Il tappeto è il medium che consacra assonanze e variazioni con l’arte pittorica, e la mostra ne rivela il potere di elevare qualità essenziali attraverso un tempo fluido, l’alternarsi di pattern e modi di appropriazione: è un dualismo tra figurazione e astrazione che raggiunge il culmine nell’iconica rappresentazione di sculture lignee altoatesine e germaniche, trasposte in dipinti.

L’atrio ospita l’autoritratto, Untitled, 2012,  in posizione mimetica rispetto al colonnato: è questa una tipologia che l’artista ha a lungo ricercato e classificato attraverso il codice pittorico, al fine di rivelare al meglio la presenza e i tratti rilevanti dell’Io. La sala è uno spazio partecipativo vuoto, un metaforico ring, in cui lo spettatore è invitato a percepire l’intensità dei motivi decorativi. Come una conseguente elevazione della componente soggettiva, la mostra si articola secondo il ritmo di temi e variazioni, concatenati dall’alternarsi di decoro parietale e pittorico, e di suggestioni visuali: dalle trame volutamente non coincidenti, la linea pittorica raggiunge il grado zero di rappresentazione, pura astrazione e pensiero assoluto, come i dipinti Untitled, 2012, una modulazione grisaille di toni differenti d’argento. In questo scenario Stingel inserisce la riflessione di una memoria commemorativa, e omaggia l’amico, del ritratto Untitled (Franz West), 2011, a cui riserva la massima luminosità.

La simmetria che tempra consequenziali rimandi, percezioni elusive, sfuggevoli mood e complessità, si presenta come un atto di compenetrazione soggettiva: sembra essere questo il canone che manifesta i dipinti di piccole dimensioni, icone di sculture lignee votive, tra cui si può notare la perenne evocazione alla figura di Untitled (St.Jhon) 2009. All’apice del discorso, Rudolf Stingel interpreta coraggiosamente il memento mori; come un teatro della memoria, singolare e collettiva, le immagini sono evocative di una riflessione solenne sul tempo dell’essere. Immediatamente, la catarsi dello spettatore lo induce a ricongiungersi con se stesso, e consacrare i tratti dell’identità. L’artista identifica, isola e classifica la maniera decorativa e plasma rinnovate identità attraverso la libera esperienza dell’esposizione, come desideri e palpabili motivi tesi a elevare il soggetto, oltre atmosfere rarefatte, la patina pulviscolare che circoscrive la superficie del tempo e della pittura, e inneggiare alla pura luminosità.

Rudolf Stingel, Palazzo Grassi 2013
Palazzo Grassi, Fondazione François Pinault, Venezia, 07/04 – 31/12/2013
A cura di Rudolf Stingel, con la collaborazione di Elena Geuna
Catalogo edito da Electa Mondadori, 2013; testi di François Pinault, Martin Bethenod, Elena Geuna, Jean-Pierre Criqui  

R. Stingel

Installation view at Palazzo Grassi. Photo: Stefan Altenburger. Courtesy of the artist.

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Rudolf Stingel, Untitled, 2012. Installation view at Palazzo Grassi. Oil and enamel on canvas. Pinault Collection. Photo: Stefan Altenburger. Courtesy of the artist.

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Rudolf Stingel, Untitled, 2009. Oil and enamel on linen. Pinault Collection. Photo: Andy Keate. Courtesy of the artist

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Rudolf Stingel, Untitled, 2012. Installation view at Palazzo Grassi, Oil on canvas. Pinault Collection. Photo: Stefan Altenburger. Courtesy of the artist.

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è interessata agli aspetti Visivi, Verbali e Testuali che intercorrono nelle Arti Moderne Contemporanee. Da studi storico-artistici presso l’Università Cà Foscari, Venezia, si è specializzata nella didattica e pratica curatoriale, presso lo IED, Roma, e Christie’s Londra. L’ambito della sua attività di ricerca si concentra sul tema della Luce dagli anni ’50 alle manifestazioni emergenti, considerando ontologicamente aspetti artistici, fenomenologici e d’innovazione visuale.

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