Saatchi Gallery. Dalla Russia con Amore.

Boris Mikhailov

Secondo le pagine di The Art Newspaper International Survey Of Museum Attendance nel 2009, 2010 e 2011 la Saatchi Gallery ha organizzato 7 delle 10 esposizioni artistiche più visitate a Londra. Il nome di Charles Saatchi, che fin dagli anni Settanta è associato al mondo pubblicitario in quanto fondatore di un’agenzia leader nel settore, è oramai universalmente riconosciuto anche come garante e fautore di un’altissima qualità artistica.

Boris Mikhailov

Boris Mikhailov, Case history, 1997-1998, a set of 413 photographs
 

Inaugurata al pubblico più di 25 anni fa – esponendo nel solo anno d’apertura maestri indiscussi come Donald Judd, Brice Marden, Cy Twombly ed Andy Warhol –, la galleria in King’s Road vanta negli anni esposizioni dedicate ai nomi più celebri e incisivi del panorama artistico internazionale contemporaneo. Sono molte le personali, i concorsi per giovani talenti e le installazioni site-specific – come ad esempio l’opera scultorea permanente di Richard Wilson 20:50 e l’installazione audio-video di Christopher Backer Hello World! – finanziate dal gallerista londinese, ma ancor di più le collettive e le rassegne tematiche.
Dal 21 novembre 2012 le pareti bianche dei tre piani elevati accolgono due affascinanti, quanto esaurienti, mostre che conducono lo spettatore alla scoperta dell’arte russa.
Breaking The Ice: Moscow Art 1960-80s, visitabile fino al 28 marzo 2013 all’ultimo piano della galleria, raccoglie una selezione dei principali artisti russi che vissero e lavorarono a Mosca dal 1960 alla fine degli anni Ottanta, focalizzando l’attenzione sulle figure chiave, i noccioli tematici e le prevalenti forme stilistiche di quel periodo. Organizzata in collaborazione con la Tsukanov Family Foundation – organizzazione benefica con sede a Londra che supporta lo sviluppo dell’educazione, dell’arte e della cultura in Russia e in Gran Bretagna – l’esibizione raccoglie quasi 200 opere, provenienti da collezioni private e musei russi, europei e americani. Le opere sono allestite all’interno di un percorso cronologico diviso in sezioni costruite in base alla condivisione, da parte di artisti non necessariamente collegati tra loro, della stessa visione artistica.

Vikenti Nilin

Vikenti Nilin, From the Neighbours Series, 1993-present, giclée print
 

Le prime sale riflettono gli sforzi da parte di un folto numero di artisti di ri-esplorare le tradizioni moderniste dopo la morte di Stalin. La Russia rivoluzionaria era stata, infatti, una fucina per l’arte d’avanguardia – in particolare per l’elaborazione dell’astrazione suprematista e costruttivista con Kasimir Malevich ed Alexander Rodchenko – fino a quando la repressione stalinista non aveva obbligato gli artisti a ritornare a una figurazione realista quanto plumbea, il cosiddetto Realismo Socialista, eleggendola a unico stile ammesso dallo Stato.
Tra i tanti nomi presenti – Yury Zlotnikov, Francisco Infante e Vladimir Veisberg solo per citarne alcuni – Oleg Tselkov si distingue per la sua particolarissima ricerca nell’ambito del ritratto, che fin dalla fine degli anni ’50 permea il suo stile. L’artista dipinge ritratti di persone comuni, scevre da caratteristiche fisiche particolari, per rivelare il lato oscuro dell’inconsapevolezza umana e portare avanti una critica dell’ingenuità, cecità e aggressività delle masse. Non vi è però satira nelle sue tele, al contrario, esse sono offerte allo spettatore come rimedio medicinale: liberando i mostri della sua anima e dandogli una forma fisica li allontana da sé fino a raggiungere la redenzione e così facendo dona la stessa cura allo spettatore.

Oleg Tselkov

Oleg Tselkov, Portrait and flower, 1962, oil on canvas/plywood
 

La seconda metà dell’esposizione oltre a essere più corposa è fondamentalmente dominata da due raggruppamenti: la Sots Art, un mix di realismo pop irriverente e socialista, teorizzata dagli artisti Vitaly Komar e Alexander Melamid all’inizio degli anni Settanta, e l’opposta Arte Concettuale russa. Se la Pop Art americana nacque come reazione alla sovrapproduzione di merci destinate ai consumatori, la Sots Art fu un’ironica opposizione alla sovrapproduzione ideologica e propagandistica russa. Oltre a un’ampia selezione d’opere di Komar e Melamid sono molto interessanti anche i lavori di Leonid Sokov, Alexander Kosolapov e Grisha Bruskin, uno dei più famosi artisti degli anni della Perestroika. Quest’ultimo trasforma la storia sovietica recente nell’archeologia di una civiltà perduta e i miti Sovietici in monumentali quanto vulnerabili figure in decomposizione. Le opere che compongono Breaking the Ice sono sapientemente bilanciate tra giocoso, satirico e torbido, rendendo la mostra un’ esperienza educativa unica.
Al primo ed al secondo piano, invece, è allestita Gaiety is the most outstanding feature of the Soviet Union: New Art from Russia, visitabile fino al 9 giugno 2013. Dipinti, installazioni, sculture e fotografie, quasi tutte prodotte nell’ultimo decennio e mostrate per la prima volta in territorio britannico, documentano l’oppressione sociale, la povertà devastante, la durezza e l’impotenza della vita quotidiana post-Sovietica. C’è chi come Boris Mikhailov si focalizza sui senzatetto, chi come Sergei Vasiliev sui prigionieri sovietici, documentando la lingua segreta dei criminali in Urss tramandata attraverso la pratica dei tatuaggi, o chi come Vikenti Nilin guarda ad ipotetici vicini di casa in bilico tra la vita e la morte. Una rassegna realista e cruda che invita tutti a riflettere.

Sergei Vasiliev

Sergei Vasiliev, Russian Criminal Tattoo Encyclopaedia Print No.15, 2010, giclée print
 
 
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Classe 1986, Francesca risiede e lavora a Piacenza. Dopo essersi laureata al Dams di Bologna in Storia dell'Arte, si è diplomata in Comunicazione e Organizzazione per l'Arte Contemporanea all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Collabora attualmente con l'artista piacentina Claudia Losi e scrive per alcune riviste d'arte online e giornali piacentini.

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