Salotto Vienna. Un nuovo format per l’arte contemporanea

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Dal primo agosto al 14 settembre, l’ampio salone della Ex- Pescheria di Trieste ha ospitato Salotto Vienna, un evento innovativo difficile da definire con un parola sola diversa da salotto. Tutto ha inizio a Trieste su suggerimento degli architetti Giovanni Damiani e Giulio Polita, che entreranno nel team curatoriale,mentre lo Studio Damiani si occuperà anche dell’allestimento, diretto al MAK di Vienna e veicolato dalle entusiaste amministrazioni comunali di Trieste e Vienna. A pochi giorni dalla conclusione intervistiamo Jürgen Weishäupl, l’homo faber, il curatore e produttore indicato dal MAK in considerazione della sua profonda conoscenza della scena viennese, dei trascorsi italiani e della sua dimostrata abilità nella costruzione di grandi eventi.

Nell’arco di trentatrè serate, Salotto Vienna ha portato a Trieste circa duecento personalità e trenta istituzioni del mondo dell’arte viennese, realizzando qualcosa che a me è sembrata una vernice infinita. Qualcosa di più sofisticato di un talk show e più serio di una festa. Quanto è innovativo questo format? Lo avevi già sperimentato? E in definitiva, lo riutilizzerai?
Queste erano le intenzioni! Organizzare un salotto: così erano organizzati i salotti nell’Ottocento. Ma è stata una grande sfida. Anche se tutti organizzano conference-talk, festival dove alla sera ci si può incontrare e c’è chi suona musica o chi fa performance… nessuno aveva mai provato a mettere tutto ciò in un unico contenitore per un mese. Avevamo cercato dei riferimenti ma non trovammo nulla che ci aiutasse a capire se Salotto Vienna avesse potuto per davvero funzionare. Perciò non sapevamo se si sarebbe rivelato troppo stupido o troppo sofisticato. Per noi era importante trovare un modo semplice per raccontare il sistema dell’arte contemporaneamente ad un pubblico di non soli specialisti. Ci sono già varie richieste di rifare il salotto in altri luoghi, perché c’è una grande bisogno di spazi per la  comunicazione. Le piazze pubbliche avevano questa funzione, ma l’hanno persa. C’è anche molta disponibilità dall’altra parte: tutti quelli che abbiamo contattato a Vienna hanno accettato con estrema prontezza, nonostante venire a Trieste da Vienna sia un viaggio non breve. È più facile prestare un’opera o mandare due righe e invece sono venuti tutti i direttori museali. Ad esempio ha parteciapto tutto il Leopold Museum, che ha deciso di far fare una gita a Trieste a ventotto suoi dipendenti. E non solo i viennesi, ma anche gli autori internazionali hanno accettato subito, come Spencer Tunick, o italiani come Davide Rampello. È un format che può funzionare non soltanto con i viennesi, ma con tutti.

I tempi di fruizione del Salotto non sono quelli del museo perché le immagini delle opere sono proiettate durante la conversazione senza la possibilità di contemplare immediatamente l’opera e riflettere. 
L’obiettivo immediato del salotto è iniziare appunto il processo di comunicazione che non si esaurisce poi nella presentazione sul palco, perché si continua a parlare anche a scena chiusa. Una volta che il filo di comunicazione è iniziato lo devi interrompere con la forza, devi andare via se non vuoi essere parte del network. Tramite l’incontro si possono capire le strategie dietro alle operazioni artistiche; un po’ come fate in Juliet dove date molto spazio alle interviste degli artisti e al dialogo. Inoltre, anche se non abbiano avuto qui le opere originali, sul palco ci sono state performance, concerti di musica elettronica, si sono realizzate opere di pittura estemporanea. Penso che in questo modo anche i curiosi abbiano potuto trovare interessante il racconto dell’arte contemporanea. Così dovrebbe essere l’arte! Cerco di fare altro da una bella mostra, dove a volte sei lì in solitudine che giri per il museo: nella migliore delle ipotesi un bel modo di iniziare a riflettere e a pensare. Inizialmente, quando il Mak mi ha chiesto di occuparmi di questo progetto, pensavamo di fare una mostra interdisciplinare, ma dopo essere venuto qui mi sono chiesto: ma chi cavolo in agosto vorrà visitare una mostra per vedere la Vienna interdisciplinare: me ne sto a Barcola! (storica e affolla riviera dove i triestini vanno al mare, ndr) Da lì l’idea di aperture serali con interventi e via discorrendo si è giunti al salotto, che è rispuntato a Vienna da qualche anno. Ma solitamente i salotti viennesi sono eventi ad invito che coinvolgono venti o trenta persone – a volte di più – e distribuiti nel tempo. Con Gerard Matt (ospite con Erwin Wurm, ndr), ad esempio, ogni due mesi invitiamo un personaggio e facciamo un piccolo talk show televisivo. Un format come Salotto Vienna, come dicevo, che prevede cinque appuntamenti settimanali per un mese e più, non si era mai visto.

Hai portato artisti – poi parleremo di che tipo – perfomer, musicisti, dj, attori, curatori, direttori, galleristi… Critici, ne hai portati?
No, i critici sono inutili. Stanno sparendo dalla scena almeno per due fattori. Uno è che i giornali, purtroppo, hanno fatto forti tagli di personale e non pagano più i buoni critici, cosicché questa figura stenta a sopravvivere per questioni economiche. Il secondo è che i critici si sono trasformati in curatori: da critici ad attori del sistema. Neanche saprei quale grande critico viennese portare: quelli che cinque anni fa erano critici oggi sono curatori!

Forse è venuto meno anche il cliché secondo cui l’artista non deve parlare. L’artista deve parlare?!
Questa è un’altra tendenza generale, l’arte che si riprende il linguaggio diretto. Mentre fino agli anni ‘80 e ‘90, anche dopo il concettualismo, le opere d’arte erano ancora accompagnate dal bisogno di essere spiegate, oggi si è ritornati ad un’estetica che può essere comunicata direttamente. A Salotto Vienna l’abbiamo chiamata bellezza. Si tratta di una riscoperta dell’estetica, di un modo relativamente più semplice, perché sensuale ed emotivo, di comunicare con chi guarda. Quattro anni fa ero a una conferenza internazionale di curatori, parlavo di bellezza e pensavo “adesso mi metteranno in croce”: non lo potevi dire, la bellezza era qualcosa che andava bene per la pubblicità o peggio una parola da fascisti. Finalmente, oggi, in questo stato confusionale in cui vaga la società, l’arte si sta riprendendo la sua funzione di essere comunicativa.

E per un debito verso la tradizione dell’Azionismo che abbiamo incontrato pochi pittori a Salotto Vienna o perché ritieni che la pittura abbia esaurito la sua funzione?
Penso che la pittura stia ritornando. In Italia, in realtà, forse perché il paese non era così collegato col sistema internazionale dell’arte e gli artisti hanno continuato a fare quello volevano, ovvero dipingere, la pittura non è mai sparita, ma da noi, negli anni ‘80 e ‘90, non trovavi pittori né nei musei né nelle gallerie. Oggi i pittori a Vienna sono comunque pochi. Un po’ per questo motivo, un po’ perché le performance rendono meglio a video, abbiamo dato meno spazio alla pittura.  Ma la pittura oggi cos’è? Considero Spencer Tunick un pittore e Victoria Coeln, che è stata anche nostra ospite, si definisce una pittrice con la luce. Non c’è più solo il quadro ad olio.

Tutto il tuo lavoro è dichiaratamente volto a mettere in moto delle dinamiche di evoluzione della società: ti sentiresti di dire di aver seminato a Trieste qualcosa che germinerà?  (www.artprojects.at, ndr)
Lo spero. Per me la sorpresa totale è stata la partecipazione di Trieste al progetto, non solo del pubblico, ma di chi ha detto “Ehi, wow, c’è un palco! Io vado su… io faccio questo… voglio partecipare al dibattito… pure noi che siamo un club nautico, questo posto lo possiamo utilizzare davvero?” Ecco, penso che grazie a Salotto Vienna si sia visto che a Trieste manca un luogo come questo. Questo è lo spunto: che la città meriti uno spazio così, a cui si possa accedere con facilità senza scrivere migliaia di pagine di richiesta. (Per quel che riguarda la burocrazia, neanche a Vienna le cose sono diverse) Se gli operatori culturali ne hanno bisogno, devono trovare uno spazio di qualità, che spesso è l’unica cosa realmente fuori budget. Spero che qualcuno andrà a ricreare una situazione di questo genere!

Grazie agli aperitivi d’arte (Kunstaperitiv, gli eventi introduttivi che solitamente sono serviti a dar voce a soggetti locali, ndr), hai conosciuto diverse realtà più o meno collegate all’arte contemporanea, più o meno grandi e più o meno curriculate di Trieste. Tornando indietro cambieresti qualcosa del modo in cui hai organizzato Salotto Vienna?
La cosa migliore sarebbe stata contrapporre ad ogni austriaco un attore locale assimilabile. Questa era l’idea iniziale, ma avremmo avuto bisogno di molto più tempo per studiare il territorio, tempo che è stato invece assorbito ancora una volta dai passaggi amministrativi e per organizzare la macchina logistica. Diciamo che adesso saprei chi chiamare. Non è detto che questo confronto non possa ancora avvenire… magari a Vienna. La prossima settimana il Sindaco Cosolini ci accompagnerà nuovamente a Vienna per incontrare il nostro Sindaco. Ho conosciuto molte realtà che potrebbero sposarsi con altrettante iniziative viennesi e prendere magari un po’ più di dinamicità, perché a Trieste in molti, stanchi di affrontare le complicazioni non solo burocratiche che si incontrano anche per fare cose minime, hanno perso la capacità di pensare in grande. Trent’anni fa a Vienna era lo stesso, quando anche lì regnava la logica del “non si può fare” e gli operatori erano pochi. Abbiamo raccolto a proposito la testimonianza della gallerista Ursula Krinzinger sul suo lavoro con artisti come Weibel o Mühl. Vienna oggi potrebbe trasmettere a Trieste il coraggio non solo di entrare in conflitto con le istituzioni, ma anche di provare a superare i confini, a partire da quelli mentali.

Marco Gnesda

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Jürgen Weishäupl e Gerald Matt, courtesy Erika Glionna – Salotto Vienna

apertura della mostra fotografica

Apertura della mostra fotografica “Pedocin” di Sharon Ritossa e Alba Zari al Kunstaperitiv, courtesy Erika Glionna – Salotto Vienna

Klaus Pobitzer, performance „Habsburger“_@Erika Glionna – Salotto Vienna

Klaus Pobitzer, performance „Habsburger“, courtesy Erika Glionna – Salotto Vienna

Vignette Coquet – Opera Burlesque NY_@Erika Glionna – Salotto Vienna

Vignette Coquet, Opera Burlesque NY, courtesy Erika Glionna – Salotto Vienna

Florian Nitsch und Fariba Mosleh – Roter Teppich_@Erika Glionna – Salotto Vienna

Florian Nitsch und Fariba Mosleh per Roter Teppich, pittura estemporanea (www.roterteppich.at); courtesy Erika Glionna – Salotto Vienna

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