Second Life

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L’Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra (39a Canonbury Square) presenta il progetto dell’artista novarese Enrica Borghi “Second Life”, in mostra dal 16 Ottobre al 22 Dicembre 2013, curato da Giovanna Nicoletti, critica d’arte e giornalista.

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Enrica Borghi, The Flowers on the Moon, 2001, courtesy of the artist
 

Alla base della società odierna esiste il fenomeno socio-economico consistente nell’aumento dei consumi per soddisfare i bisogni indotti dalla pressione della pubblicità e da fenomeni d’imitazione sociale diffusi tra ampi strati della popolazione. Il concetto di ‘consumo vistoso’ è stato utilizzato da T.B. Veblen per descrivere la propensione ad acquistare beni apprezzati non tanto per il loro valore intrinseco, quanto per l’attribuzione di status sociale di classe agiata, che dal loro possesso può derivare.
E bene, questa pochezza di valore intrinseco di oggetti-simbolo del consumismo, è invece provocatoriamente esaltata e arricchita dalle creazioni di Enrica Borghi, che fa sfoggio di virtuosismo creativo, presentando installazioni antropomorfiche realizzate con carte per dolciumi, buste di plastica e altri materiali non biodegradabili.

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Enrica Borghi, La Regina, 2011, courtesy of the artist
 

Materiali polimerici che non soon più soggetti di pesanti problematiche ecologiche e di tentativi incessanti di ricollocazione nell’ambiente e nel mercato, ma di una stimolante mostra educativa ed esemplare, che mette in evidenza il potenziale di oggetti inanimati e privi di nobiltà peculiare, comunemente sottovalutati e oggetti di un “abuso” quotidiano.
Negli anni Enrica Borghi ha utilizzato questi materiali per creare opere che attingono all’iconografia classica, esplorando l’immaginario tradizionalmente associato alla dimensione femminile e domestica. I piccoli rituali e ossessioni della vita quotidiana sono presenti nelle sue opere di pari passo con i grandi temi del presente, come l’ecologia e la necessità di eludere un sistema generale che istiga al consumo.

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Enrica Borghi, Busto di Donna, 2001, courtesy of the artist

 

L’artista rintraccia, nei modelli classici, quegli spunti narrativi che rimandano al principio delle sue opere, sottolineato dalla natura ossimorica dei materiali e dalla loro ambivalenza: sono tanto delicati quanto forti, indistruttibili e duraturi nei secoli, se considerati  nel loro assemblaggio finale.
Più che un semplice progetto artistico questa è una magistrale lezione di vita, che parla del sempre-troppo-casuale rapportarci ai prodotti d’uso e consumo del nostro vissuto giornaliero.

Annarita Schioppa

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