Sfiggy

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Chi sei?
Ciao!! Che domande, sono il papà di Sfiggy. Scherzi a parte, mi chiamo Alessio Bolognesi. Sfiggy è la mia creatura, la mia appendice, il mio alter ego. In lui si concentrano le parti interessanti di me, lasciando al mio involucro corporeo tutte le cose quotidiane, noiose e banali.

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Cosa fai?
Sono un ingegnere elettronico serio e posato di giorno, e un pittore di notte! Come dicevo, Sfiggy è il mio personaggio, il mio alter ego, la mia via di fuga dalla realtà deprimente di questi tempi; ma è anche un mezzo per cercare di sdrammatizzarla, di riderci sopra con un po’ di sana ironia. Dipingo quindi; al momento tutte opere incentrate su di lui, l’omino bianco che tante sfighe ha attraversato. Non escludo (anzi) di fare anche altro, ma ho trovato in Sfiggy la mia strada, mentre il mio stile veleggia tra neopop, street-art e illustrazione.

Da quanto tempo lo fai? 
Ho iniziato sul finire del 2008, ma facevo altre cose che ormai ho quasi “rimosso”! Poi a metà 2009 è nato Sfiggy, com’era carino allora, quand’era un bambinetto, poi è cresciuto ed è diventato grande e più complicato! A volte faccio fatica a tenerlo a bada, perché sono io a essere rimasto indietro!!

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Com’è cominciata la tua carriera? 
Nel 2008 lavoravo già da 3 anni come ingegnere e saltuariamente collaboravo come grafico 3D e Web Designer. Amavo (amo) la grafica digitale, ma stare davanti a un monitor anche alla sera, dopo tutta una giornata….eh no…basta! La mia mamma mi aveva regalato una confezione di tempere da qualche mese, le tirai fuori e iniziai a pasticciare. Che divertimento!! E quanto erano contenti i miei occhi di non prendersi tutte quelle radiazioni!! Beh, qualche soldino in meno ma tanto divertimento e relax in più. Ci presi gusto, comperai dei tubetti di colori a olio e studiai la figura femminile. Già le mie influenze da grafico e fumettaro si facevano sentire. I miei lavori erano infatti estremamente stilizzati e linee nette e campiture colorate la facevano da padrone. Grazie a quei lavori vinsi un concorso a Parma (Arte in Opera) e feci una personale al castello di Varano de’ Melegari a metà 2009. Ma nel mentre, durante una riunione in ufficio, scarabocchiai un esserino bianco sul mio foglio degli appunti. Piccolino, sfortunatissimo! Era sgozzato, sbudellato, mozzato, torturato, poi si ricuciva ed era pronto per nuove avventure! Decisi di mettere su tela quell’esserino. Tre ne realizzai e decisi di provare a esporle nella personale, nella stanza più remota della torre più alta del castello. La mostra venne apprezzata parecchio, ma quell’esserino catalizzò l’attenzione. La gente vi si fermava davanti sorridente, o inorridita, o perplessa. Decisi che Sfiggy era ciò che volevo fare, ciò per cui volevo perdere le mie notti e i miei weekend, ciò in cui volevo investire la mia vita! Da lì tutto è iniziato. Sfiggy è cresciuto, è maturato, si è ribellato, ha criticato, si è vendicato, ha omaggiato, per poi tornare a essere torturato, squartato…  La difficoltà nel mio lavoro è che non solo cerco di affermare il mio modo di vedere, ma anche quello del personaggio. Molti sono gli artisti neopop che, sulla scia del grande Ronnie Cutrone, hanno utilizzato personaggi dell’immaginario collettivo per i loro lavori. Questo funziona, arriva subito, la gente (ri)conosce quei personaggi, anche se rivisitati e va diretta al contenuto dell’opera. Sfiggy invece deve essere conosciuto, assimilato, amato oppure odiato, stimato o sbeffeggiato, ma va conosciuto, le persone devono permettergli di entrare in contatto con loro, e qui sta forse la parte più difficile. La collaborazione con diversi galleristi, oramai amici, che credono in me e la vittoria al Premio Ora 2012 sicuramente mi stanno aiutando tanto a fare incontrare Sfiggy con la gente.

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Dove lavori?
A Ferrara, dove vivo. Ho la mia casetta studio dove mi piace anche accogliere gli amici e le persone care per scambiare qualche parola e ascoltare musica, in compagnia mentre dipingo. Le idee, però, vengono immancabilmente in solitudine, spesso nei momenti e nei luoghi più impensati: tipicamente al lavoro, appena mi corico a letto (il che prelude a una notte insonne) e in bagno!

Perché lo fai? 
Perché amo farlo!  E perchè mi fa sentire vivo e bambino.

Cosa non ti piace dell’arte? 
Chi si prende troppo sul serio.

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Alessio Bolognesi

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