Sharon Louden: il sostenimento di una vita creativa

2.

LC: Parliamo del tuo nuovo libro Living and Sustaining a Creative Life: Essays by 40 Working Artists. L’artista contemporaneo viene presentato nelle sue difficoltà finanziarie e si trova a giostrare il proprio tempo tra compiti innumerevoli e diversificati. Persino gli artisti più celebri avvertono la necessità di mantenere una forte consapevolezza degli alti e bassi dell’economia e devono tenersi pronti per i tempi di magra. Gli artisti non possono affidare la loro carriera esclusivamente ai galleristi, ma devono anche essere proattivi. Come ti è venuta un’idea così interessante per il tuo libro?
SL: Ventidue anni fa, quando mi sono laureata presso la Yale University con un Master in Belle Arti, mi sono ritrovata coperta di debiti fino al collo, perché i miei genitori non erano in grado di pagare le mie tasse universitarie. Mi sono trasferita a New York City con i miei amici per avviare una comunità. E’ stata una grande battaglia: non c’era un copione che spiegasse ad un’artista come passare dagli studi universitari a guadagnarsi da vivere; molti degli artisti non comunicavano la strada percorsa; e infine, c’erano molte aspettative silenziose sul fatto che appena completati gli studi, avrei immediatamente trovato un gallerista che si sarebbe preso cura di me, cosicché io potessi concentrarmi sul fare arte. Credo sia ancora il caso di molti altri studenti che completano gli studi ed entrano nella vita reale senza una comunità che possa fornire loro opportunità.

2.Sharon Louden, Community, 2013
 

LC: Come ha preso vita il progetto del libro?
SL: Due anni e mezzo fa sono stata avvicinata da Intellect Books con l’invito a scrivere un libro. Ho detto loro che un soggetto che mi stava particolarmente a cuore era di creare un collegamento tra artisti professionisti e altri che costantemente chiedono questa domanda: come fa un artista a mantenersi al giorno d’oggi? Ho proposto quest’idea e hanno accettato. Dividerò i proventi del libro con tutti i collaboratori: anche questa è una misura di comunità.

LC: Ci sono quaranta autori che hanno contribuito a questo progetto, immagino a diversi livelli di familiarità con te. Come li hai avvicinati ad un progetto di questo tipo?
SL: Il libro risponde alla domanda su come gli artisti sostengano una vita creativa attraverso l’esempio piuttosto che tramite consigli: non si tratta di un artista che dice ad un altro artista cosa deve fare; piuttosto, si tratta di un artista che rivela ad un altro artista quello che fa. Diciannove artisti provengono dalla zona di New York City, diciannove dal resto del paese, e due dall’Europa. Quando ho coinvolto questi artisti nel progetto, conoscevo abbastanza bene ciascuno di loro: sentivo che potevo fidarmi di loro, e mi accorgevo se stavano dicendo la verità, dal momento che riuscivo a riconoscere la loro voce nei loro scritti; inoltre, avevo fiducia che sarebbero stati generosi con altre persone, condividendo chi sono e i loro grandi successi. Ogni persona si trova ad un livello diverso nel mondo dell’arte, dal punto di vista di quei particolari principi in base ai quali il lavoro degli artisti viene giudicato, siano essi i soldi, o il successo, o la rappresentanza di un gallerista, o la loro ambizione professionale. E tuttavia, dopo la lettura di questi saggi mi sono resa conto che sono tutti sulla stessa barca: che abbiano trovato o no un gallerista che li rappresenta, per sostenere una vita creativa devono ancora lavorare moltissimo e fare una moltitudine di cose in aggiunta alla loro arte. Penso che i lettori proietteranno le proprie esperienze ed i propri preconcetti in questo libro; essi saranno in grado di valutare cosa il termine “successo” rappresenti per loro e come vogliono utilizzare questi copioni per andare avanti, oppure semplicemente leggere un po’ sull’argomento di come artisti tanto diversi tra loro riescono a sostenere le loro vite creative.

3.

Sharon Louden, Community, 2013
 

LC: A volte, la struttura di questo libro si muove tra diversi formati, tra il saggio, il paragrafo, e l’intervista. Possiamo discutere il tuo ruolo editoriale all’interno di questo progetto?
SL: Non c’era un formato specifico. Ho chiesto agli artisti di mandarmi i loro saggi nella lunghezza che desideravano. Se essi non parlavano di qualcosa su cui io volevo che si soffermassero, chiedevo loro di approfondire un po’ di più qualcos’altro, o di eliminare alcune parti. C’è stata una quantità enorme di corrispondenza con ciascuno degli artisti. I due artisti che ho intervistato, Thomas Kilpper e Will Cotton, hanno insistito sul fatto che non si sentivano a loro agio a scrivere un saggio sulla loro vita. Dal momento che desideravo tanto includerli nel libro, li ho intervistati.

LC: Quali sono stati i problemi più grandi che hai dovuto affrontare nella realizzazione di questo progetto?
SL: All’inizio del libro, alcune persone sono che avevo invitato a contribuire mi hanno dato dei saggi che non ero in grado di utilizzare. Interessante, perché erano persone che pensavo di conoscere meglio. Per me è stata anche una lezione di crescita personale nel capire cosa queste persone hanno rappresentato per me in passato e adesso. Penso che sia molto difficile per gli artisti guardarsi dentro e pensare a se stessi, piuttosto che al loro lavoro, in quanto essi stessi sono il veicolo della loro creatività. Per loro, essere così articolati ed esposti è una sfida enorme, e io li applaudo per questo. Sono loro a rendere il libro così speciale.

4.

Sharon Louden, Community, 2013
 

LC: Uno dei tuoi lavori più recenti è Community, 2013. Mi pare di capire  che tu vedi una certa fluidità nei tuoi ruoli molteplici di artista, insegnante, curatore, editore. Mi chiedevo se Community è stato modellato in un certo senso dal senso di comunità che stai creando con il libro e il tour, in quanto stai veramente assumendo un ruolo attivo nella costruzione un senso comunitario tra gli artisti.
SL: In relazione a quel gruppo di opere, recentemente in mostra alla Morgan Lehman Gallery di New York, “comunità” significa una connessione tra alcune delle forme piatte presenti nelle mie opere – che riguardano più strettamente l’architettura e l’ambiente – e il gesto, gli elementi del mio linguaggio pittorico a cui ho lavorato per molti anni. Penso che ci siano un sacco di parallelismi. Credo che nessuno degli aspetti della mia vita sia separato dagli altri, né per quanto riguarda la mia pratica artistica in diversi media, né per quanto concerne la moltitudine delle attività a cui mi dedico al tempo stesso.

1. Sharon_Headshot

Sharon Louden
 

LC: Come proseguirà la conversazione che ha avuto inizio con questo libro?
SL: Finora, il tour di questo libro ha quarantacinque tappe già stabilite. Questo tour è stato ufficialmente lanciato e continuerà fino alla primavera del 2015. Desirero servire da intermediaria tra gli artisti del libro ed altri artisti o chiunque sia interessato a collegarsi con le personalità creative di questo libro. Speriamo anche di riuscire a portare dei collaboratori in alcune di queste tappe del tour, per relazionarsi di persona con i lettori. Inoltre, le persone possono mandare e-mail agli artisti, porre domande, e connettersi tramite Twitter, Facebook, e loro siti web. Adoro la grande accessibilità di questi artisti, così come il loro generoso contributo a questo progetto importante.

Sharon Louden, Living and Sustaining a Creative Life: Essays by 40 Working Artists. Bristol, UK and Chicago, US:  pubblicato da Intellect Books e distribuito dalla University of Chicago Press, 2013.

Intervista a cura di Leda Cempellin
Professore Associato Confermato presso la
South Dakota State University

The following two tabs change content below.

Leda Cempellin

Docente Associato Confermato presso la South Dakota State University.

Rispondi