Simmetrie e dualismi. Anna Ippolito racconta la connessione tra uomo e universo

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Anna Ippolito nasce a Torino nel 1984. Nel 2002 consegue il diploma in comunicazione visiva presso il Primo Liceo Artistico di Torino e nel 2005 si diploma nel corso di illustrazione presso l’Istituto Europeo di Design di Torino. Nel 2011 si laurea in pittura con il massimo dei voti alla cattedra del prof. Radu Dragomirescu con una tesi in anatomia. Attualmente vive e lavora a Torino. Dal 2009 collabora con l’artista Marzio Zorio, con il quale utilizza svariate tecniche artistiche spaziando da quelle scultoree e fotografiche, alle digitali e sonore. Insieme producono oggetti artistici ibridi, installazioni interattive e fruibili dai sensi a 360 gradi e, contemporaneamente, sperimentano l’uso della musica per attuare performance sonore, con l’utilizzo di strumenti musicali digitali e analogici.

Quella tua è stata una formazione classica e accademica, quando hai cominciato a sperimentare e andare oltre il mezzo pittorico?
Mi sono iscritta all’Accademia di Torino con lo scopo preciso d’imparare al meglio le tecniche pittoriche e credevo che il disegno e la pittura fossero il mezzo a me più affine. Col passare del tempo però mi sono resa conto che le immagini possono essere anche altro. A un certo punto in me è cresciuta una nuova consapevolezza che mi spogliava un po’ della visione tradizionalista dell’arte e del mezzo espressivo, per dare posto ad un visione più aperta e libera

Dal 2009 collabori con l’artista Marzio Zorio. Avete presentato diversi progetti insieme, uno in particolare mi ha colpito per la sua complessità e completezza: Poesiazione, una performance di musica, poesia e live painting. Mentre Davide Bava leggeva le sue poesie, Marzio Zorio eseguiva suoi brani e tu creavi un’opera pittorica, tagliata successivamente in 12 parti ed assemblata in libricini. Ogni libro conteneva una poesia letta quella sera. Com’è nata l’idea di questa performance?
Poesiazione è un’opera a sei mani. Da tempo Marzio Zorio collaborava con Davide Bava per la creazioni di reading in cui le parole del poeta volavano sulle note del musicista. Adoro  le poesie di Davide e un giorno gli ho proposto di fare un libricino illustrato delle sue poesie. In questo progetto convivono parole, musica, immagini, azione e  interazione.  Il progetto è stato presentato alla Galleria Moitre, Oblom e in altri luoghi dedicati all’arte di Torino, con un forte apprezzamento da parte delle persone. Spero che ci saranno ancora altre occasioni, in altri luoghi, per poter ripetere l’esperienza.

Hai partecipato alla residenza estiva organizzata dalla Galleria Moitre, con cui collabori, nel maggio del 2014. La residenza IN NATURALIA è stata svolta al Castello Alfero ad Asti, nel Roseto della Sorpresa. Eravate diversi artisti, tutti a stretto contatto e ognuno concentrato sul proprio lavoro. Raccontaci qualcosa in più su quest’esperienza di confronto e di lavoro…
E’ stata un’esperienza fantastica. Si è da subito instaurato un clima favorevole allo scambio: sia sul piano artistico, sia sul piano sociale. Ho avuto la sensazione che in quei pochi giorni ci sia scivolata via tutta una quantità di strutture sociali legate al vivere comune. Siamo tornati a un livello di socialità molto più naturale, più concreto, dove l’unione tra individui diversi si solidifica attraverso lo scambio e la condivisione a scapito di conflittualità e competitività.

L’esperienza della residenza ti è servita come laboratorio per concretizzare i tuoi studi e le tue ricerche tra corpo umano e connessione cosmica. La ricerca si è conclusa con una personale N.E.V.O., presso la Galleria Moitre. La parola nevo ha un’etimologia latina e significa neo. Il  tema principale dei lavori esposti in questa personale era proprio la mappatura dei nei di più persone, elaborati in diverse occasioni e performance. Il tutto trasposto su una mappatura astrale. Che cosa significa questa connessione tra l’uomo e l’universo?
Il progetto N.E.V.O. è cominciato più di un anno fa, quando mi sono ritrovata a osservare il corpo nudo di una mia collega della piscina in cui lavoro come istruttrice di nuoto. L’osservazione delle forme naturali, compreso il corpo umano sono la base di partenza di ogni mia opera. Come in ogni processo di ricerca tutto parte dall’osservazione. Non è un processo volontario, è quello che ogni momento tutti facciamo per analizzare il mondo che ci circonda e potervi interagire. Nel caso dei nei, sono dei semplici punti disposti in modo caotico sulla superficie della pelle di ognuno. Questa casualità di posizione li porta a definire delle zone di forte densità ed altre di vuoto, rispetto alla superficie della pelle. In modo analogo anche lo spazio si rivela cosparso di punti anch’essi disposti casualmente in zone più o meno dense.

In quasi tutti i tuoi lavori ricorrono spesso simmetrie e dualismi. Si percepisce sempre una connessione tra due universi. Quel dualismo tra natura e uomo.
Si, dici bene. Spesso nei miei lavori emerge il tema della simmetria, un riferimento al manifestarsi delle forme naturali. Ciò lo esprimo utilizzando specchi, separazioni, acqua, sdoppiamenti pittorici. A un livello più profondo, rappresenta anche la dualità filosofica, che nei miei lavori emerge attraverso la libera interpretazione di chi osserva. Le immagini che creo hanno sempre la volontà di confondere l’osservatore attraverso lo stravolgimento dei punti di riferimento propri della percezione visiva, come la figura-sfondo, per esempio. Simmetria e dualismo convivono. Credo che la possibilità di far convivere concetti molto lontani, o addirittura opposti sia una capacità propria dell’uomo. E’ qualcosa contro cui combattiamo, ma che ci permette anche di avere un punto di vista privilegiato delle cose. La mia riflessione è orientata proprio su quest’aspetto del mondo, è uno dei concetti alla radice della costruzione del tutto.

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Anna Ippolito, N.E.V.O. (serie), 2014. Fotografia digitale, stampa fine art. 

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Anna Ippolito, Poesiazione, 2013.

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Anna Ippolito, Simmetrie, V. 1 2013. Pelle di mucca, legno MDF, pittura acrilica, alluminio, specchi, monitor. Foto di Gino Dell’Area.

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Verdiana Oberto

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