Sironi e la Grande Guerra

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Il primo appuntamento, organizzato dalla Fondazione “Museo Palazzo de Mayo” di Chieti, come momento di riflessione sul centenario della Prima Guerra Mondiale, è dedicato a Mario Sironi e alla stagione artistica compresa nel periodo storico 1915-1918, anche se tale tematica, quella della guerra, verrà affrontata dall’artista ben oltre quegli anni.

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Mario Sironi, La scimmietta del Montello, 15 ottobre 1918
 

In mostra, presso lo Spazio Esposizioni Temporanee (SET), oltre cinquanta opere che documentano come Sironi e altri autori (Balla, Carrà, Léger, Grosz, Dix, Depero, Prampolini, Campigli, Viani, Previati), abbiano affrontato pittoricamente la drammatica esperienza del conflitto. Il percorso espositivo si apre con le vignette satiriche di Sironi contro l’esercito tedesco, come ad esempio quelle preparate dall’artista per la rivista “Il Montello” di Bontempelli; decisamente irriverenti, grottesche e ironiche. Seguono alcuni ritratti di soldati e ufficiali per poi restare pietrificati di fronte al tragico paesaggio urbano descritto nell’opera Città e aereo (1921).

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Mario Sironi, Vittoria alata, 1935.
 

Di particolare pregio sono due lavori monumentali: la grande tela della Vittoria Alata (1935) e i giganteschi Soldati (1936). La prima è il cartone per l’affresco L’Italia fra le scienze e le arti, realizzato per l’aula magna dell’Università La Sapienza di Roma. La seconda opera, invece, è un’imponente composizione con due soldati della Prima Guerra Mondiale, evocati visionariamente a vent’anni di distanza dal conflitto. Vittoria Alata è un documento fondamentale per rendersi conto di com’era stato concepito l’affresco a La Sapienza, oggi compromesso da interventi di restauro che hanno falsificato completamente il progetto originario.

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Carlo Carrà, Bombe su Vienna: Bomboni, 1914-1915.
 

Nel complesso la mostra si presenta organica, ben concepita e per certi versi inedita; gran parte delle opere, infatti, provengono da collezioni private e mettono in evidenza un segmento della produzione artistica di Sironi poco nota e che solo in pochissime occasioni è stata indagata scientificamente. Tra i lavori più interessanti quello di Carlo Carrà Bombe su Vienna/Bomboni (1914-15) molto futurista, ma che sorprende per la carica “poverista”, quello di Francesco Cangiullo Chiamata alle armi (1915) insolitamente surreale e infantile e quello di Aroldo Bonzagni Figure di soldati (1916) decisamente pop che sembra essere appena uscito da una vignetta di  Lucky Luke.  

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Mario Sironi, I nuovi volumi della Kultur tedesca, 1915.
 

Il manifesto della mostra presenta l’immagine di un’opera di Sironi intitolata I nuovi volumi della Kultur tedesca (1915); un lavoro che con simpatica ironia potremmo dire aver ispirato il genio cinematografico Tobe Hooper nel dar vita al famoso killer Leatherface del film Non aprite quella porta. La scena  immortalata ne I nuovi volumi della Kultur tedesca è carica di violenza e mostruosità; il soldato tedesco che massacra un altro combattente è la sintesi biologica tra l’uomo e la macchina: una sorta di uomo cyborg che uccide per imporre al mondo la sua macabra deformità.
La mostra è corredata da un catalogo edito da Allemandi & C. e presenta un saggio di Elena Pontiggia. Potrà essere visitata fino al 25 maggio 2014.

Ivan D’Alberto

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