The Sky Legend – David Malin

2. D.Malin, The Pleiade Cluster,© Australian Astronomical Observatory-David Malin

“Siamo fatti di materia stellare”: è questa la premessa alla visione di David Malin (1941), pioniere dell’astrofotografia, che per primo ha riconosciuto la scoperta intellettuale delle meraviglie dell’Universo e di una più profonda cosmologia, attraverso la scoperta della fotografia a colori e il più moderno progresso tecnologico.The Sky-Legend è una corpus d’immagini, una collezione unica e altamente sofisticata, rintracciabile nel progetto ©DMI – David Malin Images, in collaborazione con AAO – Osservatorio Astronomico Australiano, che dal 1975 è la base di studi avanzati in questo campo. E’ una ricerca innovativa e poetica che sembra aderire a un’antica concezione umanista, tesa a illustrare le relazioni che intercorrono tra l’uomo e l’Universo, quando ancora oggi si rende valida la tesi che sostiene il dialogo tra scienza e arte, perché in grado di fornire gli strumenti utili alla conoscenza, misurazione, classificazione, distinzione e interpretazione della natura e del mondo.

Come suggerisce il bellissimo catalogo illustrato “L’Universo Invisibile”1999, lo scopo di David Malin si concentra su una visione infinitamente grande e infinitamente piccola, composta da macro-micro scale ottiche dei fenomeni celesti e delle strutture genetiche, fisiche e chimiche. E’ sorprendente quello che il progresso scientifico riesce a visualizzare, diversamente dalla semplice osservazione diretta. Gli strumenti ottici, elettronici e meccanici, come il telescopio ad alta risoluzione, hanno la capacità di chiarire esattamente la mappa celeste, esplorando il limite tra luce e oscurità impenetrabile, attraverso un metodo di amplificazione dell’immagine fotografica; la fotografia astronomica a colori considera il tempo d’esposizione, durante il quale le impressioni visive sono riflesse in una scala ottica dei toni di grigio, e successivamente, tradotte secondo variazioni cromatiche.

Oltre a questi elementi, ciò che rende unica la visione di Malin, è l’approccio poetico nei confronti dell’Universo, rintracciabile in “A view of the Universe”, 1993, e “Ancient Light: a portrait of the Universe”, 2009, dove più specificamente tratta delle immagini stellari e dell’esplorazione notturna, della volta celeste, attraverso il dualismo tra luce e oscurità, alla costante ricerca dello spettro cromatico e illuminazione, oltre l’orizzonte visibile. Nelle sue parole: “E’ un viaggio della scoperta… Questa nuova visione dell’Universo continua ad avere un profondo effetto nella realtà intellettuale della società moderna”. La navigazione dello scienziato attraversa la geometria delle costellazioni, la nascita e l’evoluzione delle stelle, il Sole e la Luna, le galassie, i fenomeni celesti, tra la polvere interstellare.

Tra i numerosi casi di studio, ciò che cattura l’attenzione sono le Tempeste Stellari per il forte impatto cromatico, le immagini della Via Lattea e la struttura spiraliforme delle Nebulose, l’impareggiabile luminosità e mitologia femminile delle Pleiadi o Sette Sorelle, la varietà e simmetria delle galassie, il flash simultaneo e l’eco cosmico della Supernova, e la radiazione dei raggi cosmici. In questa cornice, lo spettatore sembra invitato a esplorare tra leggende, didascalie, e glossari, l’oggettività del cielo che meravigliosamente supera l’immaginazione. Confrontandosi con le scoperte rivoluzionarie della storia, Malin precisa che l’avvento della fotografia nel 1839 sì è rivelato fondamentale per la ricerca scientifica e astronomica, e dagli inizi del ‘900 numerosi sono stati i tentativi di classificare gli attributi e i componenti specifici della luce naturale, fino a isolare i prismi che sviluppano le moderne immagini ad alta risoluzione, filtri, e lastre fotografiche. La tecnica astrofotografica consiste infatti, nel manipolare le immagini riprese in camera oscura da microscopi e telescopi, attraverso l’addizione dei fattori cromatici, al limite di una rappresentazione astratta che illustra la luminosità intrinseca.

La ricerca astrofotografica esplora la meraviglia, lo stupore e l’incanto dell’infinito, che abilmente l’occhio umano registra nei limiti della conoscenza. In questa direzione, più recentemente, David Malin si è dedicato all’indagine degli elementi primari in natura, come le fotomicrografie ottiche di cristalli. Questa collezione identifica i processi affini, come le strutture e le reazioni organiche causate dall’induzione di soluzioni farmaceutiche, illuminati da uno sfondo scuro, secondo parametri scientifici e innovativi, come l’analisi della Vitamina C e dei suoi composti. Complessivamente, è questo un caso esemplare di come la ricerca astronomica e scientifica possa abbracciare una visione poetica, a tratti artistica, di ciò che è invisibile, universale e meraviglioso in natura, attraverso un panorama unico di immagini, di cui David Malin percepisce la bellezza di un silenzio infinito.

2. D.Malin, The Pleiade Cluster,© Australian Astronomical Observatory-David Malin

D. Malin, The Pleiades cluster. AAO, “© Australian Astronomical Observatory/David Malin”

5.D.Malin

D. Malin, Vitamin C, OMG, “© David Malin”

4. D.Malin

D. Malin, Crystal fractures, OMG, “© David Malin”

3. D. Malin

D. Malin, Sculptor group, galaxy NGC 300, AAO, “© Australian Astronomical Observatory/David Malin”

 
 
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è interessata agli aspetti Visivi, Verbali e Testuali che intercorrono nelle Arti Moderne Contemporanee. Da studi storico-artistici presso l’Università Cà Foscari, Venezia, si è specializzata nella didattica e pratica curatoriale, presso lo IED, Roma, e Christie’s Londra. L’ambito della sua attività di ricerca si concentra sul tema della Luce dagli anni ’50 alle manifestazioni emergenti, considerando ontologicamente aspetti artistici, fenomenologici e d’innovazione visuale.

1 Comment

  1. KENNETH DOUGLAS says: Rispondi

    Astrophotographic

    The story of our universe and its infinite characteristics are just about revealing some secrets through optical lenses.
    The truth about observing the universe is under construction where scientist are rewriting what images our own human optical lenses perceives from that of using super telescopes such as the Very Large Telescope located in Chile.

    Although we cannot see Black holes which are made up of dense remains of dead stars; our artificial optical lenses solution is any artists dream of using super telescopes, beaming to us here on Earth what our naked optical lenses cannot see.

    Our dreams and wonders of the births of stars are truly a vision and with other telescopes such as Hubble Telescope are also much an enchantment of using optical lenses in search of other life forms through our collective collaborations and capabilities.

    David Malin images are points of intricate dots of the Galaxy revealing its complexities from our naked optical lenses.

    The Milky Way is further enchanting and dazzling us here on Earth about fantastic views of the Universe.

    This is a very detailed and confident observation from Miss Buoso.

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