Slip of the tongue. Se l’arista riscatta i lapsus della memoria

Elmgreen & Dragset, Powerless Structures, Fig. 13, 2015 Courtesy the artist Installation view at Punta della Dogana 2015 Ph: © Fulvio Orsenigo

«Immagino l’arte di conservare come l’organizzazione dell’attenzione. Se è vero che viviamo in un’economia dell’attenzione, allora l’arte di conservare influenza certamente i nostri valori, senza per questo attribuirli. I valori esistono solo all’interno delle relazioni di scambio, come misura dell’attenzione e del desiderio collettivi. L’arte di conservare mi appare come il risultato di un’attenzione organizzata, non come la sua origine – anche se a volte la riorganizza essa stessa. Raramente scegliamo che cosa deve essere protetto, ma riceviamo oggetti intorno ai quali, per una ragione o per l’altra, si è cristallizzata l’attenzione sociale. E questi oggetti non sono necessariamente ciò che tutti amano o desiderano» Jorge Otero-Pailos, The Ethics of Dust, 2009

Slip of the tongue, ovvero lapsus, è il titolo della mostra attualmente in corso nello storico Palazzo di Punta della Dogana a Venezia che vede per la prima volta la partecipazione di un artista nel ruolo di “curator”.  Si tratta di Danh Vo, classe 1975 e origini vietnamite che, dopo aver studiato all’Accademia Reale di Belle Arti di Danimarca (Copenhagen) e alla Städelschule di Francoforte, ora  vive e lavora a Città del Messico.

La ricerca di Vo s’inscrive nel registro della fragilità e della mutabilità e si manifesta anche attraverso i processi di accumulo intenso e collezionismo meticoloso di fotografie, ricordi, frammenti che assumono certamente la forza di una testimonianza. I progetti che realizza sono per la maggior parte incentrati sulla sua vita privata e sui suoi desideri, approfondendo le questioni identitarie e i paradossi della società occidentale (si pensi al suo continuo sposarsi e divorziare nell’ottica di rendere paradossale un rito così radicato). L’artista ama analizzare, inoltre, la visione secondo cui le idee e gli oggetti della vita contemporanea non solo si connettono tra loro ma vengono anche plasmati nel tempo dai contatti interculturali e commerciali, dagli scambi e dai (contro)sensi storici. Nella mostra Slip of the tongue Danh Vo sceglie di mantenere la definizione di “curator”, senza tradurla, con la volontà d’intendere il suo ruolo maggiormente in sintonia con l’etimologia latina della parola, da cui deriva anche il termine “care”, che qui potremmo tradurre con “conservare”.

Dunque conservare, si, ma da cosa? Questo modo d’immaginare l’attività si ricollega alla dimensione della salvaguardia, in una sorta di “riparazione delle opere” che l’artista sembra voler portare avanti, anche se non sempre coscientemente, almeno stando alle apparenze. Ecco allora che il percorso espositivo – composto dalle opere di 35 artisti diversi, da Picasso a Piero Manzoni, passando da Carol Rama a Rodin e ancora Elmgreen & Dragset, Luciano Fabro, Brancusi, per finire con gli anonimi maestri del XV Secolo –  si sviluppa in un continuo alternarsi di riferimenti, citazioni e rimandi che lo rendono al tempo stesso labirintico e intrigante. Slip of the Tongue acquisisce una risonanza particolare per Venezia, città crocevia fra tradizione e modernità, la cui storia è sempre stata in bilico fra divisione e comunione. Questa ambiguità viene altresì accentuata dalla scelta di Danh Vo di proporre un dialogo tra lavori contemporanei e opere antiche provenienti dall’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini e dalle Gallerie dell’Accademia.

Il linguaggio originale con cui l’artista affronta i grandi temi della Storia – come il colonialismo, l’imperialismo economico e culturale, il rapporto tra Occidente e Oriente e la guerra – traspare anche dal modo in cui mescola racconti autobiografici e fatti storici, rompendo il confine tra Storia e storie, tra esperienza individuale ed eventi collettivi. Slip of the tongue risulta, dunque, perfettamente in linea con l’attitudine di Danh Vo al punto da costituire una sorta di “opera-evento” dell’artista stesso, in cui i lavori dei suoi colleghi vengono composti e scomposti, assemblati e dislocati in un continuo susseguirsi di flashback e “dimenticanze” proprio come nel migliore dei lapsus.

Slip of the Tongue
Fino al 10 gennaio 2016
a cura di Danh Vo e Caroline Bourgeois
PUNTA DELLA DOGANA, Venezia Dorsoduro 2
www.palazzograssi.it

Felix Gonzalez-Torres,

Felix Gonzalez-Torres, “Untitled” (Blood), 1992. “Slip of the Tongue” at Punta della Dogana, Venice (2015)

Robert Manson, Travaux des champs et animaux de la ferme, c. 1950 groupe de 37 photographies Pinault Collection

Robert Manson, Travaux des champs et animaux de la ferme, c. 1950. Groupe de 37 photographies. Pinault Collection

Danh Vo, Log Dog (detail), 2013 Pinault Collection Installation view at Punta della Dogana 2015 Ph: © Fulvio Orsenigo

Danh Vo, Log Dog (detail), 2013. Pinault Collection. Installation view at Punta della Dogana 2015. Ph: © Fulvio Orsenigo

Bertrand Lavier, 'Gabriel Gaveau,' 1981, Punta della Dogana

Bertrand Lavier, Gabriel Gaveau, 1981. “Slip of the Tongue” at Punta della Dogana, Venice (2015) 

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Jean-Luc Moulene, Rotor, 2015. “Slip of the Tongue” at Punta della Dogana, Venice (2015)

Danh Vō Beauty Queen, 2013

Danh Vō, Beauty Queen, 2013. “Slip of the Tongue” at Punta della Dogana, Venice (2015)

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Hubert Duprat, Trichoptères, “Slip of the Tongue” at Punta della Dogana, Venice (2015) 

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Davide Mariani

Dottorando in storia dell’arte contemporanea presso la Scuola di Dottorato in scienze dei sistemi culturali del Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università degli Studi di Sassari. Parallelamente svolge l’attività di curatore indipendente attraverso la realizzazione di progetti espositivi in spazi pubblici e privati. I suoi interessi di ricerca sono principalmente la commistione tra le arti, in particolare gli sconfinamenti tra arte, moda e design, e la scultura italiana del XX secolo. Si è occupato inoltre di ceramica artistica e artigianato del Novecento.

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