Sophie Ko Chkheidze. Silva imaginum

inni alla notte

“We don’t need no water let the motherfucker burn”
The Bloodhound gang – The roof is on fire

Dopo il successo di Hidetoshi Nagasawa e i Sette Anelli, la galleria Renata Fabbri stupisce ancora il pubblico con una seconda personale: Silva imaginum di Sophie Ko Chkheidze.La mostra è nata dal dialogo tra l’artista e il filosofo Federico Ferrari, che per l’occasione si è prestato in veste di curatore. Il risultato “é il frutto di una collaborazione intensa e profonda tra l’artista e il filosofo che si riverbera in un gioco di risonanze e corrispondenze, di sapore baudeleriano tra immagini, pensieri e sentimenti”.

Il titolo, Selva delle Immagini richiama la figura nordica medievale del Waldgänger, “colui che passa nel bosco”. Ernst Junger riprende questa tradizione per definire la figura del Ribelle, l’uomo che sceglie di resistere all’annientazione della società e si rifugia nella natura per conservare la propria resistenza spirituale, scegliendo la strada verso la liberazione. Una descrizione totalmente positiva dell’atto catastrofico: la mostra da un forte senso di resistenza, un gioco con il tempo, dove niente crolla: pigmenti puri racchiusi nelle cornici, bloccati dalla pressione e da forze concrete, e a volte, mischiati a polvere d’oro.

I colori utilizzati si pongono in rapporto alla tradizione rinascimentale, la scelta cade sulle varie tonalità di rosa e azzurro per rifiutare i colori primari, allontanandosi dalla scelta cromatica d’influenza novecentesca. Geografie temporali nate da ceneri di immagini bruciate. La cenere, simbolo della fine, viene concepita come forma che resiste alla distruzione, creando e ricreandosi, in continuo divenire. Ciò che resta dalla distruzione dà inizio a un’insistente e lenta metamorfosi. Lo spettatore non si accorge che il tempo passa, ma la forza di gravità crea continui cambiamenti. Non si ferma mai, perché ogni forma é perennemente attiva. “Uno stupore senza fine davanti a un inizio che non smette d’iniziare, in ogni istante, qui e ora, nello splendore del colore, nelle mie parole, nei tuoi occhi”. (Finis Initium, Federico Ferrari, 2013, A+B, Brescia).

Con l’opera finale, il grande vetro, la giovane artista georgiana riprende il concetto di Vita. Il processo di decostruzione si conclude con elementi naturali che la stessa aveva, in passato, raccolto in un bosco. Le ali di farfalla e le parti rimaste di un nido trovano un’infinita poesia nel loro aldilà, bloccati nel vetro rimangono in vita per rappresentare la trasparenza di ciò che riesce a non arrestarsi nell’eternità, la finestra che si oppone alla chiusura dello sguardo.

inni alla notte

Inni alla notte, Geografia temporale, pigmento puro, cenere di immagini bruciate, 2015

Die-Blaue-Blume,-35-x-25-cm,-pigmento-puro,-2015

Die Blaue Blume, 35 x 25 cm, pigmento puro, 2015

Giardini-di-Adone,-150-x-130-cm,-vetro-temperato,-ali-di-farfalla,-rami-del-nido-di-uccello,-2015

Giardini di Adone, 150 x 130 cm, vetro temperato, ali di farfalla, rami del nido di uccello, 2015.

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Magdalini Tiamkaris

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