SPAZI. Call dedicata ai project space milanesi

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Dal 5 al 7 ottobre 2018 si terrà a Milano la terza edizione di SPAZI, un’iniziativa finalizzata alla valorizzazione delle realtà indipendenti e no profit che promuovono la diffusione dell’arte contemporanea nel tessuto culturale italiano, con particolare attenzione alla creatività delle generazioni più giovani. Nato nel 2015 da un’iniziativa di Andrea Lacarpia come osservatorio dedicato alle diverse forme progettuali sviluppate da project spaces, spazi indipendenti, artist run spaces e collettivi, SPAZI vuole essere una rete che agevola il dialogo tra le realtà indipendenti e il pubblico attraverso appuntamenti espositivi, talk, approfondimenti. La call for application scadrà il 20 agosto, nel frattempo abbiamo chiesto qualche anticipazione a Marco Roberto Marelli, che assieme a Lacarpia si occuperà di coordinare il festival.

Nelle prime due edizioni, (realizzate nel 2015 alla Fabbrica del Vapore e nel 2017 all’edicola Radetzky) SPAZI era un raduno di project spaces provenienti da diverse regioni italiane, che venivano ospitati a Milano in un’unica sede. Nel 2018 il festival si concentrerà sul contesto milanese, presentandosi come evento diffuso attraverso l’apertura straordinaria e coordinata delle realtà attive in città. Quali ragioni hanno portato al cambiamento del format?
I fattori che hanno portato a questa scelta sono molteplici e di varia natura. L’idea di realizzare un’edizione milanese di SPAZI è nata a inizio anno, all’interno delle bellissime sale del palazzo Re Enzo a Bologna. Io ero impegnato con il progetto BBQ e Andrea voleva fortemente proporre una nuova edizione del festival. Entrambi concordammo sul fatto che Milano vive oggi un solare periodo di rinascenza, è una città ricca di un eterogeneo mondo in espansione di realtà culturali che possono essere racchiuse sotto la limitante etichetta di “project space”. Questo grande potenziale emerge in molte iniziative prodotte da importanti sedi come FuturDome o attraverso interessanti format come Studi. Ciò che forse mancava era un grande festival che si realizzasse con cadenza annuale e che si prefiggesse il fine di mappare e mostrare, in maniera critica e rigorosa, i luoghi dove nasce e si sviluppa la più recente ricerca estetica. Un festival inclusivo, lontano da finalità commerciali, che sia momento di incontro fra project space, addetti ai lavori e pubblico, che mostri l’evolversi del tessuto estetico cittadino e che possieda una sede operativa dove realizzerà talk e incontri formativi dinamici aperti a studenti e artisti.
Da parte nostra abbiamo cercato di imparare il più possibile da eventi affini di altissima qualità come Nesxt al fine di realizzare un progetto che sia il più possibile futuribile e che cerchi di coinvolgere l’intera città, le sue università e accademie, le sue istituzioni e tutti coloro che sono realmente interessati al futuro culturale di Milano e non solo.

Difficilmente catalogabili in una categoria definitiva e in costante cambiamento, i project spaces sono luoghi in cui si sviluppano progetti d’arte contemporanea senza la struttura della galleria commerciale. Solitamente gestiti da collettivi di artisti, critici e curatori, sono luoghi di incontro e scambio che spesso appaiono riservati a un pubblico “di nicchia”. Come si potrebbe allargare il bacino d’utenza di queste realtà?
Personalmente credo sia proprio il contrario. I project space sono le realtà più vicine al tessuto vivo della società, ne captano i bisogni e le paure, creano e non seguono l’estetica di oggi e di domani. Sono percepite come realtà di nicchia solo perché non sono comunicate e diffuse in maniera abbastanza ampia e approfondita. Ciò avviene principalmente per motivi economici, le opere proposte rispondono alle stesse logiche qualitative dei lavori esposti in gallerie commerciali e musei. Ciò che cambia notevolmente sono i budget da poter utilizzare per promuovere artisti e eventi. Poco denaro da maggiori libertà ma pone anche grandi limiti, limiti però non insormontabili. Spazi vuole essere un modo per far conoscere il più possibile le sedi milanesi. Alcuni magazine di settore dedicano interviste e recensioni, raccontano cosa accade oggi nei project space ma lo spazio riservato a queste realtà è  troppo poco e quasi sempre discontinuo.
Forse sarò di parte ma tengo molto alla comunicazione, un’intera giornata del festival sarà dedicata a questo tema.

Per la nuova edizione di SPAZI non ci sarà nessuna curatela imposta dall’alto ma la libera possibilità di realizzare e presentare un progetto espositivo già in essere della durata minima di 3 giorni, durante i quali assicurare l’apertura negli orari concordati con l’organizzazione. Se la volontà di inclusione è massima, immagino che ci saranno dei parametri qualitativi per selezionare le proposte. Quali sono le vostre idee a riguardo?
Noi abbiamo la fortuna di vivere nel periodo più divertente dal punto di vista della Storia dell’Arte. Siamo immersi in quello che è stato definito l’universo dell’estetizzazione diffusa. Mai prima d’ora ci sono stati così tanti artisti attivi e il livello qualitativo medio è davvero alto. Uno dei più stimolanti operatori estetici nati negli anni Ottanta mi ha confessato che lui si occupa di arte perché odia l’Arte, ciò che lo interessa realmente è indagare il mondo che ruota intorno a essa. Questa può essere vista come una mezza provocazione ma fa ben capire quanto oggi, tolti casi estremi, sia inutile giudicare secondo il parametro della pura e semplice qualità.
La selezione alla call prevede un unico paletto: è aperta ai solo project space. Come dicevi tu, questo è un termine in divenire. A livello pratico il tema centrale di questa edizione sarà il rapporto fra Spazio e Progetto. Ciò che per noi è importante è distinguere gli “eventi indipendenti” dagli  “spazi del progetto”. Nel primo caso, sono accadimenti relativamente brevi, episodici, non legati a una progettualità di ampie ragioni e di ampia durata. Nel secondo caso, l’evento si lega allo spazio ed è inserito in un progetto di più larghe prospettive.
Questa distinzione sarà la nostra stella polare nella selezione, selezione che confesso vuole essere il più includente possibile; è questa la natura del festival.

La sede centrale – la Sala delle Colonne della Fabbrica del Vapore – ospiterà un palinsesto di talk e incontri formativi dinamici atti a indagare la natura e le prospettive future di queste realtà eterogenee, la cui importanza all’interno del sistema dell’arte è ormai pienamente riconosciuta. Quali sono, secondo te, gli argomenti più urgenti da trattare?

1 - SPAZI 2015 - Sala delle Colonne, Fabbrica del Vapore Milano (ph Luca Tavera) 1SPAZI 2015 – Sala delle Colonne, Fabbrica del Vapore, Milano, 2015 – Courtesy Spazi, ph Luca Tavera

2 - SPAZI 2015 - Sala delle Colonne, Fabbrica del Vapore Milano (ph Luca Tavera)SPAZI 2015 – Sala delle Colonne, Fabbrica del Vapore, Milano, 2015 – Courtesy Spazi, ph Luca Tavera

3 - SPAZI 2015 - Sala delle Colonne, Fabbrica del Vapore Milano (ph Luca Tavera)2SPAZI 2015 – Sala delle Colonne, Fabbrica del Vapore, Milano, 2015 – Courtesy Spazi, ph Luca Tavera

4 - SPAZI 2017 - Edicola Radetzky, Milano (ph Maurangelo Quagliarella)SPAZI 2017 – Edicola Radetzky, Milano, 2017 – Courtesy Spazi, ph Maurangelo Quagliarella

5 -SPAZI 2017 - Edicola Radetzky, MilanoSPAZI 2017 – Edicola Radetzky, Milano, 2017 – Courtesy Spazi, ph Maurangelo Quagliarella

6 - SPAZI 2017 - Tripla - Luca Bernardello e Filippo Cecconi, Was Marcel Duchamp An Alien, 2016, carta, plastica, 21 x 29 x 3 cm (ph Maurangelo Quagliarella)SPAZI 2017 – Tripla – Luca Bernardello e Filippo Cecconi, Was Marcel Duchamp An Alien, 2016, carta, plastica, 21 x 29 x 3 cm – Courtesy Spazi, ph Maurangelo Quagliarella

Credo siano tre gli aspetti più urgenti come tre sono le tematiche attraverso cui abbiamo suddiviso le giornate di SPAZI 2018: definizione, comunicazione e possibilità.
Conosci te stesso; per poter parlare di project space bisogna anzitutto cercare di capire cosa sono. Definirli in maniera univoca credo sia un errore, vivono e sono forti nelle loro peculiarità. La prima giornata del festival sarà introdotta da una tavola rotonda dove i rappresentanti stessi dei project space milanesi  dialogheranno fra loro per cercare di evidenziare ciò che li accomuna e ciò che li differenzia. Seguirà un talk dove le domande “Chi siamo ora?” e “Cosa vogliamo e possiamo essere in futuro?” si porranno al centro della discussione.
Comunicare è un atto fondante la nostra natura, l’uomo non può scegliere di non farlo. Un incontro formativo dinamico esplorerà i nuovi modi di comunicare e un talk metterà i diversi professionisti del settore davanti a una domanda scomoda:  è “possibile” comunicare i project space.
Rispettare le regole. L’ultima giornata di SPAZI 2018 vedrà la possibilità di incontrare e dialogare con professionisti che si occupano degli aspetti legali e amministrativi dell’arte. Attraverso i loro consigli cercheremo di capire quali sono le modalità reali attraverso cui concretizzare i sogni e le aspettative di chi  gestisce o vuole realizzare un project space.

Pensi che in futuro ci sarà la possibilità (e l’intenzione) di rendere questo progetto itinerante coinvolgendo altre città italiane?
Il desiderio, quello sicuramente. Personalmente, mi piacerebbe che un domani fosse possibile realizzare un grande progetto che coordinasse, di mese in mese, una serie di festival sparsi in tutte le città italiane, che coinvolgesse pubblico e privato come noi facciamo, nei nostri limiti, a Milano. In quel caso, SPAZI sarebbe fiero di poter far parte di quella iniziativa. Oggi SPAZI 2018 si concentra su Milano, il lavoro è tanto, l’offerta culturale ampia, qualitativamente alta e entusiasmante.

Per maggiori informazioni invitiamo a consultare il sito www.spazi.info  o a scrivere alla mail progettospazi@gmail.com

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Laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna, città dove ha continuato a vivere e lavorare, si specializza a Siena con Enrico Crispolti. Curiosa e attenta al divenire della contemporaneità, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.

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