Spazio 22 e i numeri senza tempo di Darren Almond

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Lo scorso 22 aprile ha aperto i battenti uno spazio espositivo milanese che si fa in quattro: due gallerie d’arte, un window project e uno spazio dedicato alla promozione di gallerie nazionali e internazionali. L’idea è venuta a Gianpaolo Abbondio e Federico Luger, rispettivamente direttori della Galleria Pack e FL Gallery. I due galleristi hanno inaugurato un progetto artistico comune, una galleria associata, che ha dato vita a uno spazio espositivo dallo stile minimalista; la divisione della galleria in più ambienti permette la realizzazione di diverse mostre in parallelo, preservando, però, un’identità personale dei progetti. Le programmazioni, quindi, si quadruplicano dando al pubblico la possibilità di partecipare a eventi distinti e con una panoramica sulle tendenze attuali dell’arte contemporanea. Il biglietto da visita dello spazio si trova all’ingresso del cortile, dal quale poi si accede alla galleria, ed è il window project, una vetrina che espone ciclicamente il lavoro di giovani artisti; gli ambienti dello spazio interno, invece, sono tre: due dedicati alla programmazione della Galleria Pack e FL Gallery -una di queste è un caveau– e l’altro ospitante regolarmente esposizioni curate da gallerie esterne, chiamate a esporre qui il lavoro dei propri artisti. Il primo ospite della stagione espositiva 2015-2016 è la Galleria Alfonso Artiaco di Napoli che ha realizzato una personale di Darren Almond (Wigan, 1971). Le opere, visibili fino al 18 dicembre, indagano il rapporto spazio-tempo, un binomio che l’artista ha privato dei codici che convenzionalmente lo governano: ovvero i numeri, trasformati in questo contesto in unità grafiche senza significato che proiettano lo spettatore in un’atmosfera confusa dove niente coincide come dovrebbe.

I lavori in mostra si focalizzano sul significato del tempo e del suo valore, o meglio non valore, quantitativo; sulla prima parete sei orologi meccanici scandiscono il tempo del fruitore a cadenza regolare, ma senza che si possa davvero comprendere quali numeri si stiano avvolgendo nell’ingranaggio perché sono tagliati a metà, scelta che si ripete nella grande opera composta da più tele, assemblate in un grande mosaico, in cui si perde l’ordine dei tasselli e nessuno dei numeri trova l’incastro perfetto con il suo inizio o la sua fine. L’unica cifra che non subisce variazioni di forma è lo zero, realizzato in un’installazione a parete dalla superficie specchiante e riproposto integro nelle quattro tele disposte in una sequenza che sembra tendere all’infinito, oltre lo spazio fisico della galleria. L’artista riflette sulla mancanza di alfabeti che regolano la quotidianità, e tutto a questo punto viene ricondotto all’origine: lo zero, il principio e la fine di tutto, unico punto fermo di questo caos. Persi quindi i codici di accesso, le password, le combinazioni si rimane sospesi in un limbo asettico e privo di leggi regolatrici, incapaci di decifrare la realtà attraverso enumerazioni alle quali siamo soliti ricorrere. Gli automatismi del mondo industriale, fatto di oggetti in serie identici a se stessi, di non-numeri che scandiscono i ritmi automatizzati del lavoro, trovano nella ricerca artistica di Darren Almond un tramite per svelarsi.

Francesca D’Aria

8 ottobre – 18 dicembre 2015
Darren Almond, Spazio 22/Galleria Alfonso Artiaco
Viale Sabotino 22 Milano
info@spazio22.com www.spazio22.com

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Darren Almond, installation views, Galleria Alfonso Artiaco – SPAZIO 22, Milano, 2015. Photo-credit: Antonio Maniscalco

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Darren Almond, installation views, Galleria Alfonso Artiaco – SPAZIO 22, Milano, 2015. Photo-credit: Antonio Maniscalco   

                                                                                                            

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