Un nuovo spazio per la fotografia: Spazio Still a Milano

piergiorgo branzi, cinema las vegas-courtesy of Doppiozero

Parlare di fotografia, di collezionismo fotografico e di nuove proposte in un periodo in cui, molti grandi spazi espositivi chiudono o risentono di una sempre più pressante crisi, sembra quasi un’utopia che, a volte, per i sognatori non risulta essere poi così irrealizzabile. Abbiamo rivolte alcune domande a Denis Curti, direttore di Contrasto dal 2005 al 2014 e fondatore dello spazio Still a Milano.

Dopo una lunga esperienza passata immerso nel campo della fotografia, inaugurare uno spazio a essa dedicato è un passo quasi naturale… come è nata l’idea di Still?
Still nasce da un forte desiderio di autonomia personale. Dopo tanti anni di lavoro presso istituzioni pubbliche e private avevo davvero voglia di creare un’esperienza tagliata sulla mia misura. Ho sempre avuto in mente uno spazio aperto dove progettare eventi espositivi e libri, senza trascurare esperienze didattiche. Qui a Still è possibile fare tutto questo perché abbiamo messo insieme degli spazi di lavoro e spazi espositivi.

Quali sono le sue prime riflessioni su questo inizio attività?
Sono molto contento. Ero molto interessato al rapporto con il territorio e, senza tralasciare le relazioni nazionali e internazionali, mi fa piacere incontrare le persone del quartiere ticinese (dove stiamo). Mi piace vedere che i corsi sono frequentati da giovani e adulti senza pregiudizi. Lo stesso accade per i visitatori delle mostre. Adesso, mentre rispondo alle vostre domande, è in corso la mostra Damatrà di Virgilio Carnisio e Maurizio Galimberti. Due autori con due sguardi opposti. Il primo racconta la vecchia Milano, il secondo la Milano del futuro. Ecco, dicevo, i visitatori delle mostre sono davvero speciali. Si fermano dei minuti davanti alle fotografie. Fanno domande, paragoni. Questa strada non c’è più. Questo palazzo è nuovo. Tutto questo via vai di persone e commenti mi da immensa gioia. Penso di andare avanti con una programmazione interamente dedicata a Milano. Almeno fino a dopo EXPO.

Milano è una città molto ricettiva… com’è il rapporto tra questa metropoli e la fotografia?
Dopo la chiusura della Fondazione Forma a Milano si respira un’aria cupa. Il Museo di Fotografia di Cinisello Balsamo è a rischio chiusura. Paradossalmente, a Milano si parla di fotografia perché gli spazi chiudono. Ma tutto questo pessimismo ha anche generato un nuovo entusiasmo. Se chiudono i giganti, aprono i piccolini. Milano, da questo punto di vista è strepitosa e in ambito fotografico si registrano decine e decine di nuove iniziative. E’ come se la città avesse trasformato la delusione della chiusura di Forma e la crisi di Cinisello in nuova linfa vitale. In ogni caso, penso che tra Milano e la Fotografia ci sia un rapporto di amore immenso. Solo qui le mostre riescono a fare numeri interessanti. Solo qui ci sono librerie e scuole di specializzazione.

Pensa che il mercato italiano abbia imparato ad apprezzare quest’arte?
Per le edizioni di Contrasto e insieme a Sara Dolfi Agistini ho scritto un libro che si intitola Collezionare Fotografia e siamo arrivati alla seconda edizione. Non conosco chi ha comprato il libro. Immagino molti fotografi desiderosi di conoscere le regole del mercato del collezionismo fotografico. Ma immagino anche molti galleristi e collezionisti. Credo che il successo del libro possa essere un dato oggettivo per valutare l’apprezzamento dell’arte fotografica. Qui a Still vengono molti collezionisti e posso dire che le domande che ricevo sono cambiate. Oggi c’è più fiducia verso il mezzo fotografico. Certo mi chiedono sempre più spesso edizioni chiuse, tirature. Diffidano dell’open edition. Cercano i vintage degli anni ’50. Ma nel complesso c’è fiducia e curiosità verso i giovani.

Quale nome è irrinunciabile in una buona collezione?
Difficile rispondere. Ogni collezione nasce sulla base di un progetto e spesso le collezioni sono il frutto di una passione per un genere, per un tema, per un periodo. Io credo che l’esperienza dei fotografi di Magnum resti irrinunciabile: Elliott Erwitt, Henri Cartier Bresson, Bruce Davidson… Poi penso ai due giganti della fotografia americana: Lee Friedlander e Garry Winogrand.

Sono tanti i giovani che si avvicinano al mondo della fotografia… tra i nuovi nomi del panorama contemporaneo su chi scommetterebbe?
Nicolò De Giorgis e Lorenzo Cicconi Massi.

Per quanto scontata, la domanda è d’obbligo: digitale o analogico?
Un pregio e un difetto di entrambe… Per me non c’è differenza. Non faccio il fotografo. Continuo a vedere delle bellissime storie realizzate in digitale e continuo a vedere fotografi che, come se nulla fosse, proseguono a produrre fotografie in analogico. Davvero nessuna differenza.

Qualche anticipazione sul programma del nuovo anno per lo spazio Still?
Come dicevo voglio continuare un programma espositivo dedicato a Milano. La prossima mostra sarà di Carla Sedini sul tema del disagio abitativo nella città dell’EXPO.

Spazio Still
Via Balilla 36 – Milano
www.stillfotografia.it

piergiorgo branzi, cinema las vegas-courtesy of Doppiozero

Piergiorgo Branzi, cinema Las Vegas, Courtesy of Doppiozero

Spazio Still_foto by Filippo Pratesi

Spazio Still, foto by Filippo Patrese

_Il tuffatore_ Nino Migliori

Il tuffatore, Nino Migliori, Courtesy of Doppiozero

Spazio Still_foto by Filippo Pratesi3

Spazio Still, foto by Filippo Patrese

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Alessia Cervelli

Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza, intraprende fin da subito un percorso multidisciplinare che la porta a svolgere attività curatoriali indipendenti e di critica, affiancate a ricerca e catalogazione in ambito istituzionale. Da sempre legata al mondo della scrittura, porta avanti la propria passione sia in campo “giornalistico” sia letterario, rivolgendo, inoltre, una particolare attenzione alla pittura e alla fotografia. Attualmente vive e lavora a Roma.

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