Sponge ArteContemporanea: un esperimento relazionale

Alessandro Fonte, La nostra Alba, 2012

Sponge ArteContemporanea è luogo atipico, distante dai circuiti contemporanei e si offre come nuova proiezione e visione di ricerca artistica. A parlare di questa realtà Giovanni Gaggia (artista e presidente dell’associazione) e Milena Becci (curatrice e membro del direttivo).Quale è stata la spinta iniziale che ha reso possibile l’avviamento di un progetto di questo tipo?
G. Sponge ArteContemporanea è una associazione culturale, una realtà no-profit. Ciò che ci ha sempre contraddistinto è la ricerca, certi di dover andare, di dover proseguire anche se all’inizio, con poca chiarezza. Abbiamo deciso di aprire le porte della mia casa convinti della necessità e dell’importanza della parola e della condivisione informale tra artisti, curatori, collezionisti, galleristi e pubblico. Lavorando con questa filosofia è emersa l’importanza della relazione tra le persone e l’arte, tra l’opera e lo spazio.

Negli anni come siete riusciti a rendere Sponge un punto di riferimento nel sistema dell’arte, considerando la sua “condizione periferica?
G. La costruzione di “relazioni forti”, solide, che si sono saldate sempre più  nel tempo. Un modo di lavorare limpido e scevro da compromessi, il più onesto possibile e volto in modo deciso a Ri-Costruire (o forse meglio costruire) un modo di lavorare rivolto soltanto alla forza delle arti visive. Ci sono state persone, luoghi, progetti, confronti e cene che hanno davvero intriso le profondità di Sponge – mi si passi la metafora della spugna –; tracce che rappresentano ora la nostra carta d’identità. Pensando a quelle che considero le pietre miliari di Sponge non posso che citare l’apertura, ben otto stagioni fa con la performance di Max Bottino che ha sepolto un cuore vero nel mio giardino (e chi conosce il mio lavoro sa quanto per me è importante questo muscolo), canticchiando una canzone di Tenco: “lontano, lontano nel tempo, quante cose negli occhi di un altro…”. Altro capitolo fondamentale è il format Perfect Number, nove artisti, nove stanze con nove curatori, nove personali contemporaneamente, questo ha rappresentato forse uno dei massimi momenti di confronto della nostra realtà. Ma non vanno dimenticati il concerto di Roberto Paci Dalò, la relazione con Arthub Asia e con uno dei suoi direttori Davide Quadrio, che ora è vicepresidente onorario dell’associazione, la partecipazione a Survival Kit, a Riga come unica struttura italiana, il progetto di FoodArt  di Daniele Vimini, il docuvideo realizzato da Alessandra Galletta, Christams Tree d’Artista, il regalo che ogni anno fa un artista alla Casa, realizzando una personale sull’albero di Natale, rigorosamente sintetico. Ma Casa Sponge si fonda anche sulle persone, su coloro che volontariamente mettono a disposizione il loro tempo, le loro risorse e le loro idee per portare avanti un progetto comune, “collettivo” nel senso più ampio del termine, regalando una parte di sé all’utopia di un sistema dell’arte migliore e più giusto. Queste persone che negli anni, come Milena, si sono avvicinate a Sponge essendo prima ospiti come curatori, divenendo poi amici e rimanendo infine collaboratori, come anime portanti del nostro progetto in questo momento sono Giovanna Giannini Guazzugli,  Federica Mariani e Stefano Verri.

Cosa ha portato a Sponge la tua collaborazione con Regina José Galindo?
G. Intexere Tempus è una delle mie ultime personali nata da una performance e dall’incontro con Regina Josè Galindo. Una frase che ho condiviso da subito con Regina è «L’arte non può cambiare il mondo, ma le singole persone si» ed è diventata il mio motto, nella vita e nell’arte. Ho attraversato  mondi, ho attraversato storie di violenza per acquisire  forza, quella forza che mi ha portato ad avere coscienza dell’importanza del mio ruolo sociale. Questa stessa coscienza l’ho riversata in Sponge, la stagione che è appena iniziata si farà e si costruirà solo con persone che navigano tutte nella mia stessa direzione, che hanno un rapporto con il loro fare arte estremamente vero, come lo è per Regina.

Pierluca Cetera apre l’ottava stagione… cosa s’indagherà con Rifugio del Presente?
G. Di certo l’oggi non è dei migliori, il sistema delle arti visive non mi sembra sia in ripresa, Rifugio del presente può apparire presuntuoso, Casa Sponge è un luogo dove rifugiarsi è un luogo dove scappare dall’oggi, è uno spazio di meditazione, il cui focus principale è il pensiero: un bastione naturale con una prospettiva ariosa. In questi anni le parole di Giovanni Lindo Ferretti ci sono venute in aiuto, anche lui a Cerreto ha costruito il suo “rifugio del presente”. Quest’anno il primo ad aprire la porta del rifugio è stato Pierluca Cetera, il quale è intervenuto con il linguaggio pittorico. I suoi sono volti, sono uomini, sono angeli e demoni, dipinti su una superficie ruvida. Il primo è nella mia cucina, su di un piccolo tavolino, ed è il mio Io luciferino. Forse tra vent’anni rappresenterà colui che ha creato il rifugio o colui che nel contempo lo ha aperto ad altri. La mostra e le opere sono visibili in penombra quasi al buio e si completano soltanto grazie all’interazione con il fruitore, il quale accende fiammiferi lasciando cicatrici sulla “pelle” delle opere, rendendole visibili per il tempo della durata di un cerino.
M. A novembre il nostro “rifugio” si è spostato a Torino, all’Atelier Giorgi, con il progetto Zaino in Spalla, curato da me e Valentina Tebala, che prevede la mostra di Antonio Bardino e il workshop di Mandra Cerrone. A gennaio parteciperemo a Set Up Art Fair, a Bologna, con la rassegna performativa IN CORPO e il Premio Residenza Sponge ArteContemporanea, una residenza estiva per curatori in forma di campeggio per Perfect Number VII. Oltre gli spostamenti, tre nuove grandi mostre allestite a Casa Sponge (la doppia personale di Sasha Turchi e Leonardo Aquilino a cura di Stefano Verri, la mostra dedicata ai vincitori del Premio Ora 2014-2015, Ronaldo Aguiar, a cura di Giovanna Giannini Guazzugli, e Saba Masoumian, curata da me) e il tradizionale appuntamento natalizio con il Christmas Tree d’Artista (affidato a Alessandro Fonte, a cura di Giovanni Viceconte, e a Shawnette Poe, a cura di Flavia Fiocchi).

Come si riesce a portare avanti un progetto di questo tipo?
G. Un progetto si riesce a portare avanti soltanto grazie alla condivisione; si viene a Casa Sponge perché ci si crede e perché si vuol essere solo qui. Si cerca la casa e ci si rimane, vale per gli artisti come per il pubblico. La strategia di marketing più importante è il salvadanaio nero, a forma di maiale. Otto anni di attività si fanno portando avanti un lavoro limpido e onesto, le difficoltà maggiori sono la stanchezza fisica e l’assenza di economie, a volte anche le più piccole. Riesco a superare tutto guardando oltre e pensando sempre che, in fondo, Casa Sponge è la mia più grande performance.
M. Il nostro lavoro è una scelta, a me è capitato spesso di chiamarla missione. La condivisione e la collaborazione anche qui sono la chiave di tutto. Otto anni di attività non sono pochi e le difficoltà ci sono e non c’è alcun bisogno di nasconderle, ma l’entusiasmo e la costante ricerca sono forse le strategie di marketing migliori in un periodo storico non troppo facile.

Gianluca Panareo per Perfect Number VI foto Francesca Cenciarini

Gianluca Panareo per Perfect Number VI, foto Francesca Cenciarini

Antonio-Bardino,-Senza-Titolo,-2013

Antonio Bardino, Senza Titolo, 2013

Sacha-Turchi

Sacha Turchi, Spongia, struttura in ferro, tessuto 100% cotone, calcio, collagene, magnesio, ossido di zinco, amidi vegetali.

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