Stefano Cagol a Trento: l’importanza del contagio

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Leggendo su “La Lettura” qualche tempo fa l’articolo “Il contagio” di Emanuele Trevi, mi è capitato di ripercorrere agli excursus letterari sulle descrizioni della propagazione della peste, da Tucidide a Manzoni a Camus; di riflettere su quanto l’aggettivo “virale” sia effettivamente diventato tale ai tempi dei social network; di pensare a quanto possa essere efficace applicare i meccanismi che regolano il contagio a un’operazione artistica. Come in Bird Flu Vogelgrippe di Stefano Cagol.

Bird Flu Vogelgrippe prende le mosse da una volontà di denuncia (o meglio, di presa di coscienza) delle modalità utilizzate dai media tra il 2005 e il 2006 per comunicare e diffondere notizie relative all’influenza aviaria; il progetto si è concretizzato in una scritta-slogan che l’artista ha portato con sé lungo le tappe dell’omonimo progetto da lui condotto tra il 2006 e il 2007, stampata sul furgone bianco usato come mezzo di trasporto per i 900 km del viaggio Trento-Berlino, su miriadi di spille (e altrettante variazioni accostate alla parola-chiave FLU), e sugli oggetti-simbolo demandati a festeggiare il compimento del primo lustro di questo work-in-progress: frigoriferi tacciati di contenere pollame infetto.

L’opera rappresenta una sorta di “linea di confine” all’interno di una carriera ventennale, a cui la Galleria Civica di Trento (Mart) dedica una mostra antologica dal 25 marzo al 12 giugno 2016: Stefano Cagol. Works 1995 | 2015 presenta un’accurata selezione di alcuni tra i lavori più significativi dell’artista trentino, dagli esordi segnati dal magmatico progetto video Mònito – Monition – Mort Nucléaire (1995) fino al più recente lavoro The Body of Energy (of the mind) (2014-15), con cui l’artista ha vinto il primo premio della competizione artistica indetta dalla Fondazione RWE per l’energia, che ha coinvolto numerose istituzioni in tutta Europa attraverso azioni e performances documentate da fotografie, video e una pubblicazione presentata durante l’inaugurazione del Padiglione Tedesco alla Biennale di Venezia del 2015, fino alla selezione che l’ha portato nel Padiglione Italia di Expo 2015 come eccellente esempio di progetto in grado di connettere arte, società e ambiente. Le opere esposte nell’ambito della mostra, curata da Margherita De Pilati e Denis Isaia, evocano le tappe che hanno rappresentato nel percorso artistico di Cagol punti a un tempo di partenza e di arrivo, “stazioni”, sì, ma mai “fermate”.

Bird Flu è anche stato il primo dei lavori itineranti di Stefano Cagol; forse, proprio per il legame con l’idea di contagio, l’artista ha cominciato a fare arte durante il viaggio, operando una cesura apparente con le esperienze precedenti, e ponendo la sua persona e il suo agire al centro. La volontà di entrare in contatto, in relazione e in comunicazione con: istituzioni, giornalisti, curatori, musei, luoghi estremi, non l’avrebbe più abbandonato. In un certo senso, con Bird Flu Vogelgrippe Stefano Cagol ha “influenzato” se stesso, e tutti i suoi lavori successivi, oltre alla rete di persone chiamate a interagire con la sua opera. Si può trovare un filo che lega le attività dell’artista dal 2006 in poi: si tratta di un processo che si spande a macchia d’olio a partire da uno spunto iniziale, mai scontato, che mette a fuoco una problematica. Con un approccio da filosofo-sociologo contemporaneo, Cagol indaga e sviscera la questione, non solo attraverso una pratica artistica sul filo della provocazione, ma soprattutto attraverso le reazioni raccolte in risposta agli interrogativi in gioco; delle sue opere si parla, si legge sulle riviste d’arte, ma anche sui giornali, anzi, le notizie in merito raggiungono anche i telegiornali, il web, i social network.

Con le opere di Cagol s’interagisce, le si tocca, le si forma: come, ad esempio, in Scintillio e cenere, operazione condotta nel 2010 a Taranto invitando tutta la cittadinanza a porsi domande sull’Ilva, identificata come “simbolo scomodo” della città, e a partecipare alla raccolta di oggetti scintillanti “contro la fuliggine”. Quest’opera, ricostruita sotto forma d’installazione di video, una colonna di plexiglass che contiene gli oggetti raccolti, e la serie completa dei poster che avevano “contagiato” Taranto, si trova attualmente in mostra presso lo Studio d’Arte Raffaelli di Trento, che si intreccia all’esposizione alla Galleria Civica, con una personale dal titolo Partendo da Basilea, dal 21 aprile al 5 giugno 2016. Anche in questo caso il titolo è un richiamo alle origini, al primo video di Cagol presentato proprio da Raffaelli ad Art Basel nel 1996, inaugurando una collaborazione che continua e sancisce in quest’occasione una reciproca “influenza” tra due luoghi di cultura contemporanea della città d’origine dell’artista. Oltre a lavori che “completano” i cicli The Cow Lola, The Ice Monolith, TBOE, presenti anche alla Civica, sono state selezionate per la mostra alcune foto e lightbox dei primi anni di attività. La presenza a Trento di una doppia rassegna, che lega idealmente una sede museale a una galleria d’arte, continua a porre in atto il “contagio collettivo” di un fare artistico attivo e propositivo, in grado d’innescare riflessioni, reazioni, e contatti, che, come in un’altra delle celeberrime azioni itineranti di Cagol, è in grado di mettere “fine ai confini”.

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Stefano Cagol_Bird Flu Vogelgrippe_Galleria Civica Trento_ph. Mart-Jacopo Salvi

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Stefano Cagol_La fine del confine_Galleria Civica_Trento_ph. Mart-Jacopo Salvi

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Stefano Cagol_Lago_2000_lightbox_Studio d’Arte Raffaelli_Trento_ph. Stefano Cagol

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Stefano Cagol_The Cow Lola_Galleria Civica Trento_ph. Mart-Jacopo Salvi

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