STONER. Landing Pages

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L’idea vincente del progetto STONER. Landing Pages curato da Cinzia Compalati e Andrea Zanetti è stata di chiedere agli artisti d’interpretare un libro di grande successo come Stoner che è stato considerato il romanzo perfetto. Racconta la vita di un professore universitario che ha pochi amici, si sposa male, ha una figlia, a 43 anni s’innamora di una giovane insegnante ricambiato, è osteggiato da un collega, si ammala, muore. Ma ci sono tutti i momenti chiave di una vita, ognuno di noi si ritrova coinvolto in questo modo di raccontare che sa cogliere nei problemi quotidiani l’essenza stessa dell’essere. I 7 artisti interpretano i vari personaggi con tecniche diverse, fotografia, video, performance, installazione, musica cogliendone un aspetto essenziale.

Stoner è rappresentato da Stefano Lanzardo in 4 momenti chiave della sua esistenza, dal suo legame con la terra, ai corridoi dell’università, allo studio di casa, alla sua relazione con le donne del romanzo. Stoner sposa una ragazza che, per lui, proveniente da una famiglia contadina, rappresenta il livello sociale superiore, ma con la quale non ha alcun rapporto. È un personaggio che meriterebbe un altro romanzo che indagasse sulla sua psicologia contorta. Mentre lui è tutto preso dall’insegnamento che è la sua vita, lei si arrabatta a trovare un senso alla sua vita controllando il marito da esterna. Questo aspetto di spia onnipresente è quello che mette in risalto Eleonora Roaro col suo occhio indagatore. Mentre nella performance fatta a Milano alla Galleria Menhir e a Pescara da Alviani ArtSpace è l’aspetto ossessivo, compulsivo del suo agire, il gesto d’impossessamento malato e perverso che viene messo in risalto nel preparare il bouquet di rose come nel dipingere di rosa la scrivania di Stoner. Eleonora Roaro ha, come si dice, il phisique du role per essere performativa. Una donna che mette in scena fin da subito tutte le contraddizioni del femminile, una bellezza evidente ma sottaciuta, una intelligenza lampante ma sommessa, potrebbe essere buonissima ma anche perversa, dolcissima o anche terribile. E quindi un personaggio come Edith è il suo. Ha la sfuggevolezza della donna alla ricerca del suo sé, che è la ricerca stessa dell’artista, ed è quindi, anche, in fondo, il fascino di Edith, priva delle solide certezze di Stoner che a questo punto impersonifica l’establishment che, nei fatti, non si preoccupa di chi non ha una qualifica socialmente riconosciuta. Così Edith assurge a protagonista assoluta, emblema di una spasmodica ricerca senza speranza, rovinosa per se e per gli altri, vedi la figlia, una eroina che combatte in un mondo che l’ha relegata fin da subito a un ruolo secondario, ma che rimane a galla mentre Stoner affonda.

Abbiamo poi l’amante, Katherine. Roberta Montaruli ci racconta la loro storia d’amore attraverso un video di animazione in cui gli oggetti si sostituiscono alle persone. Giuliano Tomaino interpreta il padre di Stoner attraverso una installazione che afferma con la bara il momento della sua morte. Zino interpreta l’antagonista di Stoner, Lomax, un uomo fisicamente menomato, nel momento in cui fa la sua prima apparizione nel romanzo. Mauro Fiorese interpreta Gordon Finch, l’amico fraterno di Stoner, e quindi affronta il grande tema dell’amicizia. Infine Jacopo Simoncini con un pezzo inedito per viola – eseguito da Ignazio Alayza – racconta attraverso sussulti lo stridore dell’esistenza.

STONER. Landing Pages
Alviani ArtSpace / Pescara
11 novembre-11 dicembre 2016

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Eleonora Roaro, alias Edith, Still del video

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Mauro Fiorese, alias Gordon Finch, Temporary Goodbye, stampa ai pigmenti, 2015

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Zino, alias Lomax, stampa digitale su tessuto sintetico, 2016

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Emanuele Magri

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