Studio Azzurro. Immagini sensibili

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Video, performance teatrale e cinema si uniscono alle nuove tecnologie in una dimensione collettiva dove ascolto, interazione e partecipazione diventano linfa vitale. Una sperimentazione continua dove lo spettatore è coinvolto in prima persona, parte integrante di opere impermanenti e costantemente sorpreso dall’inatteso. Arte che nasce con la volontà di combattere il rischio di ripiegarsi su se stessa e l’eccesso d’individualismo, guardando con empatia alle criticità sociali.

Questa è la strada percorsa da Studio Azzurro, collettivo milanese fondato nel 1982 da Fabio Cirifino, Paolo Rosa, Leonardo Sangiorgi, con Stefano Roveda dal 1995: 35 anni di instancabile ricerca ora in mostra a Milano, a Palazzo Reale. Immagini sensibili, visibile fino al 4 settembre, è una retrospettiva dedicata alla storia di questa «bottega d’arte contemporanea», raccontata con le installazioni più significative realizzate a partire dagli anni ottanta, più l’inedito «Miracolo a Milano» ispirato al celebre film di Vittorio De Sica e omaggio alla città meneghina. Il percorso espositivo ripercorre le principali tappe della ricerca artistica del gruppo, tra i pionieri della videoarte in Italia, e si suddivide in quattro parti. Gli anni ’80 dove il focus è il rapporto tra il pubblico e lo spazio; gli anni ’90, dove l’attenzione è invece rivolta all’interazione, al pubblico in relazione con le opere. Gli anni 2000 in cui Studio Azzurro comincia a lavorare sul territorio, in particolare sul Mediterraneo. Infine, nella sala delle Cariatidi, l’affresco virtuale «Miracolo a Milano» s’inserisce nel ciclo Portatori di Storie, format di indagine antropologica e tecnologica, nato con l’idea di raccontare un territorio e le persone che lo abitano.

La prima video ambientazione Il nuotatore (va troppo spesso ad Heidelberg) è del 1984: lo spazio di un accadimento, la piscina, dove dodici videocamere seguono il percorso del nuotatore. Alle sue bracciate, sui 24 monitor si alternano cento piccoli micro-eventi imprevisti, come una donna nuda o una palla, sulle note della suite di Peter Gordon. Un’inedita continuità tra palcoscenico teatrale e realtà virtuale è invece quella creata ne La camera astratta, uno dei primi spettacoli realizzati in collaborazione con Giorgio Barberio Corsetti: «La camera astratta è uno spazio mentale, l’interno di un soggetto che, in un istante di sospensione, si lascia sommergere da sensazioni, ossessioni, ricordi e immagini. In questa camera senza tempo gli attori rappresentano il riflesso nella coscienza dei rapporti vissuti o immaginati che si esasperano e si deformano. Mentre gli attori agiscono sulla scena, i monitor creano continuamente uno spazio al di là, dove tutto si amplifica, dimensioni e personaggi si moltiplicano».

Gli anni ’90 sono quelli degli “ambienti sensibili”: una nuova relazione con lo spettatore che completa l’opera grazie all’interazione, come accade in Tavoli (perché queste mani mi toccano?) (1995) e La pozzanghera (2006). Con un leggero colpo sulla superficie di legno di uno dei «Tavoli», il fuoco divampa. Il calpestare la Pozzanghera, pensata come opera interattiva per i bambini, dà vita a immagini e suoni, in una performance collettiva mai uguale a se stessa. Negli anni 2000 il collettivo sposta il focus verso una riflessione sociale e politica. I racconti di territori geografici e soprattutto le storie e i vissuti di chi abita quei luoghi, tra le contraddizioni legate alle differenze etniche, religiose, culturali. Le storie dei primi migranti in Italia dall’Albania introducono il ciclo di «Portatori di storie». Un approccio «antropoetico (che unisce sguardo poetico e attenzione antropologica)» orientato a stravolgere la modalità relazionale superficiale, fugace e priva d’intimità che troppo spesso caratterizza il nostro vivere.

Così avviene anche nella nuova installazione «Miracolo a Milano»: nei quattro grandi specchi sensibili lo spettatore può vedere la propria immagine riflessa, quasi immediatamente sostituita da quella di un’altra con la quale condividere una breve confidenza. Una piccola storia di difficoltà, emarginazione, povertà. Poi spicca il volo verso il cielo virtuale, al centro della sala. Tecnologie sempre più avanzate usate sì per creare connessioni artistiche tra mondo reale e virtuale, ma con l’intento di aprire uno spiraglio a esperienze relazionali più profonde, più umane.

Studio Azzurro
Immagini sensibili
9 aprile – 4 settembre 2016
Palazzo Reale – Milano
www.studioazzurro.com

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Studio Azzurro, Il nuotatore (va troppo spesso ad Heidelberg), videoambiente, 1984. Venezia, Palazzo Fortuny

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Studio Azzurro, Camera Astratta, Opera video teatrale in collaborazione con G. Barberio Corsetti, 1987. Documenta 8, Kassel (Premio UBU 1988 per il teatro di ricerca)

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Studio Azzurro, Prologo a Diario Segreto Contraffatto, Opera video teatrale, 1985. Roma La Piramdie

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Studio Azzurro, Orchestra Celeste, Roma, Auditorium Parco della Musica, 2008

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