Xavier Veilhan. Studio Venezia

Copia di Diaporama_XV_CP1_LR[4]

Era il 1922 quando l’artista tedesco Kurt Schwitters, dopo esser stato rifiutato dal Club Dada di Berlino, fondò il movimento Merz, sostenendo il concetto di un’arte totale, libera da riferimenti estetici e politici, la cui opera di riferimento fu il Merzbau, l’architettura Merz, o “Cattedrale della miseria erotica”. Appropriandosi dei rifiuti della società urbana e industriale, la sua abitazione di Hannover si trasformò dunque in un ambiente visionario volto a superare i limiti tra discipline artistiche quali architettura, teatro e poesia, introducendo l’arte nell’ambito della vita quotidiana.

Come il Marzbau di Schwitters anche il padiglione francese della Biennale di Venezia, costruito nel 1912 dall’ingegnere veneziano Faust Finzi, diventerà per questa 57esima edizione, a opera dell’artista francese Xavier Veilhan, un’architettura decostruita e immersiva, un “ambiente totale” in cui architettura, arte e musica si incontreranno, rimettendo in questione il tradizionale dispositivo dell’esposizione. Si tratterà, infatti, di uno studio di registrazione partecipativo, in cui, invitati dall’artista e dai due curatori, Christian Marclay – l’artista che vinse il Leone d’Oro alla 54esima Biennale con la sua opera The Clock – e Lionel Bovier – direttore del Museo di arte moderna e contemporanea di Ginevra e fondatore della casa editrice JRP⎜Ringier – musicisti professionisti, sperimentali o amatori, veneziani o internazionali, saranno stimolati ad una produzione sperimentale e collettiva. Saranno dunque loro gli attori del padiglione, chiamati ad attivare questa scultura-architettura, che diventerà il loro supporto creativo durante i sette mesi dell’esposizione. L’artista rivendica il lavoro d’équipe come parte essenziale della sua produzione artistica: sarà questo infatti l’elemento caratterizzante del padiglione, che si inscriverà in uno scambio quotidiano tra musicisti, ingeneri del suono, programmatori e produttori, nonché tra generi musicali che spazieranno dalla classica all’elettronica, dalla composizione contemporanea alla musica di folklore.

Lo Studio Venezia sarà aperto al pubblico della Biennale, composto prevalentemente da amatori d’arte e non specificatamente di musica, che in questo quadro costruttivista potrà approfittare di un’esperienza tanto inaspettata quanto totalmente nuova: esso non sarà più mero consumatore di materia musicale, ma testimone in tempo reale del suo processo di creazione. Viva arte viva é il titolo scelto dalla curatrice Christine Macel, Curatore capo del Musée national d’art moderne, Centre Pompidou di Parigi – per questa Biennale 2017, che vorrebbe porsi come valorizzazione del ruolo sostanziale dell’artista all’interno del sistema sociale contemporaneo. Il risultato dell’opera “partecipativa” di Xavier Veilhan ha un esito estremamente significativo rispetto al concetto elaborato dalla Macel: questo modo di introdurre il pubblico all’interno di una realtà che gli è tradizionalmente nascosta, trasforma l’intimità del processo creativo dell’artista in spettacolo. Ma non é forse questo un riaffermare piuttosto l’entretainment come fine ultimo dell’opera d’arte a scapito del suo valore intellettuale?

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Xavier Veilhan, Studio Venezia, 2017

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Xavier Veilhan, Studio Venezia, 2017

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Xavier Veilhan

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Anna Battiston

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