Studio Zero85: tra voyeurismo, conflittualità creative, il mare e la montagna

Casa-studio S. Sarra, foto Sergio Camplone (1)

Già il nome la dice lunga: Studio Zero85, un trademark che sottolinea il forte senso di appartenenza al proprio territorio del collettivo di architetti composto da Mirko Giardino, Mario Michetti e Giovanna Pizzella. 085 è il prefisso telefonico dell’area metropolitana Chieti – Pescara.Un attaccamento all’Abruzzo che non ha impedito a questi tre giovani ragazzi di vedere nel giro di pochi mesi i propri nomi finire all’interno di prestigiose rassegne internazionali come la Biennale di Architettura di Venezia, l’Award-Winning International Brick Architecture di Vienna e il Fritz Höger Prize di Berlino. Come hanno fatto? Anche loro continuano a chiederselo, ma vedendo i loro progetti è evidente come il loro lavoro sia stato particolarmente apprezzato da coloro che ricercano qualità, innovazione, creatività e un pizzico di follia. Queste caratteristiche lo Studio Zero85 le possiede tutte e nei loro ultimi due progetti si evince come l’architettura riesca ancora a cogliere un dialogo sereno tra uomo e ambiente, tra esigenze dell’abitare e contesto territoriale.

Il primo riconoscimento internazionale lo hanno avuto con il progetto della Casa-studio per l’artista Sergio Sarra a Manoppello (in provincia di Pescara) selezionato tra 50 proposte provenienti da 26 nazioni differenti per l’Award-Winning di Vienna. Questo stesso progetto, dopo il traguardo austriaco, è stato inserito tra i 50 lavori in nomination per il Frizt Höger Prize, uno dei premi europei più importanti per le architetture in laterizio. Infine, nello stesso periodo, con il Trabocco sul porto canale di Pescara è arrivato l’invito a esporre nel Padiglione Italia della Biennale. Laureati all’Università “d’Annunzio”, dopo un periodo di residenza in Canada e varie esperienze in giro per l’Italia, il collettivo rientra nella città adriatica coltivando un sogno: lavorare sapendo di avere il mare e la montagna a pochi passi da casa e cercare di esprimere al meglio le proprie caleidoscopiche professionalità evitando, come regola assoluta, meccanismi clientelari e rapporti subdoli con la politica e il mercato edilizio. Atteggiamento che fa onore e che la crisi economica ha per certi versi premiato: mandando a casa gli improvvisati e dando credito a coloro che sanno fare bene il proprio mestiere.

Tre architetti, tre amici, tre soggetti l’uno diverso dall’altro: tra chi vive una “conflittualità” continua con l’arte e chi coltiva passioni viscerali nei confronti del visivo; tra chi è cresciuto negli anni d’oro del collezionismo artistico degli anni ’70 a Pescara e chi non può fare a meno di guardare i riferimenti estetici Etnoantropologici di un Abruzzo sempre pronto a regalare esempi, immagini, soluzioni edili primitive e suggerimenti fondamentali per la progettazione di un’idea. Ma Zero85 è anche altro; un contenitore fatto di esperienze e di riferimenti culturali che “pesano” come macigni: dall’Informale al Minimalismo esasperato post-industriale, al rigoroso Costruttivismo di Gropius, all’eleganza concettuale degli anni ’90. I progetti realizzati sono sempre condivisi e a volte, come nel caso di Sergio Sarra per la sua Casa-studio, lo stesso committente diventa co-progettista. Ad alimentare questo dialogo tra “maestranze” anche la condivisione degli spazi fisici e intellettuali con il fotografo Sergio Camplone, dirimpettaio di scrivania dei tre architetti.

Ispirati da quanto affermato dal critico d’arte Vittorio Sgarbi “l’aumento del benessere ha condotto al decadimento del gusto” il collettivo, attraverso il progetto della Casa-studio, dove sono posti in stretto dialogo le esigenze dell’abitare con la location in cui il progetto è concepito, vuole dimostrare come funzione, benessere, estetica e ambiente possono convivere in piena sintonia. La Casa-studio, infatti, guarda il territorio, o meglio, è il territorio a guardare questo edificio che conserva un rigore formale tipico delle case di terra che un tempo costellavano le colline pescaresi. Un spazio vivibilissimo dove trovano pratico incastro l’esigenze di una professione e la vita dell’artista con la propria famiglia. Un corpo unico, solido che diventa liquido e fluido per via di un’estensione longitudinale esasperata e fuori dal comune.

Maggiore austerità, invece, è stata adottata per il Trabocco sul porto canale. Questa austerità è data da una costruzione preesistente che pur perdendo quell’affascinante ruolo di macchina rudimentale per la pesca (non sempre le acque dell’Adriatico riescono a bagnare le travi di sostegno della sofisticata “palafitta”) resta un simbolo indelebile nell’immaginario collettivo abruzzese. Una progettualità asciutta, quella scelta dal collettivo Zero85 per ristrutturare questo edificio, che rende questa costruzione alla Salvador Dalì una telecamera che dal mare guarda indisturbata come un poetico voyeur le umide luci che illuminano la città di Pescara.

Ivan D’Alberto

Casa-studio S. Sarra, foto Sergio Camplone (1)

Casa-studio S. Sarra, foto Sergio Camplone 

Casa-studio S. Sarra, foto Sergio Camplone (2)

Casa-studio S. Sarra, foto Sergio Camplone 

Trabocco D'Intino, foto Sergio Camplone (1)

Trabocco D’Intino, foto Sergio Camplone 

Trabocco D'Intino, foto Sergio Camplone (4)

Trabocco D’Intino, foto Sergio Camplone 

Trabocco D'Intino, foto Sergio Camplone (2)

Trabocco D’Intino, foto Sergio Camplone 

The following two tabs change content below.
Juliet Art Magazine is a contemporary art magazine

Rispondi