sugar in the ashes. Official Capacity. Intervista con Marlena Kudlicka e Anna Tomczak

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In occasione della mostra di Marlena Kudlicka “sugar in the ashes. Official Capacity”, a cura di Anna Tomczak presentata a La BF15 di Lione fino al 28 luglio 2017, abbiamo incontrato artista e curatrice.

Quando avete iniziato a lavorare alla mostra “sugar in the ashes. Official Capacity” e come vi siete organizzate nel processo di lavoro e della vostra collaborazione in qualità di artista e curatore?
Anna: La mia riflessione sul lavoro di Marlena è iniziata molto prima di quest’esposizione. Quando ho visto la sua mostra Weight of 8 alla Galleria Zak | Branicka di Berlino (2014) sono rimasta stupita dal modo in cui Marlena percepisce lo spazio, come se ne appropria. Quel momento ha segnato il mio modo di pensare al rapporto tra la scultura e il suo contesto fisico. Più tardi ho visitato il suo studio e abbiamo approfondito questi argomenti. Quindi, nel giugno del 2016, quando sono stata invitata a curare una mostra per La BF 15, ero sicura che fosse il momento giusto per tornare da lei. Il nostro lavoro è iniziato pochi mesi dopo, quando è venuta a Lione e abbiamo trascorso un po’ di tempo alla scoperta della città e della sua storia. Siamo rimaste stupite dalla storia turbolenta di Canuts (comunità dei tessitori di Lione) e dai progetti di Tony Garnier. Siamo rimaste in costante scambio su come il progetto potesse evolvere a seconda di diversi fattori.
Marlena: Sì, ci siamo conosciute per la prima volta a Parigi dove Anna è venuta a trovarmi nel mio studio. Dopo un po’ ho ricevuto il suo invito a lavorare a una mostra personale a La BF15. Il primo passo è stato quello di venire a Lione e vedere lo spazio della galleria oltre a fare una ricerca sugli aspetti che potevano essere interessanti per la mia pratica. Dopo diversi viaggi l’anno scorso, l’ultimo è stato a Lione proprio prima di Natale. Anna aveva organizzato un programma molto stretto e intenso visitando i luoghi dei quali ha già parlato lei. Accumulando conoscenze visive e storiche, avevo iniziato a sviluppare un’idea molto radicale per la mostra, che entrambe volevamo eseguire, ma a causa di fattori esterni è risultato impossibile.

Qual è il ruolo dell’istituzione in questo scambio multiplo?
Anna: Il progetto finale abbraccia la dinamica di qualsiasi processo decisionale, dove ogni opinione e idea vengono rispettate ma non necessariamente realizzate. L’istituzione è stato un punto di riferimento sicuro per il nostro lavoro, un regolatore di ciò che era possibile e ciò che non era possibile, senza limitare il nostro pensiero indipendente.
Marlena: Considero tre punti: un’istituzione come piattaforma per sperimentare su un livello teorico e fisico, un’istituzione come struttura architettonica per contenere opere d’arte che possono riguardare lo spazio esistente e l’istituzione che funge da ufficio con la sua burocrazia. Dopo tutto, questi fattori inducono un processo decisionale. L’aspetto istituzionale, che possiede un certo protocollo, è diventato parte integrante della mostra, in parte influenzato dalle forme fisiche create in quest’occasione: una scultura, dei collage, composizioni murali e sculture in vetro.

Raccontaci dei materiali utilizzati per le sculture esposte a La BF15 e del loro significato in relazione al processo creativo?
Anna: Marlena utilizza materiali che per lei sono puri, primari e fragili come un’unica idea che è un’unità del processo sopra menzionato.
Marlena: Il vetro e l’acciaio sono materiali umili; il fatto di metterli uno nell’altro mi rende cosciente di questo particolare nel quale piena concentrazione e sottigliezza si incontrano. Dal punto di vista tecnico, entrambi i materiali non si amano, ma per me lavorare su tale bipolarità porta una sfida sperimentale. Tuttavia, a volte, contro qualsiasi logica, il vetro è il catalizzatore che tiene assieme l’intera struttura in acciaio. In una scultura, entrambi i componenti vengono trattati come contrappunti; inoltre, se li confronto con il linguaggio, entrambi sono disposti al dialogo. C’è anche un altro aspetto creato dal vetro e dall’acciaio combinati, è una nitidezza specifica del colore, un prisma, una luminosità, che mi ricorda il processo fotografico.
Anna: Il vetro e l’acciaio sono come l’eponimo zucchero nelle ceneri – due strutture così diverse che messe insieme creano una nuova qualità basata su una relazione bipolare.

Le forme e le figure sono considerate come idee in una comunicazione e le sculture come risultati della collisione di queste diverse idee. Secondo quale protocollo Marlena materializza o associa i concetti e le presenze nello spazio?
Anna: Non penso che possiamo parlare di un protocollo di lavoro nel caso di Marlena. Lei adotta un certo ritmo di riflessione. Il protocollo qui è piuttosto una forma appropriata, che permette di fare ordine in pensieri casuali. È una sorta di archivio, quasi un’evocazione della burocrazia… forse anche questo elemento richiama la questione dell’istituzione.
Marlena: Comincio sempre dall’aspetto linguistico, un titolo, che è anche un lavoro in se stesso. È un gioco di molte giustapposizioni; un diagramma o un linguaggio scultoreo in cui inizia la comunicazione. Per la mostra con Anna abbiamo attraversato la storia della città di Lione, lo spazio fisico della galleria, l’aspetto istituzionale sopra menzionato, un certo sistema, la fiducia non verbale. Potrei dire che anche il concetto di protocollo e di burocrazia hanno influenzato le nostre decisioni.

Lo spazio è concepito come una cornice o una griglia, che può essere decomposta, al fine del gesto artistico. In che misura il linguaggio matematico si unisce al processo?
Anna: A mio parere, per Marlena il processo di comunicazione è il primo argomento ed è stato il tema principale del nostro progetto. Questo è anche il modo in cui io intendo il suo modo di lavorare con la scultura – come forma di un’azione creativa del concepirsi del pensiero. Capisco la sua decisione di utilizzare i simboli matematici come linguaggio più universale possibile, che le permette di esprimersi in modo preciso e parlare al pubblico nonostante le differenze culturali o linguistiche. I numeri, i disegni tecnici, gli atti di misurazione, tutti tendono a esprimere un approccio quasi scientifico, che in realtà è un modo molto soggettivo di vedere il processo di comunicazione con tutti i suoi errori ed enormi potenzialità.
Marlena: Lo spazio fisico della galleria è un parametro metrico. Per andare oltre devo trovare una lingua per comunicare con il contesto dato. Invento un titolo che entra in dialogo con il contesto; la ritmica delle parole costruisce quasi una forma scultorea. Il titolo “sugar in the ashes. Official Capacity” si riferisce a: unità, capacità, luminosità, ombra e inizio di una forma. Ha un ritmo sonoro con la lettera “sz o sh” che diventa quasi come una pausa scorrevole nella struttura della frase. Ho riconfigurato queste componenti per infondere un livello parallelo nello spazio esistente.

Il lavoro di Marlena si basa sulla ridefinizione della scultura in relazione ai processi fisici e mentali della sua creazione. Quali sono i riferimenti storici o concettuali relativi a questa pratica?
Anna: Nel concetto curatoriale sono stata fortemente ispirata dagli scritti Minimalisti, in particolare dai testi di Robert Morris. Per quanto riguarda le sue idee, ho proposto di fare riferimento a opere d’arte molto classiche: la tomba di De Medici di Michelangelo (in particolare alle due sculture note come La notte e Il giorno) e Porte de l’enfer di Auguste Rodin. Entrambe queste sculture suscitano questioni cruciali per la mostra: il processo di emancipazione della scultura, o addirittura della forma, da un contesto architettonico o dal momento (come Morris ha definito il qui e ora della scultura) di percezione da parte dello spettatore. Non possiamo negare poi che il lavoro di Marlena si basa su una peculiare tradizione Russa (Costruttivismo) e dell’avanguardia polacca (grupa “a.r.”)
Marlena: Quando Anna mi ha presentato il concetto curatoriale di emancipare la scultura dal suo mezzo con riferimenti applicati a Morris, Michelangelo, Rodin, mi ha affascinato molto. In quel momento ho percepito questi riferimenti molto pertinenti al mio modo di vedere la sculture. Le mie sculture non mi sembrano strettamente tali, ma più come forme linguistiche. Ad esempio come è stato fatto nella serie di opere mostrate alla mostra “Quality Control and Standard Verification. Sculpture” curata da Dorotea Monkiewicz al Museo contemporaneo di Wroclaw nel 2016 e nello stesso anno nella mostra ‘Actual Size f=different’ a Revolver Galeria. Nella mia prossima mostra Elements of Peaceful Engagement” a cura di Niekolaas Johannes Lekkerkerk alla Zak Branicka di Berlino (settembre 2017), faccio riferimento alla storia di un luogo di lavoro come a un fenomeno architettonico e progettuale, in relazione alle strategie di costruzione, sistematiche e di controllo; inoltre rifletto anche sulla flessibilità del lavoro individuale e collettivo nella formazione di pensieri e nella costruzione del processo decisionale. Tuttavia, dalla storia della prospettiva nell’arte e dalla mia istruzione, tendo ad associare il mio lavoro al costruttivismo polacco avanguardista e russo. Questa scuola di pensiero comprende un complesso spettro di discipline diverse come l’arte, la grafica, l’architettura, l’ingegneria, l’industria tessile… la sua filosofia visionaria e le sue teorie sono diventate nelle prime fasi del mio lavoro un punto di partenza. Nel corso degli anni ho sviluppato un interesse per l’idea di comunicazione; protocolli, classificazioni, sistema di metodi, concetto di norma/standard (DIN), concetto di strategia; come influenzano un interscambio e un processo decisionale.

Quali sono invece gli artisti contemporanei con cui Marlena si relaziona o desidererebbe lavorare?
Anna: Se penso a come il lavoro di Marlena si relaziona con lo spazio e a come se ne appropria, allungandolo, misurandolo, mi viene in mente l’opera di Tatiana Trouvé. Ma questa è una connotazione molto formale. Penso che nel lavoro di Marlena possiamo vedere una riflessione molto diffusa sul progetto che modifica la dinamica, che in realtà è vicina a molti artisti contemporanei. Non è un’ispirazione o un riferimento all’opera di altri artisti, ma piuttosto una negoziazione con qualsiasi situazione variabile tra le persone coinvolte. Possiamo definirla un’opera d’arte, un progetto o qualsiasi cosa si voglia.
Marlena: In questo momento penso al lavoro di Trisha Donnelly e ai film di Sarah Morris. John Baldessari e Christopher Williams.

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Marlena Kudlicka, sugar in the ashes. Official Capacity, 2017 sculpture, 230 x 150 x 52 cm, powdercoated steel © Marlena Kudlicka Courtesy: Zak Branicka, photo: Amandine Quillon, exhibition view : La BF15, Lyon

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Marlena Kudlicka, sugar in the ashes. Official Capacity, 2017 sculpture, 230 x 150 x 52 cm, powdercoated steel © Marlena Kudlicka Courtesy: Zak Branicka, photo: Amandine Quillon, exhibition view : La BF15, Lyon

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Marlena Kudlicka, solo show “Actual Size f=different” at Revolver Galeria 2016, f=different version 8,5:A4, 2016, sculpture
730 x 235 x 163 cm, powdercoated steel glass © Marlena Kudlicka Courtesy: Revolver Galeria

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Marlena Kudlicka, sugar in the ashes. Official Capacity, oA oB oF, 2017 sculptural collages series of 3, 42 x 35 x 4cm cm each collage, 3 collages 42 x 130 x 4 cm, powdercoated steel, glass © Marlena Kudlicka Courtesy: Zak Branicka, photo: Amandine Quillon, exhibition view : La BF15, Lyon

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Marlena Kudlicka, solo show “Quality Control and Standard Verification.Sculpture” at Wroclaw Contemporary Museum 2016 photo: Arek Wolek Courtesy: The Artist, MWW Wroclaw, Zak Branicka

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Marlena Kudlicka, solo show “Quality Control and Standard Verification.Sculpture” at Wroclaw Contemporary Museum 2016 photo: Arek Wolek Courtesy: The Artist, MWW Wroclaw, Zak Branicka

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Marlena Kudlicka, solo show “Quality Control and Standard Verification.Sculpture” at Wroclaw Contemporary Museum 2016 photo: Arek Wolek Courtesy: The Artist, MWW Wroclaw, Zak Branicka

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Giulia Bortoluzzi

graduated in contemporary philosophy/aesthetics, has been working in collaboration with various contemporary art galleries, theaters, private foundations, art centers in Italy and France. Is a regular art contributor for L’Officiel, editor assistant for TAR magazine, founder and editor for recto/verso and editor in chief for julietartmagazine.com

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